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“Cambiando i governi niente cambia lassù”

febbraio 28, 2009

banca_del_mezzogiorno

In principio era il Verbo.

Subito dopo arrivò la Cassa del Mezzogiorno. E’ il 1950 quando il Governo di Alcide De Gasperi decide di istituire un ente per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d’Italia, allo scopo di colmare il divario con le regioni settentrionali. Di lì a poco la Penisola avrebbe conosciuto il boom economico, il miracolo italiano.

Al Sud, però, gli unici miracoli che si ricordino sono quelli di San Gennaro, a Napoli, mentre sono stati, sono e saranno tantissimi i “boom”. Firmato mafie.

Dopo la Cassa del Mezzogiorno, per tentare di risollevare il Meridione, in perenne stato di arretratezza, arriva un’altra idea: la 488.

Cos’è la legge 488?

La Legge 488/92 prevede la concessione di agevolazioni in favore delle imprese che intendono promuovere dei programmi di investimento in territori “particolarmente depressi”.

I territori del Meridione.

Non dico nulla, vi copio e incollo soltanto ciò che scriveva, appena pochi giorni fa, Antonello Caporale su la Repubblica. Lo condivido in pieno:

La legge 488, la figlia illegittima della Cassa del Mezzogiorno, provoca l’emigrazione al contrario: imprenditori del Nord che scendono al Sud, nel profondo Sud, ripuliscono le casse del Ministero per lo Sviluppo Economico, gabbano migliaia di ragazzi e si eclissano. Oppure solleticano la verve imprenditoriale della mafia locale, coperta dal silenzio della gente e da un manipolo di prestanome. Chi (pochi) finisce in cella, chi (tanti) fugge all’estero, chi (la maggioranza) aspetta che la giustizia si fermi al traguardo della prescrizione.

E infine:

La legge 488, la famigerata 488, ha generato la più grande catena truffaldina nella già devastata economia del sud.

Cerchiamo di non perdere il filo: abbiamo parlato della Cassa del Mezzogiorno e della legge 488.

Insomma, il Sud non cammina e quando cammina lo fa a marce basse. Lo Stato negli anni fa credere di volerle provare tutte per risollevare una porzione assai significativa, dal punto di vista storico e demografico, del proprio territorio.

Oggi, l’ennesimo tentativo che, probabilmente, farà la brutta fine degli altri due strumenti di cui ho appena finito di parlare: il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha scelto il congresso del Movimento per l’Autonomia per annunciare la notizia dell’istituzione della Banca del Mezzogiorno.

La Banca del Mezzogiorno avrà cinque milioni di euro di capitale: la sua istituzione è prevista dall’articolo 6-ter della Finanziaria 2009.

Vi segnalo il punto uno:

1.Al fine di assicurare la presenza nelle regioni meridionali d’Italia di un istituto bancario in grado di sostenere lo sviluppo economico e di favorirne la crescita, è costituita la società per azioni «Banca del Mezzogiorno».

Il punto tre:

3.Con il decreto di cui al comma 2 sono altresì disciplinati:
a) i criteri per la redazione dello statuto, nel quale è previsto che la Banca abbia necessariamente sede in una regione del Mezzogiorno d’Italia;
b) le modalità di composizione dell’azionariato della Banca, in maggioranza privato e aperto all’azionariato popolare diffuso, e il riconoscimento della funzione di soci fondatori allo Stato, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e altri enti e organismi pubblici, aventi sede nelle regioni meridionali, che conferiscono una quota di capitale sociale;
c) le modalità per provvedere, attraverso trasparenti offerte pubbliche, all’acquisizione di marchi e di denominazioni, entro i limiti delle necessità operative della Banca, di rami di azienda già appartenuti ai banchi meridionali e insulari;
d) le modalità di accesso della Banca ai fondi e ai finanziamenti internazionali, con particolare riferimento alle risorse prestate da organismi sopranazionali per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.

E il punto quattro:

4.È autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2008 per l’apporto al capitale della Banca da parte dello Stato, quale soggetto fondatore. Entro cinque anni dall’inizio dell’operatività della Banca tale importo è restituito allo Stato, il quale cede alla Banca stessa tutte le azioni a esso intestate a eccezione di una.

Tremonti, a margine dell’annuncio, ha detto una cosa giusta: “Il problema non è la quantità ma la capacità di spesa, non è quante risorse sono assegnate ma quante sono spese e spese bene. Non è un problema di stanziamenti, ma dell’effettivo utilizzo degli stanziamenti stessi. Il problema è anche nella necessità che la classe politica abbia responsabilità e capacità di governo”.

E’, come ho detto, un ennesimo tentativo. Uno specchietto per le allodole che, grazie all’incapacità e alla connivenza della politica, probabilmente diverrà ben presto un succulento bocconcino per la criminalità organizzata.

A proposito, il casalese Nicola Cosentino, sottosegretario dell’Economia, a proposito della Banca del Mezzogiorno, dice: “Sarà il principale volano dell’economia meridionale. Il suo atto di nascita aggiunge un pezzo importante al mosaico di sviluppo del Mezzogiorno. La Banca del Sud, di cui ieri è stato firmato il decreto attuativo, servirà a dare ossigeno ai programmi di sviluppo del Meridione”. 

A Casal di Principe, a Palermo e, perchè no, a Reggio Calabria qualcuno sta già brindando.

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La Befana è morta. E la Calabria?

gennaio 6, 2009

operazionecenereecarbone

Ho apprezzato molto l’iniziativa della Fiamma Tricolore, tenutasi a Reggio Calabria e a Villa San Giovanni.

Leggo all’interno del comunicato:

Disoccupazione, precariato, corruzione politica, usura, estorsioni, etc.: sono questi alcuni dei doni destinati alla Calabria e portati in spalla dalla Befana del 2009 che disperata ha cosi deciso di suicidarsi vittima anch’essa della classe politica regionale e nazionale.

Disoccupazione, precariato.

In Calabria di lavoro ce n’è davvero poco. E la fame, insieme alla poca cultura, portano al malaffare. In questo siamo esperti.

Corruzione politica.

Il Consiglio Regionale più inquisito della storia, consiglieri comunali chiacchierati, comitati d’affari, magistrati amici delle cosche, ex pubblici ministeri che si mettono in società con dei condannati, pm onesti che vengono mandati via, in punizione. Che bellezza!

Usura

Un imprenditore, Nino De Masi, costretto a scrivere al Capo dello Stato, affinchè questi possa vigilare sull’imparzialità e la correttezza del processo di appello, che il prossimo 9 gennaio vede alla sbarra i vertici di alcuni dei maggiori istituti di credito italiani con l’accusa di usura. Ma i processi non dovrebbero essere, a priori, giusti, imparziali e corretti?

Estorsioni

Decine di macchine bruciate ogni notte, le saracinesce di diversi esercizi commerciali fatte saltare in aria, imprenditori, come Cosimo Virgiglio, 42enne di San Ferdinando, amministratore della Cargoservice s.r.l., costretto a chiudere la propria attività, lasciando disoccupati i suoi sette dipendenti, con la speranza di poter ricominciare a lavorare al Nord. All’indomani della chiusura della mia società dirò ai miei figli: “Papà è costretto ad andare a lavorare al nord perché qui in Calabria non c’e’ rispetto e tutela”, scrive in un comunicato. L’arresto di Giuseppe Filice, che estorceva soldi per conto della famiglia Barreca, giunto dopo la denuncia di una vittima, lascia un briciolo di speranza.

La stessa speranza che danno, giorno dopo giorno, le forze dell’ordine, mai così attive in Calabria, a Reggio in particolare, come in questi giorni.

La speranza che la Calabria, dove, in media, si consuma un omicidio o una minaccia al giorno, possa un giorno liberarsi.

La speranza, l’unica cosa che ci resta.

Ora che anche la Befana se n’è andata.