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Campioni si nasce

luglio 29, 2009

campioneindustries

Il Corriere della Sera e La Repubblica hanno dato grande risonanza alla notizia: addirittura maggiore di quella riservata alle donnine di Silvio Berlusconi e alla deposizione, presso la Procura della Repubblica di Bari, di Patrizia D’Addario.

La notizia:

Il gip del Tribunale di Agrigento Alberto Davico, su richiesta della Procura della Repubblica di Agrigento, ha disposto il sequestro preventivo dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. L’ospedale, sempre su richiesta del gip, dovrà essere sgomberato entro 30 giorni “a tutela dell’incolumità del personale sanitario ed amministrativo e dei degenti”.

Ma che problema ha l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento?

Ha il problema che, secondo i giudici, è costruito con materiali altamente scadenti: secondo la Procura nei pilastri ci sarebbe più sabbia che cemento. Nella motivazione di sequestro si legge in particolare che esisterebbero:

“Gravi carenze strutturali tali da esporre la struttura a gravissimo rischio sismico”.

Ho letto la notizia da più parti, l’ho ascoltata in tv, cercavo di capire chi avesse costruito questo nosocomio, inaugurato appena cinque anni fa.

Ma nessuno lo ha detto.

Eppure bastava cercare un po’. Ma, d’altronde, se il giornalismo e la religione cristiana sono in crisi ciò è dovuto, forse, anche all’assenza di “uomini di buona volontà”.

Comunque sia, lo dico io chi ha costruito l’ospedale di Agrigento.

Segnatevi questo sito: campioneindustries.com

La Campione Industries S.p.A. è, copio e incollo dal sito della ditta, un’azienda costituita nel 1986 con la ragione sociale di “EDILMECCANICA G.CAMPIONE S.r.l.” e trasformata nel 2007 in società per azioni. Ha sede ad Agrigento e un capitale di € 1.000.000,00.

Bene, ricordate il sito?

Basta farci un giro e, tra le principali opere eseguite, con tanto di foto come vanto, potrete vedere voi stessi che la Campione Industries ha realizzato proprio l’ospedale di Agrigento, che figura per primo nel lungo elenco che l’azienda può vantare.

Vi allego una foto, a scanso di equivoci.

E meno male che ci sono io… 😀

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Walter Ego

febbraio 17, 2009

veltroni

Walter Veltroni si è dimesso da segretario del Partito Democratico. Stop.

Il Partito Democratico non esiste. Stop.

In Calabria men che meno. Stop.

Se l’Italia è nelle mani di Berlusconi la colpa non è di certo mia. Stop.

Tutte queste cose le avevo già dette. Stop.

In sostegno dei giudici onesti

gennaio 28, 2009

magistrati

Parlerò dell’Associazione Nazionale Magistrati, più nota come ANM.

Non ha mosso un dito quando Luigi De Magistris è stato ripetutamente delegittimato, a causa delle proprie inchieste in Calabria su comitati d’affari che avrebbero rubato decine di milioni di euro.

Non ha mosso un dito nemmeno quando lo stesso Luigi De Magistris (reo, a mio avviso, soprattutto di essersi affidato, nelle proprie battaglie mediatiche a Grillo & C.) è stato trasferito da Catanzaro, dove operava, venendo spedito a Napoli, senza avere più la possibilità di svolgere funzioni da pubblico ministero.

Non ha mosso un dito quando Clementina Forleo, ai tempi Giudice per le indagini preliminari di Milano ha avuto la sfortuna di imbattersi in inchieste che, per una volta, non coinvolgevano pidiellini assortiti, ma i sinistri Fassino, D’Alema e Latorre.

Non ha mosso un dito quando la stessa Clementina Forleo è stata punita, venendo spedita a Cremona, in punizione.

Poi, in epoca più recente, una Procura, quella di Salerno, si è messa a indagare, legittimamente, su un’altra Procura, quella di Catanzaro, che avrebbe messo in atto un vero e proprio complotto contro Luigi De Magistris. In quel caso, il Consiglio Superiore della Magistratura non ha trovato niente di meglio che azzerare entrambe le Procure, così, per non saper nè leggere, nè scrivere.

L’Anm non ha fatto niente neanche in questo caso. Uno dei magistrati trasferiti, Gabriella Nuzzi, ha recentemente lasciato abbandonato l’associazione.

E non è la prima.

E allora, forse, aveva ragione Giovanni Falcone quando scriveva:

Se i valori dell’autonomia e dell’indipendenza sono in crisi, ciò dipende, a mio avviso, in misura non marginale anche dalla crisi che, ormai da tempo, investe l’Associazione dei giudici, rendendola sempre più un organismo diretto alla tutela degli interessi corporativi e sempre meno il luogo di difesa e di affermazione dei valori della giurisdizione nell’ordinamento democratico… le correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati – anche se, per fortuna, non tutte in egual misura – si sono trasformate in macchine elettorali per il Consiglio Superiore della Magistratura e quella occupazione delle istituzioni da parte dei partiti politici, che è alla base della questione morale, si è puntualmente presentata in seno all’organo di governo della Magistratura; con note di pesantezza sconosciute anche in sede politica. La caccia esasperata e ricorrente al voto del singolo magistrato e la difesa corporativa della categoria sono divenute, in alcune correnti più delle altre, le attività più significative della vita associativa e, al di là di mere declamazioni di principio, nei fatti il dibattito ideologico è scaduto a livelli intollerabili.

Era il 5 novembre del 1988. A distanza di quasi 21 anni, oggi, a piazza Farnese, a Roma, è giusto scendere in piazza per dare solidarietà e sostegno ai giudici onesti come Luigi Apicella che, da procuratore capo di Salerno, ha ritenuto opportuno indagare sulle presunte irregolarità della Procura di Catanzaro. Un magistrato cui è stato tolto l’incarico e a cui, fatto unico nella storia della Repubblica, è stato sospeso lo stipendio!

Anche in questo caso l’Anm non ha mosso un dito.

Io non potrò essere in piazza e mi dispiace, ma, permettetemi di ripeterlo: è giusto scendere in piazza a favore dei giudici onesti.

Ce ne sono ancora, grazie a Dio.

Le sue prigioni

gennaio 24, 2009

alfano

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri.

Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha dato il via libera al “piano carceri”. Esso dovrà essere presentato entro 60 giorni, gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “milleproroghe”.

E’ una buona proposta.

Confermo: se non fosse per il Lodo Alfano, che definisco con certezza una vergogna, ma che, con altrettanta certezza, definisco un “male minore” nello sgangherato e corrotto mondo giudiziario italiano, l’attuale Guardasigilli, per il lavoro fin qui svolto, sarebbe da me promosso a pieni voti.

Mi riservo, comunque, il diritto di modificare decisamente il mio giudizio qualora Alfano dovessere rendersi correo della riforma-vergogna sulle intercettazioni telefoniche o di qualsiasi altra porcata “made in Silvio”.

Ritornando alle carceri: i posti disponibili dovrebbero passare dagli attuali 43mila agli oltre 60mila.

E’, sulla carta, una buona idea, che segna uno stacco piuttosto marcato rispetto alle scelte buoniste del passato, sulle quali forzisti e comunisti (buon’anime) hanno, per la prima volta, trovato un punto d’unione.

Accanto alle buone idee, però, Alfano continua a ignorare i problemi reali: in Calabria, per esempio, vi sono strutture già completate e mai utilizzate che, qualora fossero aperte alle attività, permetterebbero di tagliare (e anche di parecchio) costi e tempi. Vi riporto una notizia:

Nella sola provincia di Vibo Valentia, una tra le piu’ giovani e le piu’ piccole, meno di 200.000 abitanti, vi sono tre strutture carcerarie nuove di zecca, mai utilizzate, senza contare quelle dismesse. Costruite ad iniziare dagli anni ’80: una nel comune di Soriano, l’altra in quello di Arena e un’altra ancora a Mileto, a suon di miliardi non sono entrate appunto mai in funzione a causa della soppressione delle preture. A denunciarlo e’ l’associazione antimafia “Libera”, tramite il suo presidente provinciale, il sacerdote Giuseppe Fiorillo. “Adesso che il problema della popolazione carceraria e’ nuovamente scoppiato in tutta la sua drammaticita’ – si legge in una nota – a causa del sovraffollamento ed il ministro Alfano non sa come affrontarlo, i sindaci di quei comuni interessati che si sono visti appioppare sulle spalle quegli inutili fardelli, si chiedono perche’ quelle strutture debbono marcire quando invece potrebbero essere utilizzati per snellire l’affollamento del sistema penitenziario”.

Senza poi dimenticare il carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Ma, per ora, Alfano si è fermato alle chiacchiere.

Ne riparliamo tra 60 giorni quando (si spera) le stesse chiacchiere si saranno trasformati in atti concreti.

L’Italia che Berlusconi vorrebbe

gennaio 22, 2009

silvio_berlusconi

Potrebbe presto coronare uno sei suoi sogni. Silvio Berlusconi preme forte l’acceleratore per arrivare alla limitazione delle intercettazioni telefoniche.

Ecco il Silvio-pensiero, in attesa che se lo rimangi, ovviamente:

“Intercettazioni per tutti quei reati che prevedono pene superiori ai dieci anni di reclusione. Per gli altri non è necessario”.

Con un discorso del genere Berlusconi dimostra di subordinare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in base alla gravità del reato (sancita dalla pena detentiva).

Ora, partendo dal presupposto che, a mio parere, non debba essere modificata di un millimetro l’attuale situazione, se proprio una limitazione ci deve essere, questa non dovrebbe essere dettata dalla gravità dei reati, ma dalla possibilità che essi siano “scoperti” ugualmente anche senza l’utilizzo delle intercettazioni.

Dai reati di mafia (che, comunque, non sarebbero interessati dalle limitazioni), a quelli di natura economica, non esiste oggi reato che possa fare a meno del contributo delle intercettazioni.

Ecco un breve elenco di reati per i quali non potrebbero più essere utilizzate le intercettazioni, qualora passasse (e credo che il rischio sia elevato, purtroppo) il Silvio-pensiero.

<Art. 416 Associazione per delinquere (codice penale). Pena detentiva: da tre a sette anni.

<Art. 610 Violenza privata (codice penale). Pena massima: quattro anni.

Art. 624 Furto (codice penale). Pena detentiva: fino a tre anni.

Art. 628 Rapina (codice penale). Pena detentiva: da tre a dieci anni (salvo aggravanti).

Art. 629 Estorsione (codice penale). Pena detentiva: da cinque a dieci anni (salvo aggravanti quali minaccia armata o appartenenza ad associazioni mafiose).

Art. 634 Turbativa violenta del possesso di cose immobili (codice penale). Pena massima: due anni.

Art. 640 Truffa (codice penale). Pena massima: cinque anni.

Art. 640 bis Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (codice penale). Pena massima: sei anni.

Art. 640 ter Frode informatica (codice penale). Pena massima: cinque anni.

Art. 644 Usura (codice penale). Pena detentiva: da due a dieci anni (salvo aggravanti).

Art. 646 Appropriazione indebita (codice penale). Pena massima: tre anni.

Art. 648 Ricettazione (codice penale). Pena detentiva: da due a otto anni.

Art. 621 Rivelazione del contenuto di documenti segreti (codice penale). Pena massima: tre anni.

Art. 306 Banda armata: formazione e partecipazione (codice penale). Pena detentiva: da tre a nove anni (solo partecipazione).

Potrei continuare ancora per tanto tempo, ma credo che l’elenco sia già piuttosto inquietante. Ho citato solo i reati per i quali potrebbe essere davvero utile avere a disposizione lo strumento delle intercettazioni.

Ecco l’Italia che Silvio Berlusconi vorrebbe.

Silvio Berlusconi, evidentemente, ritiene che questi (e altri) reati non siano degni dell’utilizzo delle intercettazioni.

Robetta, per carità: usura, estorsione, associazione a delinquere, truffa, ricettazione, financo banda armata.

Non v’è dubbio che tali reati possano essere scoperti anche senza il mezzo elettronico, ma io ragiono per esperienza.

E per esperienza non ricordo nessun magistrato, nessun investigatore che non abbia mai sottolineato l’importanza delle intercettazioni telefoniche e/o ambientali per l’attività d’indagine.

Sono tutti spioni?

Dove Napolitano sarebbe dovuto andare

gennaio 16, 2009

napolitano

Si è conclusa la visita in Calabria del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Due giorni: prima a Lamezia Terme (lì l’aeroporto funziona), poi, oggi, a Reggio Calabria, per l’inaugurazione dell’anno accademico.

Discorsi, visite guidate, passerelle (ieri ho riconosciuto, in tv, Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, Doris Lo Moro, deputato del Pd, e Marco Minniti, viceministro ombra, del Governo ombra, dello schieramento politico ombra).

Oggi Napolitano ha incontrato Loiero in Prefettura a Reggio Calabria, poi ha partecipato al convegno “Mezzogiorno euromediterraneo – Idee per lo sviluppo“. Ha inaugurato l’anno accademico dell’Ateneo reggino. C’era il Magnifico Rettore Massimo Giovannini, c’era l’ex Magnifico ed ex ministro, Alessandro Bianchi.

Rivolgendosi ai giovani ha anche detto cose che condivido in pieno:

“‘E’ essenziale un rinnovamento generazionale nella politica e nell’amministrazione e questo non si decide per decreto. Si decide solo attraverso un vostro sforzo, un vostro impegno e una apertura che bisogna a tutti i costi provocare in un sistema che e’ ancora molto chiuso”.

Il Capo dello Stato, però, avrebbe dovuto effettuare un tour più “formativo”, in modo tale da capire le reali condizioni in cui versa la Calabria.

Avrebbe dovuto visitare Crotone, per esempio, dove gli abitanti hanno scoperto di vivere immersi nelle scorie tossiche. Da lì si sarebbe potuto spostare a Papanice, un posto simile a Beirut, dove, di tanto in tanto, ci si prende a colpi di kalashnikov.

Vicino Lamezia Terme, poi, c’è Catanzaro e, in quel palazzo dove campeggia la scritta “Iustitia”, Napolitano avrebbe potuto raccogliere i cocci di una magistratura in pezzi.

Prima di arrivare a Reggio Calabria avrebbe potuto fare un salto nella Locride: a San Luca, Africo, Platì.

Ci sarebbe anche la Piana di Gioia Tauro da visitare: Rosarno, dove gli immigrati vengono sfruttati come bestie, Taurianova, dove sparano al cavallo del sindaco, che pochi giorni dopo, casualmente, viene sfiduciato dal Consiglio comunale. La stessa Gioia Tauro, dove “la ‘ndrangheta non esiste e i Piromalli sono brava gente, educata”.

Arrivato a Reggio avrebbe potuto constatare le condizioni del rione Archi, a pochi passi dalla Facoltà di Giurisprudenza, una tipica zona da “città turistica”.

Il Governatore Loiero ha dichiarato: “Il presidente Napolitano conosce la Calabria meglio di quanto pensassi”.

Può darsi. Ma avrebbe potuto aumentare ancor di più la propria conoscenza.

La Calabria è una terra povera e questo, forse, il presidente Napolitano l’avrebbe potuto verificare meglio se non fosse stato, per gran parte del tempo, in aule convegni, al Teatro “Francesco Cilea”, nei lussuosi locali della Prefettura di Reggio Calabria e nell’aula magna della Facoltà di Architettura, addobbata a festa per l’occasione.

Alla prossima.

Pietro il silenzioso

dicembre 28, 2008

L’oroscopo di Paolo Fox non prevede un gran 2009 per Pietro Criaco.

E nemmeno un buon 2010, 2011, 2012, ecc.ecc.

La mia cronaca “seria” la potete leggere qui. 

Ma il blog serve anche a fare un po’ gli scemi: vi basti sapere, allora, che anche in questo caso TeleCordova c’era. Come avvenuto in occasione dell’arresto di Giuseppe De Stefano vi propongo un breve video.

Niente di paragonabile all’ormai celeberrimo “Ciao belli” di Giuseppe De Stefano. Pietro Criaco, occhialini alla Harry Potter, esce dalla Questura di Reggio Calabria in silenzio, capo chino. Almeno in questo manifesta un minimo di decenza.

Dicevo, il video non è particolarmente esilarante, ma ormai l’ho girato… E a TeleCordova “nun se butta niente”.

Pietro Criaco è stato arrestato dalla Polizia di Stato, come Giuseppe De Stefano.

Si trovava in casa, come Giuseppe De Stefano.

Abitava all’ultimo piano, come Giuseppe De Stefano.

Aveva in sua compagnia la famiglia, come Giuseppe De Stefano.

E’ stato coperto da una rete di favoreggiatori, come Giuseppe De Stefano.

A tal proposito, per la famiglia Mollica, che ha permesso la latitanza del Criaco, auspico pene esemplari.

Come dite?

Troppo severo con i Mollica?

Forse sì. In fondo sono dei pezzi di pane…

 

 

Sono il solito imbecille.

Cuor di leone

dicembre 17, 2008

PALERMO - SUICIDA IN CARCERE GAETANO LO PRESTI ARRESTATO NEL BLI

Non è un insulto dire che un uomo morto è morto.

Gaetano Lo Presti è morto.

Non è un insulto dire la verità. Soprattutto se si tratta di verità giudiziaria: si evita anche la querela.

Gaetano Lo Presti era stato arrestato ieri nell’ambito di una vasta (99 fermi) operazione dei carabinieri di Palermo contro Cosa Nostra, contro coloro i quali stavano ricostruendo la Commissione interprovinciale della mafia per conto del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Gaetano Lo Presti era indicato come il capomafia di Porta Nuova, un mandamento piuttosto importante: significa comandare un buon terzo di Palermo, significa avere un potentato che assorbe Palermo centro, fette dell’Uditore e dell’Acquasanta.

Non è un insulto dire la verità. La verità storica.

E allora è bene ricordare che nomi “illustri” si sono succeduti, in passato, alla guida di Porta Nuova: boss del calibro di don Pippo Calò, Filippo Cancemi, Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, fino a Salvatore Ingarao, assassinato nel 2007.

Ma torniamo alla verità giudiziaria.

Gaetano Lo Presti era già stato condannato, in passato, a una ventina d’anni per reati di mafia.

Gaetano Lo Presti, reggente di Porta Nuova, che già aveva trascorso una lunga villeggiatura in carcere, insomma, era un boss mafioso tra i più potenti, temuti e rispettati.

Nemmeno una notte.

Tanto ha resistito il potente, temuto e rispettato Gaetano Lo Presti. Questa mattina il suo cadavere, appeso per il collo a una fune, è stato ritrovato, privo di vita, in una cella del carcere Pagliarelli di Palermo.

Della protervia, della prepotenza, dell’arroganza, della forza di un tempo è rimasto solo un corpo esanime, che ciondola appeso per il collo.

Il corpo di un individuo, “potente, temuto e rispettato” che non ha avuto il coraggio di affrontare il proprio destino.

La magnifica famiglia Tomasello

dicembre 13, 2008

dario_tomasello1franco_tomasello

Proprio ieri ho ridotto ulteriormente la distanza tra me e la laurea in Lettere Moderne.

Un’attesa di tante ore, prima di sostenere l’esame. Tanti colleghi, tante facce, tante voci, mi sfilano accanto.

Vedo un uomo di media statura, sulla trentina, calvo, indossa un pullover scuro. E’ un professore.

Entra in una stanza.

Non ci faccio caso: i miei viaggi universitari sono piuttosto rari, quindi conosco poca gente, quasi nessun docente.

“Sai chi è quello?”, mi chiede una mia collega.

“Veramente no…”, rispondo spaesato. “Dovrei?”

“Sì che dovresti! Quello è Dario, il figlio del Rettore!”, mi confida.

Mi avvicino alla porta della stanza in cui ho visto entrare l’uomo.

Due targhe: prof. Giuseppe Amoroso.

Con lui ho sostenuto l’esame di Letteratura italiana. Tipo bislacco, un’enciclopedia letteraria vivente.

Pochi centimetri più in basso un’altra targa: prof. Dario Tomasello.

Dario Tomasello, l’uomo calvo, di media statura e col pullover scuro è Ordinario della cattedra di Letteratura italiana contemporanea del corso di Storia e Storia del cinema del DAMS presso l’Università degli Studi di Messina ed è il figlio del Rettore, Franco Tomasello.

“Un tipo alla mano”, mi dicono.

Effettivamente è così: lo vedo sorridente, disponibile con gli studenti.

Disponibile anche con le studentesse.

Sorride. Forse non sa di mamma e papà.

Si perchè il Rettore Franco Tomasello, papà di Dario, è stato sospeso per due mesi dal gip del Tribunale di Messina, Mariangela Nastasi. La sospensione è di due mesi su richiesta del sostituto procuratore Angelo Cavallo. L’ipotesi di reato è di concorso in abuso d’ufficio.

Melitta Grasso, moglie del Magnifico Tomasello, mamma di Dario, è infatti stata intercettata dalla squadra mobile di Messina, nell’ambito delle indagini dell’operazione «Oro Grigio», sulla speculazione edilizia al Torrente Trapani.

“Bisogna fare tutto il possibile perché Umberto vinca il concorso perché merita di tornare a far parte della nostra famiglia”, una delle frasi catturate dalla Polizia.

Ma chi è Umberto?

Umberto è Umberto Bonanno, ex presidente del consiglio comunale di Messina in quota Forza Italia.

Umberto Bonanno è stato arrestato e poi scarcerato proprio nell’ambito dell’inchiesta “Oro grigio”.

Al centro di questo caso un concorso, per dirigente medico dell’unità operativa complessa di medicina del lavoro del Policlinico, espletato nel dicembre 2006. Al concorso partecipa anche Bonanno, che non vincerà.

Ma, secondo l’accusa, la vincitrice avrebbe lasciato quel posto: Bonanno sarebbe appoggiato in maniera decisa dal Magnifico Tomasello.

Che disgrazia questi concorsi!

Sì perchè la recente sospensione del Magnifico Tomasello fa il paio con quella, subita dallo stesso Tomasello, nell’estate del 2007, quando fu indagato di tentata concussione per un concorso truccato a Veterinaria per favorire il figlio dell’ex preside Macrì. Tomasello è stato rinviato a giudizio e, in marzo, dovrà rispondere, oltre che di tentata concussione anche di abuso d’ufficio.

In questo caso, invece, l’ipotesi di reato è di concorso in abuso d’ufficio.

Vi segnalo che alla mia casella di posta elettronica non è pervenuta, a riguardo, alcuna e-mail di “InFormazione”, l’agenzia di stampa curata dagli studenti del corso di laurea in Giornalismo, solitamente molto attiva nel segnalarmi ogni spostamento del Magnifico Rettore Franco Tomasello.

Delle due l’una: o c’è stato un problema tecnico (e mi piace credere a quest’ipotesi) o i colleghi universitari, ancor prima di stringere tra le mani un tesserino, hanno imparato la sottile arte dell’omissione.

Intanto, voci isolate nel deserto, il partito dei comunisti italiani, la Cgil e il professor Antonio Saitta, ordinario di diritto Costituzionale all’università di Messina, hanno chiesto le dimissioni del Rettore.

Mi associo.

Tieni duro, Ricky!

novembre 20, 2008

villari

Sarebbe bello se il pressocchè sconosciuto (fino a qualche settimana fa) senatore Riccardo Villari la mettesse in quel posto, contemporaneamente, a Popolo della Libertà e Partito democratico.

Sarebbe un colpo alla Rocco Siffredi o John Holmes.

Eletto alla presidenza della Commissione di vigilanza Rai con i voti del Pdl che non voleva lasciare campo libero al professionista dell’antimafia Leoluca Orlando, adesso il parlamentare napoletano vuole rimanere ben ancorato alla poltroncina.

E’ uno sport piuttosto comune.

Eppure il suo valoroso Partito democratico, mettendosi a 90 gradi (per ritornare a Siffredi e Holmes) ha rinunciato a sostenere Orlando dell’Idv (povero Tonino Di Pietro!), accordandosi col partito di Re Silvio sul nome dell’ottimo (e non scherzo) vegliardo Sergio Zavoli.

Villari non si dimette e viene espulso dal Partito democratico e questa, per lui, non è di certo una cattiva notizia.

La cattiva notizia, per me, è che la strenua resistenza di Villari durerà ancora per poco, dopodichè tutto andrà per il meglio (per Berlusconi, ovviamente).

Insomma, tanto per citare ancora Rocco e John, Villari terrà duro ancora per poco.

Nel frattempo Villari, in questa situazione isteriana (isterica+italiana, l’ho copiata al bravo Beppe Severgnini), avrà avuto i suoi giorni di celebrità.

Farà la figura di Pulcinella, ma “chissenefrega”.