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Lo strano caso del dottor Olindo Canali

aprile 7, 2009

csm

da www.strill.it

Il senatore Beppe Lumia, del Partito Democratico, sul suo conto ha presentato svariate interrogazioni parlamentari, in diversi periodi; al suo nome è legata anche la figura di Beppe Alfano, giornalista assassinato  dalla mafia l’8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina; il suo nome compare, insieme a quello del collega Franco Cassata, procuratore generale di Messina, nell’informativa del Ros dei Carabinieri, denominata “Tsunami”, poi archiviata a Reggio Calabria; e, da ultimo, il suo nome comparirebbe anche nel presunto memoriale che il professore Adolfo Parmaliana avrebbe scritto poco prima di suicidarsi, il 2 ottobre del 2008.

La figura di Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto si interseca, da anni, con quella di vicende misteriose e controverse accadute in provincia di Messina. Canali, insieme a Cassata e a un altro magistrato, Rocco Scisci, avrebbe anche ostacolato le indagini di un giovane sostituto, De Feis. Tutte ipotesi, nessuna prova.

Ma ritorniamo a Beppe Lumia, uno dei pochi politici che non hanno paura di nominare la parola “mafia”; è stato anche presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ed è uno dei parlamentari maggiormente schierati nella lotta alla criminalità organizzata. Ecco, in una nota molto recente, datata 25 marzo 2009, Lumia, a proposito di Olindo Canali, afferma:

“La vicenda che vede coinvolto il magistrato Olindo Canali è incredibile. Mi chiedo come sia possibile che si possano essere verificate vicende così, che vedono sempre gli stessi protagonisti”.

Le vicende a cui allude Lumia sono vicende dolorose. Dolorose e tragiche. Sì perché di casi strani, misteriosi,  in provincia di Messina ne sono accaduti parecchi:

“Dalle indagini sui delitti di Beppe Alfano, di Graziella Campagna, di Attilio Manca e sulle denunce di Adolfo Parmaliana – aggiunge Lumia – emerge sempre un quadro di comportamenti da parte di singoli magistrati come Canali e il procuratore Cassata che devono essere capiti fino in fondo”.

Ma non finisce qui. Lumia si è occupato più volte delle vicende messinesi, di Terme Vigliatore, il Comune sciolto grazie alle denunce del professor Parmaliana, ma anche di Barcellona Pozzo di Gotto: il 9 ottobre del 2008, a sette giorni dal suicidio del docente, Lumia interroga il Guardasigilli, parlando di Franco Cassata e Olindo Canali e sollecitando l’invio degli ispettori presso gli uffici della Procura della Repubblica.

Il 4 giugno del 2008, inoltre, lo stesso Lumia, aveva già interrogato il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro della Giustizia, parlando del procuratore generale di Messina, Franco Cassata, ma citando anche le vicende relative all’informativa “Tsunami”, che portavano, inevitabilmente (ai tempi il procedimento non era ancora stato archiviato) al dottor Olindo Canali.

Lo stesso Olindo Canali che, proprio ieri, è stato audito, in qualità di testimone, nell’ambito del processo “Mare Nostrum”: il magistrato è stato ascoltato in merito a un suo manoscritto redatto allorquando temeva di essere arrestato nel corso dell’operazione del Ros dei Carabinieri “Tsunami” per certe presunte frequentazioni (la sua posizione è stata invece poi archiviata a Reggio Calabria). Lo stesso Canali ha avanzato dubbi sulla gestione del collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto e soprattutto sulla colpevolezza del boss della famiglia mafiosa dei barcellonesi, Giuseppe Gullotti, detto “l’avvocaticchio”, condannato con sentenza definitiva a 30 anni quale mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano.

A proposito di Beppe Alfano, e quindi di storie dolorose, tragiche e misteriose. Sonia Alfano, figlia del giornalista assassinato, da anni accusa pubblicamente  e nelle sedi giudiziarie il magistrato, per i suoi comportamenti. Beppe Alfano, secondo la figlia, confidò a Canali che “aveva potuto appurare con le sue inchieste giornalistiche che a Barcellona Pozzo di Gotto si nascondeva il boss catanese, allora latitante Nitto Santapaola”. Era effettivamente così, Nitto Santapaola trascorse parte della sua latitanza nel grosso centro del messinese e Beppe Alfano, per la sua voglia di indagare e scoprire la verità, fu ucciso.

Dunque Olindo Canali temeva di essere arrestato e aveva affidato a un manoscritto alcune “valutazioni personali”. L’informativa “Tsunami”, infatti, segnalava Canali per certe presunte frequentazioni, in particolare per quella con Salvatore Rugolo

“personaggio – si legge nell’informativa Tsunami – ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese che, grazie allo schermo protettivo di cui beneficia per via della sua professione di medico, parrebbe dirigere ponendosi in un ruolo di vera e propria “cerniera” tra gli ambienti criminali e quelli istituzionali”.

Rugolo è il cognato del boss Gullotti, il mandante dell’omicidio Alfano sulla cui colpevolezza, il magistrato Canali avrebbe avanzato dei dubbi.

L’informativa Tsunami per quasi tre anni ha fatto avanti ed indietro tra a Procura di Barcellona e la Dda di Messina fino a quando non è stata trasferita a Reggio Calabria, proprio a causa del coinvolgimento nelle indagini di due magistrati, Canali e Cassata. A Reggio Calabria il procedimento è stato archiviato.

Resta da vedere se farà la stessa fine il procedimento disciplinare a carico dello stesso Canali già avviato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Quel “testamento”, scritto da Canali quando temeva l’arresto,  infatti, è stato già acquisito dalla prima commissione di Palazzo dei Marescialli che dovrà valutare il comportamento del magistrato che rischia di essere trasferito da Barcellona Pozzo di Gotto per “incompatibilità ambientale”, la motivazione più “classica” e, probabilmente, anche più indolore per disporre il trasferimento di un magistrato della Repubblica.

E poi ci sarebbe il memoriale di Adolfo Parmaliana. Ma anche questa è una storia dolorosa, tragica e misteriosa.

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Il paese immobile

gennaio 10, 2009

barcellonapg

da http://www.strill.it

Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna, paesi grandi e paesi piccoli. E ci sono tanti tipi di crisi: la crisi culturale, la crisi delle Istituzioni, politica e magistratura, la crisi dell’economia, la crisi della società che fa sempre il paio con la crisi della legalità.

Ci sono tanti tipi di paese e ci sono tanti tipi di crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese.
Un paese in piena crisi.

Barcellona Pozzo di Gotto è un paese di quasi cinquantamila abitanti: non è un paese piccolo, anzi. E’ il centro più popoloso dell’intera provincia di Messina.

PIEDI INCHIODATI

E’ un paese, però, immobile, fermo su se stesso, come se avesse in piedi inchiodati al terreno.
Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.

Qualcuno dice che l’urbanistica di un luogo sia la cartina di tornasole per verificare il livello culturale (nel senso più ampio possibile) del luogo stesso. Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.

Gli eventi in ricordo di Beppe Alfano, assassinato l’8 gennaio del 1993, sono l’occasione per verificare, in maniera empirica, quanto sia rimasta immobile, nell’arco di sedici anni, Barcellona Pozzo di Gotto. I manifesti che “pubblicizzano” gli eventi in ricordo di Alfano sono pochi, alcuni anche strappati. Così com’è poca, pochissima, è la gente che partecipa ai dibattiti, agli incontri, della giornata: alcune decine, forse un centinaio, tra mattina e pomeriggio, in un paese che conta quasi cinquantamila abitanti.

SCELTE

Dal punto di vista culturale, il dato più sconfortante arriva, però, dal mondo giovanile: sono pochissime le scolaresche che aderiscono alla giornata del ricordo, mentre gran parte dei presidi di Barcellona negano il permesso di assistere agli incontri. Chi vorrà farlo autonomamente, da “disertore”, dovrà collezionare un’assenza sul registro: è una scelta che non fa quasi nessuno.

Una scelta coraggiosa la fa, invece, Chiara Siragusano, 17 anni. Decide di prendere le redini del primo movimento antimafia di Barcellona Pozzo di Gotto: raccoglie alcune adesioni. Non moltissime, ma è già qualcosa: i tempi difficili arriveranno, ma, per vedere l’alba bisogna, necessariamente, superare la notte buia.

LE VICENDE COMUNALI

Il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, il 4 gennaio, concede, sul proprio sito ufficiale,  poche righe a Beppe Alfano. Lo stesso Comune dedica una piazza ad Alfano: prove tecniche di redenzione.

Quello stesso Comune che, per diverso tempo, ha rischiato di essere sciolto, come è capitato a quello di Terme Vigliatore, grazie alle denunce coraggiose del professor Adolfo Parmaliana. L’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha cincischiato troppo, però. A lungo, la relazione della commissione d’accesso, è rimasta sul tavolo del responsabile del Viminale dell’ultimo governo Prodi, prima che il prefetto di Messina, Stefano Scammacca, optasse per il “non scioglimento”.
E questo, nonostante il coinvolgimento di alcuni membri della Giunta in inchieste giudiziarie e le dichiarazioni rese dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che, il 13 febbraio del 2007, al cospetto della Commissione parlamentare antimafia, ebbe modo di affermare che era “stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina”.

PREFETTO PERFETTO

Niente da fare: il prefetto Scammacca suggerisce al ministro Amato di lasciare tutto com’è. Scammacca, commissario straordinario, a partire dal 1993, di S. Giovanni la Punta, cittadina a monte di Catania nella quale Scammacca a lungo aveva abitato e la cui amministrazione era stata sciolta per mafia. In quell’occasione il dottor Scammacca crea, per farsi collaborare nelle scelte amministrative, una “consulta cittadina”, all’interno della quale personalmente inserisce l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. Con quest’ultimo Scammacca instaura anche rapporti di frequentazione personale, allargata anche alle rispettive mogli.

Scuto, nel 2001, finisce in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma questa è un’altra storia.

PAESE VECCHIO

La nostra storia è quella di Barcellona Pozzo di Gotto e il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto si chiama Candeloro Nania ed è adesso al secondo mandato, avendo prevalso sugli avversari, con il 56,5% dei voti, nel 2007. Il vero capolavoro lo fece, però, nel 2001, quando fu eletto con l’81% dei consensi. In entrambi i casi, la sua candidatura è stata appoggiata da Domenico Nania, attuale vicepresidente del Senato e segretario regionale di Alleanza Nazionale.

Domenico Nania e Candeloro Nania sono cugini.

Il senatore Nania, anch’egli barcellonese, si spende continuamente per il proprio paese natio: Barcellona Pozzo di Gotto, che dista trentasette chilometri da Messina, ha due corsi distaccati dell’Università del capoluogo e circa 200 studenti. Una sede pagata dal Parlamento, che, nel 2003, approva una legge dal seguente titolo: «Interventi per l’espansione dell’università di Messina nelle città di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo». Ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario è il senatore del Popolo delle Libertà, Domenico Nania.

Un modo per far crescere il paese. Per ringiovanirlo.

Barcellona Pozzo di Gotto, tra le altre cose, è un paese destinato a invecchiare precocemente. Un paese nel quale per i giovani non c’è, non potrà esserci, futuro. E’ un paese dove non esiste nemmeno un pub per bere una birra in compagnia.

L’unico circolo ricreativo, non per giovani, è la Corda Fratres, un circolo fra i cui soci hanno militato insieme Domenico Nania, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca (anch’egli barcellonese), Rosario Cattafi, estremista di destra in gioventù, legato a Pietro Rampulla (l’artificiere della strage di Capaci) in età adulta, il giudice Cassata, promotore del circolo, attuale procuratore generale di Messina, il capomafia Giuseppe Gullotti, condannato in via definitiva, in qualità di mandante, per l’omicidio di Beppe Alfano.

La Corda Fratres: una congrega di vecchi amici.

GIUDICI & C.

Si diceva all’inizio che Barcellona Pozzo di Gotto esistono tutte le crisi possibili: oltre a quelle già brevemente raccontate la più preoccupante sembra essere quella della magistratura.

Partiamo dal giudice Cassata, promotore della Corda Fratres.

Dal maggio del 2008 è procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, dopo aver ricoperto, dal 1989 il ruolo di sostituto procuratore presso lo stesso ufficio. Le frequentazioni “particolari” del dottor Cassata cominciano nel 1974, quando è protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Pino Chiofalo. Oltre alla frequentazione con Gullotti presso la Corda Fratres, ma non solo, Cassata è avvistato, nel 1994, da due carabinieri, mentre conversa in strada con la moglie proprio del boss Gullotti. Il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario.

Cassata è sodale del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, che, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Santi Antonio Pino e all’appuntato dei carabinieri Antonino Granata, intrattiene rapporti con Salvatore Rugolo, medico, ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese, una “cerniera” tra gli ambienti criminali e gli ambienti istituzionali. Salvatore Rugolo è figlio di Francesco Rugolo, ucciso nel 1987 nel quadro della guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, allorquando era ritenuto il capo indiscusso della mafia barcellonese ed è il cognato del boss Giuseppe Gullotti.

Su queste strane amicizie, su questi inquietanti intrecci, indaga, qualche anno fa, un giovane sostituto procuratore, De Feis che, però, ben presto riceve delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, che nonostante gli elementi compromettenti emersi a suo carico, sarebbe stato informato più volte proprio da Sisci, affinché le indagini venissero bloccate, insabbiate.

De Feis si ribella, racconta tutto ai carabinieri che svolgono le indagini. Ma il suo destino è segnato: dell’indagine non si sa più nulla, mentre sia il sostituto procuratore De Feis, sia il capitano dei carabinieri, che indagavano sul caso, Cristaldi, sono trasferiti.

Se nel resto del mondo tutto scorre, a Barcellona Pozzo di Gotto tutto resta immobile, compresi gli uomini di potere.

E’ sull’immobilismo che poggia la corruzione e il malaffare.

Barcellona: un paese immobile. Immobile come i suoi palazzi disastrati, privi di facciata. Quella facciata di posto tranquillo, sano, che la città vorrebbe mantenere.

Ma, ormai, non ci crede più nessuno.