Posts Tagged ‘omertà’

Sulla Calabria pregiudizi o ”post-giudizi”?

maggio 1, 2010

da www.strill.it

Partiamo dal titolo di un bell’articolo di Mimmo Gangemi apparso ieri su “La Stampa” e partiamo dal titolo di una bella canzone di Bruce Springsteen.

“E’ stato un calabrese a trafiggere Gesù”. E’ il titolo dell’approfondimento (pagg. 42-43) con cui lo scrittore di Santa Cristina d’Aspromonte, tramite un’accurata e precisa ricostruzione storica, arriva a individuare in un soldato della Decima Legione Fretensis, di base sulla sponda reggina dello Stretto di Messina, l’uomo che trafisse con una lancia Gesù Cristo agonizzante sulla croce.

Mimmo Gangemi sa come studiare i documenti e sa come mettere nero su bianco, con grande maestria, i propri studi. Chapeau.

Ma blocchiamoci un attimo e andiamo alla canzone di Bruce Springsteen. Mi capita spesso di pensare a questa canzone quando devo tentare di fornire un’analisi, più ampia possibile, del territorio calabrese e reggino. La canzone si intitola Badlands, un termine che può essere tradotto come “bassifondi” o, più semplicemente, “postacci”. E per avere solo una minima speranza di capirli, i “bassifondi”, i “postacci”, vanno vissuti ogni giorno.

Ora, nessuno potrà negare che, per molti versi, Reggio Calabria, la Calabria intera, rappresentino i bassifondi d’Italia. E nessuno potrà obiettare se, per diversi motivi, questi territori vengano visti come dei “postacci”.

Ritorniamo all’articolo di Mimmo Gangemi.

Di norma, soprattutto nei grandi giornali, non sono gli autori a stabilire i titoli dei propri articoli. Quello è un compito a parte, affidato ad altre persone. “E’ stato un calabrese a trafiggere Gesù”. Perché non “è stato un italiano a trafiggere Gesù”? Secondo le Scritture, Cristo fu crocifisso a Gerusalemme, quindi, teoricamente, i suoi aguzzini potrebbero essere stati anche personaggi di altra etnia rispetto a quella italiana. E, ancora, se a trafiggere Gesù fosse stato un soldato originario di Pescara, il quotidiano avrebbe ugualmente titolato “E’ stato un abruzzese a trafiggere Gesù”? Avrebbe rimarcato, così precisamente, l’appartenenza regionale?

Forse sì, forse no.

Ora, è innegabile che, fuori dalla Calabria, il calabrese sia visto come un criminale, un reietto, uno che, per tornare a Bruce Springsteen, proviene dai “bassifondi”. Anzi no. Dai “postacci”.

Resta da capire se la cattiva fama sia meritata o meno. Resta da capire se la Calabria sia davvero al centro di un complotto mediatico, come ha piagnucolato per cinque anni l’ex Governatore Agazio Loiero. Se di questa terra siano di dominio pubblico le tante, tantissime, emergenze, e vengano colpevolmente tralasciate, invece, le poche, pochissime, note liete, o se, di converso, la cattiva nomea della regione non sia un pregiudizio gratuito e offensivo, ma un “post-giudizio”, dettato dalle azioni e dai comportamenti degli ultimi trent’anni.

Una volta in un film credo di aver sentito una battuta di questo genere: “Non è tanto quello che sei, ma ciò che fai che ti qualifica”.

Brevissima analisi. La Calabria, da decenni è vessata da cattivi governanti, da una corruzione degna di un paese del Sudamerica, dal malaffare. In provincia di Cosenza sembra che sotto il terreno vi siano scorie radioattive, a Crotone, invece, sulle scorie costruivano le scuole e, ancora a Crotone, i bambini vengono uccisi mentre giocano a calcetto. Senza contare lo strapotere della ‘ndrangheta che soffoca tutto il territorio.

Ecco, cosa ha fatto il calabrese, in tutti questi anni, per “smacchiarsi” la reputazione? Una cattiva reputazione che, di certo, non è dovuta alle persone laboriose che, ogni giorno, conducono la propria vita con onestà e dignità. La cattiva fama della Calabria è dovuta a una minoranza dedita al malaffare, alle ruberie e agli omicidi. Una minoranza cui, però, la maggioranza onesta sembra avere, per troppo tempo, concesso un ingiustificato consenso.

Anche le ultime consultazioni elettorali, stando a ciò che trapela dalle indagini della Commissione Parlamentare Antimafia, sembra che siano state pesantemente condizionate dal voto della ‘ndrangheta. Nel mirino sarebbero finiti oltre quindici candidati. E le libere votazioni dovrebbero essere la massima espressione di una democrazia.

A Reggio Calabria, tanto per arrivare all’attualità, la cittadinanza ha reagito agli applausi a Tegano, con alcune bellissime manifestazioni che, purtroppo, non hanno avuto sugli organi nazionali, uno spazio adeguato. Mimmo Gangemi ha scritto su “La Stampa” che si è trattata di una reazione tardiva. E io sono d’accordo. Viviamo in una terra che sembra capace di reagire solo se dileggiata a livello nazionale e internazionale. Ma quello non è coraggio, quella è una reazione istintiva di chi viene attaccato. E’ istinto di sopravvivenza.

Molti si sono affrettati a dire: “Non colpevolizziamo la città, gli applausi a Tegano arrivavano solo da parenti e amici”.

Assecondiamo il ragionamento. Passi per i parenti che, purtroppo, sono quelli e restano tali. Ma, possibile che, da parte di una bella fetta dell’opinione pubblica (influenzata da una pessima informazione) non venga visto come un disvalore essere “amici” (ed erano tanti, credetemi) di un boss latitante dal 1993, condannato con sentenza definitiva per omicidio e associazione mafiosa?

Forse sta qui l’essenza di tutta la situazione.

Conoscendo Mimmo Gangemi, sicuramente il titolo affibbiato al suo articolo non gli sarà piaciuto nemmeno un po’. E allora, per chiudere il cerchio, il titolo de “La Stampa”, sicuramente tendenzioso, forse è dettato anche da un comportamento, troppo accondiscendente (nel migliore dei casi) del popolo calabrese nei confronti dei virus che lo ammorbano. Per carità, un comportamento che in Calabria trova il proprio picco ma che, sicuramente, è presente in altre zone, soprattutto del Meridione. Penso alla Campania, mentre in Sicilia, dopo anni di stragi, sembra essersi sviluppato uno spirito critico più sano. Si tratta di una “sudditanza psicologica” (come direbbero i vecchi nemici della Juventus) tipica dei “bassifondi”.

Anzi, dei “postacci”.

Annunci

Lottiamo per salvare la Voce di Fiore

gennaio 1, 2009

la_voce_di_fiore

Mi giunge una richiesta da Francesco Saverio Alessio. Una richiesta che soddisfo con piacere anche se, ovviamente, la situazione mi rattrista estremamente.

La Voce di Fiore è un laboratorio culturale antimafia, uno di quei movimenti sani, veri, che lottano, giorno dopo giorno, per ristabilire la legalità nella nostra terra, la Calabria, partendo dal livello più importante: quello culturale.

La Voce di Fiore rischia di chiudere: potete leggere qui l’ultimo appello per salvare un movimento di inestimabile importanza per l’intera regione. Una delle forze del bene che si contrappongono, apertamente e con coraggio, alle forze oscure della ‘ndrangheta, della criminalità, del sopruso, del malaffare. Della morte.

Ma, adesso, a rischiare di morire è la Voce di Fiore e questo noi, tutti, dobbiamo impedirlo. Dobbiamo impedirlo perchè, per ogni giusto che non può più parlare, urlare, la ‘ndrangheta raccoglie una nuova vittoria e si rafforza.

La ‘ndrangheta è un’associazione a delinquere. Solo associandoci, tutti insieme, condividendo il percorso dell’onestà e del coraggio potremo avere concrete speranze di sopravvivere e di vincere.

Da soli si è più vulnerabili e, quindi, più deboli.

C’è tempo fino al 31 gennaio per sostenere, con un piccolo contributo, la Voce di Fiore.

Sostenendo la Voce di Fiore si sostiene la lotta alla ‘ndrangheta:

La Ndrangheta, quella con la maiuscola, ha vinto. Per ora. Come si poteva prevedere.

Ha vinto l’indifferenza, ha vinto il menefreghismo, ha vinto lo scetticismo esibito alla bisogna. Ha vinto il silenzio, ha vinto l’ordine naturale delle cose. Effetto della recessione o volontà di far morire un’attività antimafia leale ed effettiva?

Avevamo chiesto un sostegno per “la Voce di Fiore”, laboratorio culturale antimafia e testata on-line che dal 2004 segue i più deboli e, con iniziative e denunce pubbliche, la causa dell’emancipazione della Calabria, regione in cui i fondi europei sono scomparsi, l’emigrazione prosegue a ritmo spaventoso, le prospettive di legalità e sviluppo dipendono in qualche modo dalla reazione civile di poche coscienze vigili, prive di mezzi e protezione.

Lo avevamo fatto con onestà e col cuore, esibendo il nostro bilancio, pubblicando il nostro disavanzo da recuperare e un libro su ‘ndrangheta e politica divenuto stranamente irreperibile, “La società sparente” (Neftasia, Pesaro, 2007) – testo politico, nel senso più vero del termine, sulla formazione del consenso in Calabria, sulle sorti delle inchieste di Luigi De Magistris e su azioni concrete per fermare la sparizione dei calabresi, distribuendo produttivamente le risorse. Ci eravamo rivolti ai lettori e a quanti condividono la necessità di mantenere forme di opposizione, legittima e democratica, rispetto al dominio dei potenti, malavitosi, colletti sporchi, politici, collusi.

Avevamo domandato un contributo, anche piccolo, che ci consentisse di andare avanti, di proseguire nel nostro lavoro (volontario) di inchiesta, sensibilizzazione, formazione; nella nostra opera, anzitutto culturale, di produrre aggregazione e coesione attorno ai temi e ai bisogni della legalità e della giustizia.

Avevamo utilizzato gli strumenti più accessibili – e liberi – di cui possono disporre giovani animati da passione civile, senso della cosa pubblica, sete di verità: Internet, la posta elettronica, i social network. Di fatto, una risposta al nostro appello c’è stata, significativa e commovente. Da parte di giovanissimi, di persone che ci conoscono e da parte di chi, leggendoci, ci ha ritenuto onesti, motivati, obiettivi, sinceri. Chi ha donato a “la Voce di Fiore” ha sicuramente scelto di stare da una parte; ha deciso di concorrere a una lotta dura, difficile, doverosa, impari. Sull’altro fronte, c’è la ‘ndrangheta dei santisti e l’onorata società di quartiere, l’organizzazione degli affaristi, la politica autoreferenziale che baratta con le mafie e la borghesia dei contigui, di chi trae vantaggio dallo squallore generale in Calabria, dall’omertà, dal sonno delle menti e delle coscienze.

Purtroppo, sin qui abbiamo raccolto meno della metà di quanto ci serve per respirare e organizzarci (10 mila euro), per riattivarci e realizzare altre iniziative a difesa della cosa pubblica contro l’assalto dei soliti predatori, portatori di morte, disperazione, rassegnazione, abbandono.

Il sito di “la Voce di Fiore” rimarrà sino alla fine di gennaio, senza ulteriori aggiornamenti. Dopo di che, se non riusciamo a raggiungere l’obiettivo minimo per continuare il nostro impegno civile contro la Ndrangheta (‘ndrangheta + politica + colletti sporchi), verrà oscurato e non esisterà più, come tutta la nostra rete. Grazie a tutti e buon 2009.

I giovani della rete di “la Voce di Fiore”