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Nel caos di Idv Calabria l’unico a non tuffarsi nella gazzarra è il “non politico”

agosto 19, 2009

DeMagistris

da www.strill.it

Quando il gatto non c’è, i topi ballano. Antonio Di Pietro, tra Roma e Milano, è troppo impegnato nella propria battaglia personale contro Berlusconi e così, a livello locale, rischia di perdere il polso della situazione del partito di cui è fondatore e presidente. Per carità, il discorso vale esclusivamente per il territorio che, per fortuna o purtroppo, strill.it segue giornalmente: la Calabria.

Eh sì, perché magari in Molise, in Abruzzo, in Puglia, in Veneto o in chissà quale altra regione della Penisola, Italia dei Valori scoppia di salute.

Ma in Calabria proprio no.

Intendiamoci, il risultato alle recenti Elezioni Europee di Italia dei Valori è stato esaltante, in Calabria, come nel resto d’Italia. Ma la fiducia accordata va rinnovata giorno dopo giorno e la retta via non è rappresentata di certo dalle lotte intestine.

Quando sono i giovani a dover riprendere gli adulti, infatti, vuol dire che le cose sono lontane anni luce dalla normalità. La nota di qualche giorno fa dei Giovani di Idv Calabria dovrebbe riecheggiare nelle orecchie dei dirigenti territoriali del partito come una sirena assordante, proprio perché viene dall’unica parte, gli under 30 appunto, nelle condizioni, se ne avranno le capacità, s’intende, di operare in Calabria quel cambiamento più volte auspicato e invocato da Di Pietro & C.

La nota dei Giovani di Idv, infatti, è assai forte. C’è un incipit come questo, per esempio: “C’è sempre una misura passata la quale il vaso, già colmo, trabocca e si può frantumare facendo molto rumore. Questa misura, purtroppo, all’interno del nostro partito calabrese avvertiamo sia stata raggiunta”, ci sono poi espressioni come “mettere la parola fine a questo sciame litigioso” e ancora “noi giovani siamo stanchi di questo vecchio modo di far politica”. Frasi dure che danno la misura del clima che si respira all’interno di Idv in Calabria.

Italia dei valori segue, sotto questo punto di vista, le orme di Pdl e Pd: Feraudo contro Misiti, Misiti contro Feraudo, Arlacchi contro tutti, ecc.ecc.

Facendo, brevemente, ordine: che i rapporti tra Maurizio Feraudo, consigliere regionale, e Aurelio Misiti, segretario regionale del partito siano pressoché inesistenti è storia acclarata. Feraudo, sconfitto da Misiti in un turbolento congresso del  2 dicembre 2007, sfociato in una maxirissa che rese necessario l’intervento dei Carabinieri, da allora non si è più allineato alla strategia della segreteria regionale. Misiti, dal canto suo, ha tirato dritto per la propria strada, facendo a meno, di fatto, dell’azione politica del consigliere Feraudo, unica espressione di Idv in Consiglio Regionale.

E non finisce qui.

Elezioni Europee, il professore Pino Arlacchi, celebre studioso di fenomeni criminali,  viene eletto Parlamentare a Bruxelles e impiega pochi mesi per inimicarsi l’intero partito calabrese: “La posizione di Misiti è del tutto personale”, dice dopo una nota del segretario regionale che apprezza la recente legge, approvata dal Consiglio, riguardante l’istituzione delle primarie per i candidati a Governatore.

Apriti cielo.

Arlacchi viene ripreso in malo modo con una nota dell’intero partito calabrese, compresi i tre giovani (Quartuccio, Imbalzano e Napoli) che invece adesso firmano la nota di dissenso nei confronti di tutto e tutti.

Beghe di partito che coinvolgono uomini di partito: Misiti, Feraudo, Arlacchi.

Un tempo la gente si sarebbe stufata: oggi, però, la soglia di sopportazione (o di indifferenza, fate voi) ha alzato sensibilmente la propria asticella.

In tutto questo marasma, però, tanto per dare un ceffone agli oppositori dell’antipolitica (incluso chi scrive), l’unico a non essere nemmeno stato sfiorato da controversie, litigi, scaramucce e polemiche è un “novizio”, uno che la politica, dal suo interno, la conosce solo da pochi mesi: l’ex sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, oggi parlamentare europeo.

De Magistris, eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea, sembra aver scelto una strada diversa; non ha abbandonato la Magistratura, come invece aveva annunciato, ma, almeno, allo stato attuale, si tiene fuori da ogni “scazzottata”, e, anzi, si mostra molto più interessato a vicende concrete, soprattutto inerenti il Mezzogiorno e i problemi a esso collegati: il Ponte sullo Stretto, le gabbie salariali, il mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, la cattura di Paolo De Stefano.

Altre battaglie, altro tipo di visibilità.

Fino a quando il “lider maximo”, Tonino Di Pietro, forse troppo impegnato per mettere un po’ d’ordine in Calabria, non si accorgerà che la figura di questo dottor De Magistris, forse, crea un po’ troppa ombra…

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Carta canta – Luigi De Magistris…ancora

luglio 28, 2009

luigidemagistris

Per fortuna che, in momenti di magra, arriva sempre un aiuto dall’alto…

Luigi De Magistris 18/03/2009 – Agenzia Apcom:

«Eletto o no, lascio la magistratura per sempre»: lo dice l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, annunciando, in una conferenza stampa alla Camera, la sua candidatura alle elezioni europee come indipendente nelle liste dell’Italia dei valori. «Per me la politica diventa una scelta di vita, una scelta irreversibile – spiega de Magistris – Ho da poco passato i 40 anni e credo che questa esperienza occuperà i prossimi anni perchè è un progetto che non si realizza in tre mesi o in un anno».

Agenzia Ansa 28/07/2009:

Non lascia, almeno per ora, la magistratura l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, adesso eurodeputato con l’Italia dei valori e che all’annuncio della sua candidatura aveva definito la propria scelta irreversibile, spiegando che non sarebbe più tornato a indossare la toga. Accogliendo una sua specifica richiesta, il plenum del Csm lo ha collocato in aspettativa a partire dal 14 luglio scorso e per tutta la durata del mandato politico. Un “atto dovuto”, spiegano a Palazzo dei marescialli.

Un mondo perfetto

maggio 17, 2009

omosessuali

I mondiali in Italia sarebbero cominciati qualche mese dopo: il 17 maggio 1990 l’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Fino a quel momento, e non stiamo parlando del Medioevo, il mondo, da Oriente, fino al tecnologico e civilizzato Occidente, considerava l’omosessualità al pari di una nevrosi, o di una psicosi.

Secondo una stima del giugno 2008, un anno fa, sarebbero 450 i milioni di persone nel mondo che soffrono di una qualche forma di malattia mentale, sia essa un disturbo psichico o una malattia neurodegenerativa o una forma di demenza.

Fortunatamente, dal 1990, con un ritardo vergognoso, nei rapporti annuali stilati dall’Oms non figurano più gli omosessuali.

L’Articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 recita:

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

L’8 febbraio del 1994, peraltro, il Parlamento Europeo ha approvato la “Risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità”.
Nell’ambito delle “Considerazioni generali”, tale risoluzione ha ribadito la convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento e che, pertanto, la Comunità Europea abbia il dovere di dare realizzazione al principio della parità di trattamento delle persone indipendentemente dalle loro tendenze sessuali.

Eppure, a parte gli atti di violenza, ma qui siamo in ambito penale, che, continuamente, e in tutto il mondo, gli omosessuali subiscono, vi sono delle discriminazioni, per così dire, “istituzionalizzate”, certificate anche da diverse interrogazioni al Parlamento Europeo.

La prima è del deputato Raül Romeva i Rueda, ed è datata 23 maggio 2006:

L’Associazione dei medici progressisti (Spagna) e il sindacato UGT hanno protestato in quanto il governo del Principato di Andorra non consente agli omosessuali di donare il sangue, adducendo a giustificazione di tale misura motivi di presunto “interesse collettivo”.

C’è da precisare che l’Andorra non è un Paese membro dell’UE, ma ha firmato un rapporto di cooperazione con l’Unione.

La seconda interrogazione è datata 20 ottobre 2006, a firma dei deputati Michael Cashman , Sophia in ‘t Veld , Raül Romeva i Rueda e Alexander Stubb:

Secondo informazioni trasmesse da alcune organizzazioni agli interroganti, negli ospedali degli Stati membri dell’UE viene attualmente impedito alle persone gay, lesbiche e bisessuali, poiché ritenute un gruppo «a rischio», di donare il sangue. Ciò si è verificato, almeno, in Spagna e nel Regno Unito, dove i centri di donazione del sangue rifiutano di accettare le donazioni di qualsiasi persona gay, lesbica o bisessuale unicamente a causa dell’orientamento sessuale.

Falso: un uomo omosessuale o una donna lesbica, in quanto tali, non hanno più probabilità di contrarre il virus dell’Aids rispetto a individui, uomini o donne, eterosessuali.

Arriviamo all’ultima interpellanza, del 17 febbraio 2009, a firma di Raül Romeva i Rueda, Michael Cashman e Sophia in ‘t Veld:

A livello generale, le norme adottate dagli Stati membri in merito all’accesso delle persone omosessuali alla donazione di sangue variano notevolmente di caso in caso. In Slovacchia, ad esempio, gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini negli ultimi 12 mesi vengono esclusi dalla possibilità di donare sangue, mentre nel Regno Unito e in Francia tale divieto ha carattere permanente per qualsiasi uomo che abbia avuto un rapporto sessuale, anche se unico e protetto, con un altro uomo. Ritiene la Commissione che le notevoli disparità normative esistenti nell’UE siano pienamente giustificate? Non trova essa che gli Stati membri che impongono regole estremamente rigide (quali Regno Unito e Francia) negano in realtà alle persone omosessuali un accesso equo e giusto alla donazione di sangue?

Europa, il “mondo civilizzato”, Anno del Signore 2009.

Ah, dimenticavo: la foto del post è volutamente provocatoria. Lo dico per chi, magari, si è appena svegliato.

Puoi trovare questo articolo anche su reportonline.it

De Magistris: “Magistratura calabrese non estranea a logiche occulte”

aprile 14, 2009

luigi_de_magistris

da www.strill.it

di Giusva Branca e Claudio Cordova – Riparte da una candidatura al Parlamento Europeo, nei ranghi dell’Italia dei Valori, la nuova vita di Luigi De Magistris: “Voglio evitare  che l’Italia scivoli fuori dall’Europa, voglio vigilare affinché  i finanziamenti pubblici europei creino sviluppo in Calabria e in tutto il Meridione, anziché riempire le tasche dei comitati d’affari”.

Sì perché, Luigi De Magistris, le torbide manovre di chi tenta, spesso con successo, di accaparrarsi i fiumi di soldi pubblici, le conosce bene; tali manovre, infatti, erano il fulcro delle inchieste “Why not”, “Poseidone”, “Toghe lucane”, quelle coordinate quando, a Catanzaro, svolgeva le funzioni di pubblico ministero: “Ho messo nel conto le strumentalizzazioni dopo la scelta di entrare in politica – dice -, ma tutto ciò era inevitabile: l’antistato è entrato all’interno dello Stato, la mia è stata una scelta obbligata ed è comunque una sconfitta per tutte le persone oneste”.

Lo aveva dichiarato in esclusiva a strill.it nell’agosto del 2007: “Dovranno cacciarmi se vogliono sbarazzarsi di me”. Luigi De Magistris è stato un facile profeta: “Ho lavorato a livelli alti dal 1996 – afferma l’ex pm di Catanzaro -, ma la mia esposizione mediatica è cominciata solo undici anni dopo. Non sono stato io a cercarla, comunque: stavano accadendo delle cose gravi e volevo che il Paese sapesse. Sapevo che mi avrebbero cacciato, avevo messo in conto un po’ tutto”.

Da magistrato ha tentato di ripulire ciò che di sporco c’è in Calabria, adesso vuole provare a farlo da politico: “La buona politica può trasformare la società – afferma De Magistris -, ma adesso la politica è intesa come luogo del malaffare e in Calabria, come nel resto d’Italia, quest’idea non si discosta dalla realtà: in Calabria c’è stata e c’è una delle peggiori classi politiche, tanto di destra quanto di sinistra. Per eliminare le mafie, bisognerà pulire la politica: una fetta importante della classe dirigente è inquinata, un’altra parte resiste, per questo adesso deve arrivare il momento della resistenza costituzionale, una ribellione pacifica in cui tutti dobbiamo metterci in gioco, perché la critica da sola non basta. La questione morale – afferma De Magistris – deve essere la base da cui partire, perché viviamo in una società in cui ci si abitua a tutto: molti si indignano ma non trovano rappresentazione, mentre altri sono come delle spugne”.

Appunto.

Per invertire la rotta, per ribellarsi, sia pure pacificamente, serve, è fondamentale, la spinta del popolo, della base: “Il popolo meridionale, calabrese in particolare, deve reagire: tante energie positive vanno via e molti accettano passivamente perché non hanno fiducia nei propri mezzi. C’è una parte della popolazione – sostiene De Magistris – che preferisce il vassallaggio, appartenere a qualcuno, ma c’è anche una parte che crede ancora negli ideali. A quella parte bisogna rivolgersi”.

C’è la politica, dunque. C’è la gente, ovviamente. Ma c’è anche la magistratura, quella magistratura da cui Luigi De Magistris si sente, probabilmente, scaricato: “Sono in grado di provare – dice, rilanciando le dichiarazioni rese, alcuni mesi fa, ai microfoni di Sky Tg24 -, che una parte della magistratura calabrese non è estranea a logiche occulte. Temo che, con il passare del tempo, vada sempre peggio: il Csm conosce da anni problemi calabresi, ma nel mio caso ha preferito trasferirmi. Di questo passo – continua – le incrostazioni saranno sempre più facili: il magistrato non può essere radicato, ma ci sono magistrati che operano nelle medesime sedi da troppi anni, è necessaria una rotazione perché, quando nel circuito affaristico penetrano coloro i quali dovrebbero mettere in atto il controllo è la fine. I magistrati devono comprendere la società, ma devono stare fuori dai circuiti di potere: solo così si potrà costruire una magistratura credibile e indipendente, ma non corporativa”.

Riparte, dunque, da una candidatura al Parlamento Europeo, nei ranghi dell’Italia dei Valori, la nuova vita di Luigi De Magistris. Quella precedente, la vita da magistrato, è finita per sempre: “Ancora oggi esistono dei servitori dello Stato – spiega l’ex pubblico ministero – e quello del magistrato, dal mio punto di vista, è il lavoro più bello, un lavoro che vale la pena fare. Sognavo di fare il magistrato, non me l’hanno permesso e quindi ho perso: ma da una sconfitta formale è nata una vittoria morale, perché tanta gente ha finalmente capito. Comunque sia – conclude Luigi De Magistris – la magistratura è un capitolo chiuso, adesso voglio impegnarmi in politica”.

Carta canta – Luigi De Magistris

marzo 18, 2009

luigi_de_magistris

14 febbraio 2008, lancio agenzia AGI, in vista delle elezioni politiche dopo la caduta del Governo Prodi:

Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Pm, fino a poco tempo addietro, delle inchieste “Why Not” e “Toghe Lucane”, non ha alcuna intenzione di entrare in politica. Le ricostruzioni giornalistiche relative ad una sua possibile discesa in campo con l’Italia dei Valori, anzi, non gli sono piaciute ed all’AGI dichiara: “In relazione all’articolo pubblicato sul ‘Corriere della Sera’ di oggi, che solo adesso ho letto, con riferimento al quale mi rivolgero’ all’autorita’ giudiziaria, in quanto si utilizza a sproposito il mio nominativo, ribadisco per l’ennesima volta che voglio fare il magistrato e non entrare in politica. Il dott. Di Pietro – afferma – diversi giorni fa mi ha chiesto, con cortesia, se volessi candidarmi in Parlamento con Idv. Con altrettanta cortesia – aggiunge – gli ho risposto di no, dicendogli che intendo continuare a fare il magistrato”.

17 marzo 2008, lancio agenzia ANSA in vista delle future elezioni politiche europee:

L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris sceglie la politica: ”correra’ ” per le prossime elezioni europee con l’Italia dei Valori. ”Lo faro’ come indipendente, insieme ad altri esponenti della societa’ civile”, dice il magistrato che ha chiesto oggi al Csm l’aspettativa per potersi candidare. Il via libera potrebbe arrivare a stretto giro di posta, probabilmente gia’ domani dal plenum del Csm. De Magistris, che e’ stato trasferito d’ufficio e dalle sue funzioni di pm dalla sezione disciplinare del Csm e che ora fa il giudice a Napoli, ha consegnato personalmente la sua domanda a Palazzo dei marescialli. Domanda su cui deve pronunciarsi in prima istanza la Quarta Commissione. Voci su una sua candidatura alle europee circolavano da tempo. E in una recente intervista aveva detto di non poter escludere di scendere in politica, ma di non aver ancora deciso: ”sono stato messo ingiustamente all’angolo, per non nuocere evidentemente. Continuano iniziative disciplinari assolutamente prive di fondamento e incredibili per certi aspetti, quindi io non escludo in questo momento nulla. Ma questo non significa che ho preso delle decisioni”.

Pensaci, Giacomino

ottobre 24, 2008

E’ uno bravo Giacomo Mancini junior.

E’ stimato a sinistra, ma è stimato a destra. Intrattiene rapporti cordiali con i sinistri, ma anche con i destri: questa, per esempio, è un’agenzia Asca di qualche mese fa, in cui l’ex deputato socialista si schiera al fianco del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

”Conosco il sindaco di Reggio Calabria e, sebbene abbia una formazione politica molto distante e differente dalla mia, lo considero un amministratore attento ai bisogni della sua comunita’ e un dirigente politico apprezzato anche al di fuori del suo partito e della sua coalizione e per questo, nel momento in cui e’ vittima di un ingiusto tentativo di infangare la sua onorabilita’, esprimo a Giuseppe Scopelliti la piu’ sentita solidarietà” . Lo ha dichiarato Giacomo Mancini, del Partito Socialista. ”Mi auguro – ha continuato Mancini – che gli schizzi di fango, che colpiscono Scopelliti, non siano il preludio ad una lunga campagna elettorale, combattuta con i veleni, le insinuazioni e alimentando i verminai. Se cosi’ dovesse essere – ha concluso Mancini – sarebbe l’ennesima sconfitta per la Calabria e per i calabresi”.

Giacomo Mancini junior è nipote di quel Giacomo Mancini che, insieme alla combriccola composta anche da Misasi e Pucci, nel 1970, la mise in quel posto, e senza vaselina, a Reggio Calabria. Ai tempi, infatti, il capo del Governo, quel briccone di Emilio Colombo, aveva promesso che sul capoluogo della Regione Calabria avrebbe deciso il Parlamento, ma Mancini, il cui fantoccio, in quei mesi convulsi, è stato più volte impiccato in città, minacciò la crisi di Governo qualora non fossero stati mantenuti i patti già stabiliti nei salotti della Capitale: capoluogo di regione a Catanzaro, università a Cosenza e le industrie, promesse tramite quella truffa del pacchetto-Colombo, a Reggio Calabria.

Dicevo, Giacomo Mancini è uno bravo: è giovane (ha 36 anni) si è abbracciato per una vita con la sinistra, con i Democratici di Sinistra (pace all’anima loro), con lo SDI, poi con la Rosa nel pugno. Adesso, però, sembra essere rimasto ammaliato dall’indiscutibile fascino di Re Silvio, ma, soprattutto, dal lauto compenso da parlamentare europeo, posto assicurato qualora effettuasse il salto dai Socialisti al Popolo della Libertà.

Sì, Giacomo Mancini è pronto a fare il salto della quaglia: al Pdl, con il culetto poggiato, a Bruxelles, su una comoda sedia del Parlamento Europeo.

Più di 12mila euro mensili, escludendo benefits, rimborsi, ecc. ecc.

Alcuni giornali, come nel calciomercato estivo, danno l’affare per concluso.

Io aspetto l’ufficialità e nel frattempo sono indeciso se fare un appello o stare zitto.

Che faccio lo dico? Lo dico o non lo dico?

Massì lo dico!

“Pensaci, Giacomino!”

Centrale a carbone: Strasburgo vuole una drastica riduzione delle emissioni di Co2

ottobre 2, 2008

da www.strill.it

Esattamente una settimana fa, giovedì 25 settembre, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha votato la proposta di regolamento sui limiti di biossido di carbonio delle automobili.  Il risultato del voto ha, di fatto, respinto la proposta di introdurre gradualmente i nuovi limiti alle emissioni di Co2 per le vetture (130 grammi per chilometro) dal 2012 al 2015, invece di imporli drasticamente nel 2012. L’obiettivo vincolante di 130 g/Km come obiettivo medio per la flotta di autovetture nuove sarà obbligatorio per tutti dal 1° gennaio 2012.

Il Parlamento Europeo, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, disciplina, quindi, le emissioni di Co2 delle vetture. Ma la Co2, il biossido di carbonio, emesso, con valori variabili a seconda del modello, dalle automobili, oltre a essere il principale gas serra, è anche il gas che la centrale a carbone di Saline Joniche sprigionerebbe in massicce quantità. Centrale a carbone sulla quale la SEI S.p.A., promotrice del progetto, sta continuando a lavorare come documentato da strill.it, nonostante il secco “no”, al momento non ratificato con una delibera, che la Regione Calabria ha lanciato nel corso della Conferenza dei servizi, tenutasi a Roma lo scorso 18 settembre.

E mentre la Regione Calabria continua a cincischiare, è bene ricordare che, qualora venisse costruita e ultimata, la centrale a carbone di Saline Joniche produrrebbe, ogni anno, 7 milioni e 600 mila tonnellate di biossido di carbonio: sarebbe, quindi, la quarta centrale d’Italia per emissioni di Co2. E l’Italia, Paese che ha aderito al Protocollo di Kyoto, deve operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti. Tra questi elementi inquinanti c’è, in prima posizione, la Co2, altrimenti detto biossido di carbonio, altrimenti detta, anidride carbonica.

Tutti dati ampiamente verificabili che strill.it ha già fornito ai lettori negli scorsi mesi.

Ma, adesso, c’è un ulteriore elemento: il Parlamento Europeo intende porre in atto una drastica riduzione alle emissioni di Co2 e coinvolge, così, anche le automobili. Per quanto riguarda la SEI S.p.A. si tratta di un input indiretto più concettuale che normativo; naturalmente la legiferazione sulle autovetture è, infatti, completamente diversa da quella alla quale dovrà attenersi la società, che, interpellata da strill.it, dichiara: “Al momento il progetto è fermo, tuttavia la SEI S.p.A., attraverso tecniche di ultima generazione, ha ridotto, al minimo possibile dalle attuali conoscenze, le emissioni di Co2”.

Produzione di autovetture e costruzione di centrali elettriche: settori tanto, troppo, diversi, accomunati, però, da un destino comune. La riduzione dell’anidride carbonica è, infatti, nel mirino del Parlamento Europeo: lo dimostrano gli invalicabili paletti fissati per i Paesi membri per quanto riguarda la produzione di Co2 tramite centrali elettriche, lo dimostra, da ultima, la bocciatura della proposta di introdurre gradualmente i nuovi limiti alle emissioni di Co2 per le vetture dal 2012 al 2015.

Proprio nel 2012, qualora il progetto dovesse sbloccarsi, la centrale a carbone di Saline Joniche dovrebbe vedere la luce, con il completamento dei lavori di costruzione. Ma il biossido di carbonio che sia emesso dai tubi di scappamento delle auto, dalle navi, dagli aeroplani o dalle centrali a carbone, è nocivo alla salute: da Strasburgo, quindi, arrivano contromisure, anche intransigenti, per abbassarne la presenza nell’aria.

E’ evidente, allora, che il Parlamento Europeo abbia imboccato una via ben precisa ormai. Storceranno il naso i costruttori di automobili, imprecheranno le società, come la SEI S.p.A., volte alla produzione energetica, ma il trend messo in atto dalla massima Assise continentale sembra davvero difficile da invertirsi; questa volta è toccato al settore automobilistico, ma, rimarcando l’opportunità di non confondere i diversi tavoli sui quali si giocano le partite, è ugualmente indispensabile sottolineare come, iter normativo a parte, l’indirizzo del Parlamento Europeo sia chiaro, ancorché perentorio: frenare le emissioni di anidride carbonica, indipendentemente dalla loro origine.

E di anidride carbonica la centrale a carbone di Saline Joniche ne produrrebbe davvero tanta.