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Il coraggio: o ce l’hai, o non ce l’hai…

marzo 10, 2009

cedir_rc

Nell’ambito dell’inchiesta “Testamento”, Orsola Fallara, dirigente comunale del settore finanze, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Avrei voluto scrivere qualcosa in merito, ma Giusva Branca, il diretùr, ha fatto prima di me e ha centrato il fulcro della discussione molto meglio di quanto avrei saputo fare io. Ecco l’articolo apparso su strill.it:

di Giusva Branca – La legge guida e regola – o dovrebbe farlo – ogni comportamento.
A maggior ragione se si tratta di dinamiche relative a materia delicatissima quale il processo penale.

Accade che, interrogata in aula – come teste – nell’ambito del processo “Testamento”, la dirigente del settore finanze del Comune, Orsola Fallara si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Fallara, in realtà non era una semplice teste, ma, come si dice in gergo tecnico, “indagata di reato connesso”.

Cioè nel processo “Testamento” è una semplice teste, ma per altro procedimento, in qualche modo collegato a “Testamento”, è, invece, iscritta nel registro degli indagati, la qual cosa potrebbe in astratto portarla sul banco degli imputati o, viceversa, vederla destinataria di un provvedimento di archiviazione.

E’ ben chiaro che non rispondendo alle domande dei Pm Lombardo e Galletta che volevano saperne di più circa due finanziamenti ottenuti, secondo la ricostruzione accusatoria, ad altrettante società riconducibili al clan dei Libri, Orsola Fallara ha semplicemente esercitato un suo legittimo diritto.

Le valutazioni etiche, però, sono altra cosa e sono direttamente riconducibili al ruolo ed alle responsabilità pubbliche in capo a chi presta la propria opera per la Pubblica Amministrazione.

In tempi complicati, su scala nazionale, di intrecci pericolosi tra affare, malaffare e soldi pubblici, la trasparenza è requisito fondamentale ed imprescindibile per amministrare denaro e cosa pubblica.

Non è bello, per un cittadino, sapere che, a domanda precisa circa le modalità di spesa di soldi pubblici il dirigente preposto – pur esercitando un suo legittimo diritto, previsto genericamente – si dimentichi di non essere un “quisque de populo” e, sfuggendo a responsabilità di ordine morale faccia scena muta.

D’altra parte, in altro procedimento, sia il Sindaco Scopelliti che il city manager Franco Zoccali hanno risposto alle domande esponendosi – come è giusto che sia – anche a censure giornalistiche.

Ma, abbiamo imparato dai “Promessi Sposi”, se uno non ce l’ha, il coraggio non se lo può dare

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La retta via

dicembre 10, 2008

palazzo_san_giorgio

Roto San Giorgio, l’agenzia di stampa del Comune di Reggio Calabria, divulga una nota del consigliere comunale di Forza Italia, Demetrio Berna, presidente della seconda commissione consiliare – Programmazione e Servizi generali, alla quale, a mio giudizio, strill.it  non ha dato la giusta rilevanza.

Dalla nota di Palazzo San Giorgio apprendiamo che:

La seconda commissione consiliare – Programmazione e Servizi generali – presieduta dal consigliere di Forza Italia Demetrio Berna  ha approvato all’unanimità, nel corso dell’ultima riunione, l’adesione alla Stazione Unica Appaltante in ambito provinciale, in via sperimentale per 18 mesi.

Adesso, ovviamente, la ratifica di tale decisione passerà al Consiglio Comunale, che, come spero, approverà all’unanimità. E’ una decisione importante, dato che si individua spesso, e giustamente, la chiave di volta nella lotta alle mafie nella sottrazione dei patrimoni.

E’ davvero una decisione importante quella presa dalla commissione di Demetrio Berna, la cui agenzia immobiliare, Management 2000 è stata perquisita, nel luglio del 2007 dai carabinieri di Reggio Calabria, nell’ambito di un’inchiesta, coordinata dai magistrati della Dda reggina, Boemi, Mollace, Lombardo e Galletta,  che ha interessato le principali sedi di compravendita di case di Reggio Calabria, sospettate di legami con le cosche mafiose.

E’ una decisione importante, perchè, per esempio, con una Stazione Unica Appaltante attiva ed efficiente i lavori per la realizzazione della nuova Piazza Carmine a Reggio Calabria (graziosa e già devastata dai bifolchi reggini) non sarebbero potuti finire alla Co.For. srl, di proprietà dei fratelli Antonino e Giovanni Guarnaccia, arrestati nell’ambito dell’operazione “Arca” con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma anche (copio e incollo dall’ordinanza di custodia cautelare) per:

il delitto previsto e punito dagli artt. 81, cpv., 110, 629 c.p. e art. 7 legge 203/91, per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro e con violenza e minacce costituite dagli attentati subiti dalle ditte sub-appaltatrici e dalla condizione di assoggettamento ed omertà che deriva dall’appartenenza all’associazione per delinquere di stampo mafioso costretto le ditte appaltatrici dei lavori (parliamo della A3, Salerno-Reggio Calabria, ndr) ad assegnare alla propria ditta i sub-appalti, le forniture, gli incarichi lavorativi, a scapito di altre imprese, al fine di agevolare l’attività dell’associazione per delinquere di stampo mafioso.

Per questo motivo, per dare atto all’Amministrazione comunale di Reggio Calabria di aver imboccato (ma non ancora percorso completamente) una strada corretta, ma anche per una questione “simbolica” strill.it avrebbe dovuto dare più risalto alla notizia divulgata da Roto San Giorgio.