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Bronzi di Riace: il grande bluff?

febbraio 19, 2009

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Solo una domanda: davvero qualcuno pensava che Scopelliti si sarebbe opposto alla volontà del Governo di trasferire, in occasione del G8 che si terrà in estate in Sardegna, sull’isola della Maddalena, i Bronzi di Riace?

Sono sicuro di no. C’è da soddisfare un capriccio di Re Silvio, e a Re Silvio è impossibile dire di no.

Partiamo da un presupposto spicciolo: i Bronzi sono “di” Bondi, ministro dei Beni Culturali, e può farci quello che vuole. Sta al sindaco della città che ospita le opere decidere se fare o meno una “guerra” perchè questi non vengano spostati, anche solo temporaneamente.

Ricordate la pagliacciata messa in atto, solo alcuni mesi fa, per il trasferimento, a Mantova, del Kouros? Ai tempi, però, al Governo c’era il centrosinistra e il ministro era Francesco Rutelli.

Scongiurando il rischio di “fuoco amico”, Scopelliti ha scelto per la pace e mi auguro che, frequentando le stanze romane, abbia imparato a fare davvero il politico, per il bene della città.

I Bronzi di Riace al momento non sono affatto valorizzati. Il Museo della Magna Graecia di Reggio Calabria viene visitato da pochissima gente in relazione ai tesori che racchiude e in confronto ai dati che riguardano gli altri musei italiani.

64.945 visitatori nel 1994, 74.641 visitatori nel 1995, 118.100 nel 1996, 126.955 nel 1997, 127.967 nel 1998, 145.933 nel 1999, 151.629 nel 2000, 152.067 nel 2001, 162.057 nel 2002, 158.905 nel 2003, 159.873 nel 2004, 104.006 nel 2005, 137.104 nel 2006, 134.958 nel 2007

I dati definitivi sul 2008 ancora non ci sono, ma le previsioni non sono affatto entusiasmanti. Insomma, Reggio, come al solito, negli anni, non è stata in grado di valorizzare delle risorse. Basta guardare la stanza, desolatamente spoglia, nella quale sono ospitate le sculture. Ma adesso c’è una possibilità: personalmente credo che la presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, in occasione del G8, possa essere un modo per veicolare l’immagine di Reggio e della Calabria nel mondo.

Bisognerà usare il cervello e non farsi uccellare, però. E su questo ho qualche dubbio in più.

La presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, qualora rimanesse fine a sè stessa, sarebbe un’inutile perdita di tempo per tutti, con il rischio, inoltre, che le due statue possano, accidentalmente essere danneggiate durante il tragitto o la permanenza.

Insomma, la domanda è: i Bronzi in Sardegna che ci vanno a fare? Per soddisfare i capricci di Re Silvio? Per mantenere cordiali i rapporti tra la città di Reggio Calabria e Roma? Per essere riposti in un angolo, dopo aver ricevuto un’occhiata fugace e annoiata da parte dei leader internazionali?

Oppure ci vanno per essere davvero attenzionati tramite documenti informativi sull’origine e sul luogo in cui sono custoditi per (quasi) tutto l’anno?

E ancora: cosa resterà poi della permanenza sarda? Faccio un esempio stupido e grossolano: una foto di Obama accanto ai Bronzi, che possa essere veicolata dagli organi di informazione di tutto il mondo sarebbe una grossa reclame per Reggio Calabria e per tutta la regione. Molto più di Gattuso sui taxi di Londra..

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, avrebbe dovuto sincerarsi di queste e di altre condizioni, oltre a impegnarsi nelle strette di mano, su vari argomenti, che tra lui e Bondi ci saranno sicuramente state.

E’ chiaro, infatti, che, in cambio della tregua, il sindaco abbia dovuto chiedere qualche garanzia in più per Reggio Calabria. Tralascio la probabile candidatura dello stesso Scopelliti alla carica di governatore della Calabria nel 2010. Tutti gli indizi, in realtà, sembrano portare al riconoscimento di Reggio quale città metropolitana: Bondi ha addirittura promesso, tramite una nota stampa, il proprio impegno istituzionale.

Il Ministro Bondi ha anche assicurato che il Governo si interesserà perchè vengano ultimati, nel più breve tempo possibile, ma questo non ha importanza: quello è semplicemente un atto dovuto da parte del Governo.

Questo “do ut des” non mi piace nemmeno un po’, ma, al momento, mi tocca accettarlo.

In attesa di scoprire se si tratterà o no dell’ennesima presa per i fondelli.

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Il Pilone a un privato: l’ultima sconfitta della politica

febbraio 9, 2009

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da www.strill.it

E’ solo l’ultima sorpresa di una terra, la Calabria, che sforna, giorno dopo giorno, situazioni improbabili e grottesche. Il Pilone di Villa San Giovanni passa nelle mani di un privato cittadino che lo ha acquistato, lo scorso 16 gennaio, dall’Enel.  Un concorso di colpa tra varie componenti: è solo l’ultima sconfitta, in ordine temporale, della politica locale.

Il Pilone è un traliccio che, per anni, tramite dei cavi, trasferisce e riceve l’energia elettrica, mettendo in collegamento Calabria e Sicilia. Poi, una decina di anni fa, viene dismesso, venendo sostituito da una condotta subacquea, che evita che i fili pendano sullo Stretto: l’unico vero collegamento tra Calabria e Sicilia perde così la sua funzione originaria, mantenendo, però, un alto significato sociale e culturale.  

Giancarlo Melito è il sindaco di Villa San Giovanni da circa otto mesi: ha trionfato con largo margine sugli avversari, dopo essere stato vicesindaco nella precedente Amministrazione, guidata da Rocco Cassone. Melito, da amministratore locale, non riesce a mandare giù la cessione del Pilone da parte dell’Enel a un privato cittadino, senza che il Comune di Villa San Giovanni, sul cui territorio si trova l’infrastruttura, sia stato adeguatamente informato.

“I due Piloni che si affacciano sullo Stretto non sono dei normali tralicci, non sono dei normali pezzi di ferro, ma, col tempo, sono diventati una sorta di patrimonio che si è integrato perfettamente nel contesto del territorio. Senza il Pilone non riusciremmo a immaginarci lo Stretto di Messina”.

Se dovessimo ripercorrere la storia del Pilone e degli Enti, da dove partiremmo?

“Circa dieci anni fa ci fu un primo approccio con la Provincia del Presidente Calabrò, per l’acquisto, tramite una cifra simbolica, del Pilone. L’Enel, di fatto, non voleva più sostenere i costi di manutenzione per un’opera che non forniva più il servizio originario e questo vale anche per l’omologo siciliano. Dieci anni fa, dunque, fu tentata una valorizzazione senza procedere all’acquisto, tramite l’installazione di un’illuminazione che, a basso costo, creasse un abbellimento sullo Stretto. Il Presidente Calabrò, dunque, prestò attenzione all’infrastruttura, senza però acquistarla. Probabilmente, ai tempi, non si potevano affrontare i costi di manutenzione”.

Uscendo dalla storia e arrivando alla cronaca, invece, cosa accade?

“Accade una cosa strana perché prima apprendo sui giornali della vendita del Pilone e poi, dall’Enel, arriva una nota di tre righe con la quale si annuncia all’Amministrazione che il Pilone e tutta la sua area sono stati ceduti a una privata cittadina;questo, ovviamente, ci ha sorpreso moltissimo, proprio per il significato storico e culturale dell’infrastruttura, di cui abbiamo parlato prima”.

E’ stato un fulmine a ciel sereno?

“Noi avevamo avuto un’interlocuzione con il presidente della Provincia Giuseppe Morabito, al fine di concordare un percorso comune. Avevamo ricevuto delle garanzie per quanto riguarda l’acquisto, in modo tale da poter inserire dei paletti sulla compravendita o per avere la futura gestione dell’infrastruttura. Questo non è avvenuto: la dirigenza generale dell’Enel, pur sapendo che l’opera ricade sul comune di Villa San Giovanni, non ha inoltrato alcun invito all’Ente”.

Quindi non eravate al corrente di nulla. La Provincia, invece, sapeva della trattativa col privato cittadino che poi ha acquistato il Pilone?

“Io so che la Provincia era al corrente della trattativa, però non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione né verbale, né telefonica, né scritta per partecipare alla contrattazione. Dal canto suo, l’Enel non ci informa di nulla, pur sapendo che la potestà su quel territorio compete al Comune di Villa San Giovanni e non alla Provincia di Reggio Calabria che è un Ente superiore”.

Insomma, non siete stati informati, ma pensavate che “il paracadute” lo aprisse la Provincia.

“Certamente. Il Comune, in questa vicenda, è diventato, di fatto, un soggetto trasportato, dato che i contatti sono avvenuti solo tra Enel e Provincia. Non abbiamo preso il pallino in mano perché avevamo ricevuto rassicurazioni sul fatto che saremmo stati un soggetto attivo nella questione. Questo poi non è accaduto e me ne duole molto”.

Se il pallino non era nelle vostre mani, dalle mani di chi è sfuggito, allora?

“La Provincia ha tenuto in mano il pallino ma, evidentemente, ha valutato come insostenibile la gestione economico-finanziaria dell’opera. Certamente, però, avrebbe potuto chiedere collaborazione a noi. Noi non volevamo essere l’unico soggetto in causa, volevamo un tavolo di concertazione e non volevamo essere scavalcati, come poi è avvenuto. Tra l’altro, predisponendo una convenzione adeguata, si poteva già da subito creare le premesse perché la gestione potesse di fatto consentire un autofinanziamento, sfruttando l’immagine e con essa il ritorno economico che il Pilone potrebbe avere dal punto di vista pubblicitario e delle attività produttive in genere”.

Il pilone siciliano è stato donato dall’Enel al Comune di Messina. Perché qui non è stato possibile fare lo stesso?

“Come detto, dieci anni fa c’era stata la possibilità di una donazione. La mia lamentela va nei confronti della direzione generale dell’Enel che ha sottovalutato la valenza dell’infrastruttura. Non solo i vertici locali, ma anche quelli nazionali dell’Enel devono capire che i rapporti con gli Enti vanno mantenuti”.

E la politica?

“Noi abbiamo acquistato diversi immobili dismessi da altri Enti: l’ex Isa, dove sorgerà un centro direzionale, l’ex Finanza di Cannitello, dove sorgerà un museo del mare. Non siamo stati messi in condizione, da parte della politica, di fare lo stesso con il Pilone. Il presidente della Provincia, Morabito, ha fatto una valutazione esclusivamente economica, noi, invece, avremmo fatto una valutazione non solo economica, ma anche storica e sociale del manufatto. Il presidente della Provincia ha messo troppa sufficienza nella questione, con la sua scelta ha dimostrato di sottovalutare la vicenda. Insomma ha deciso qualcun altro per noi: questo mi amareggia e, nello stesso tempo, mi insospettisce perché non ho capito tutta questa velocità nel vendere il Pilone”.

Comunque sia ormai la cessione è avvenuta. L’Amministrazione ha in mente qualche mossa?

“Dal punto di vista della tutela legale dell’Ente vogliamo fare degli accertamenti. Vogliamo verificare se sussista un meccanismo che difenda l’Amministrazione nella ipotesi di prelazione dell’acquisto. Vogliamo tutelare il nostro territorio e vedere se esistono gli estremi per l’invalidazione della gara d’acquisto, dato che non abbiamo ricevuto alcun avviso di prelazione. Tengo a precisare che l’azione del nostro ufficio legale non va contro il privato che ha acquistato il Pilone, ma il problema principale è che siamo stati estromessi dalla vicenda”.

Sindaco, lei cosa sa sul prezzo d’acquisto del Pilone?

“Ci sono voci contrastanti: alcune parlano di costi abbastanza bassi, trenta, cinquanta o duecentomila euro, per l’acquisto, ma di spese per la manutenzione che si aggirerebbero sul milione di euro ogni due anni. Voglio però mettere un punto preciso sulla questione: comunque l’utilizzo va condiviso con l’Amministrazione Comunale”.

Anche perché il privato cittadino che ha acquistato il Pilone, teoricamente, potrebbe anche smontarlo…

“Certamente. Questa è una nostra preoccupazione: mi riferisco al pensiero che l’acquisto sia funzionale a una futura vendita. Mi auguro ovviamente che questa sciagurata ipotesi non avvenga, sarebbe un grave danno per danno per la città, per lo Stretto, per tutta l’area. Quella zona, comunque, sarà inserita all’interno di un Piano Regolatore, quindi qualsiasi azione verrà regolamentata attraverso il nostro piano strutturale comunale, in modo tale da avere un controllo sull’utilizzo. Noi, comunque, vogliamo partecipare alla valorizzazione del Pilone, tramite un concorso di idee con il privato acquirente. L’idea sarebbe anche quella di un coinvolgimento ad ampio raggio tramite internet, per la valorizzazione del nostro comprensorio”.

Insomma, il Pilone non ha prezzo.

“Il Pilone non ha prezzo. Per noi non è un capolavoro d’arte, ma per la sua storia e per il collegamento che ha rappresentato per cinquant’anni tra le due sponde ha assunto una valenza davvero significativa. E’ un patrimonio nostro e lotteremo per far valere i nostri diritti. Noi manteniamo tuttora rapporti istituzionali con l’isola, ma il Pilone è stata l’unica vera ‘stretta di mano’ tra Calabria e Sicilia”.