Posts Tagged ‘politica regionale’

Lascia o raddoppia?

febbraio 27, 2009

enzo_sculco

Che Enzo Sculco fosse un tipo a cui non va di farsi mancare nulla lo avevo capito da un po’.

Sì perchè nel Consiglio Regionale più indagato d’Italia (del mondo, direi), quello della Calabria, lui non solo si è fatto indagare, ma si è anche fatto condannare in primo grado.

Eletto alle Regionali del 2005 nel collegio di Crotone con la Margherita, il 2 febbraio del 2007 è stato condannato in primo grado dal tribunale di Crotone a sette anni di reclusione per frode in pubbliche forniture, truffa, tentata truffa, falso ideologico, concussione, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, corruzione, turbata libertà degli incanti. I reati contestati a Sculco riguardano fatti accaduti tra il 2000 e il 2001, all’epoca in cui era vicepresidente dell’amministrazione provinciale di Crotone.

Il 16 marzo dello stesso anno, il 2007, l’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, sospende lo stesso Sculco dalla carica di consigliere regionale. Sculco viene surrogato da Salvatore Lucà, primo dei non eletti nella Margherita, ora in quota Pdm (il partito fondato da Agazio Loiero).

Enzo Sculco resta fuori dal Consiglio Regionale della Calabria. Vi rientra un anno e mezzo dopo, il 7 agosto del 2008, lasciando la Margherita, per approdare al Gruppo Misto. Enzo Sculco rientra a Palazzo Campanella con queste parole:

Sono qui, dopo lunghi mesi di assenza, non a dispetto di qualcosa o di qualcuno, ma per ragioni di diritto e in forza della mia rappresentatività e per volontà di migliaia di cittadini che hanno liberamente scelto di farsi rappresentare dal sottoscritto in questa Istituzione regionale.

In questi lunghi mesi, non ho mai rinunciato a svolgere le mie prerogative e le mie funzioni politiche sul territorio, con i cittadini e in Calabria. L’ho fatto, come sempre, in ossequio e in coerenza con i principi ed i doveri riconosciuti e richiesti dalla Carta Costituzionale. Torno, ora, ad esercitare, legittimamente, i miei doveri e le mie prerogative di rappresentanza istituzionale nel Consiglio regionale; continuerò a   farlo nel solco della mia tradizione d’impegno,  con tutta la mia esperienza,  ed in coerenza con la mia storia e la mia identità politica e sociale. Ho interrotto e sospeso la mia attività da capogruppo della Margherita: esperienza che ho vissuto con passione e impegno, insieme a tanti meravigliosi amici che oggi ritrovo in quest’Aula. Scelgo di appartenere al Gruppo Misto, che non è per me un punto d’arrivo ma semplicemente un punto  di passaggio. Faccio questa scelta  perché la ritengo, al momento,  la più giusta e la più  corretta, per me e per tutti.  In attesa, naturalmente, di concludere una dolorosa vicenda giudiziaria il cui esito, sono certo, restituirà tutto e per intero.

Questa decisione  non m’impedirà, e spero non impedirà a nessuno, di dialogare e confrontarsi e soprattutto collegarsi e ricollegarsi, non solo idealmente ma anche sulle tante e complesse questioni che saremo chiamati ad affrontare in quest’Aula. E’ mio forte desiderio offrire il  contributo e tutto il mio impegno, come sempre, e senza risparmio alcuno.

Io non dimentico, né voglio in alcun modo dimenticare, che sono qui in rappresentanza dei miei elettori, del mio territorio e dei calabresi tutti. Per loro e a loro sarà dedicato  ogni mio sforzo istituzionale,  nella speranza che da questo lavoro in comune la Calabria e i calabresi possano trarre vantaggi e nuove prospettive.

Da allora, Enzo Sculco, “per volontà di migliaia di cittadini che hanno liberamente scelto di farsi rappresentare in questa Istituzione regionale”, si accomoda, da condannato in primo grado, tra gli scranni di Palazzo Campanella.

Nulla da eccepire dal punto di vista legal-giudiziario: Sculco ha diritto di difendersi nel corso dei tre gradi di giudizio che la legge italiana prevede. Ma la sua presenza in Consiglio Regionale è assai sconveniente sotto il punto di vista morale ed etico.

E’ una mia valutazione. Torniamo ai fatti.

Come dicevo, Enzo Sculco è uno che non si vuole far mancare proprio nulla: indagato, condannato in primo grado a sette anni, oggi ha incassato una seconda condanna: è stato condannato oggi anche ad un anno e tre mesi per il reato di truffa aggravata e falso ideologico.

Al centro del processo alcuni corsi di formazione che erano stati organizzati tra il 2001 e il 2002 dall’ente Ial Calabria di cui all’epoca Sculco era amministratore. Secondo l’accusa, i corsi non si sarebbero mai tenuti anche se lo Ial avrebbe percepito, all’epoca, 300 milioni di lire.

Ricapitoliamo per l’ultima volta: indagato (come tanti suoi colleghi della massima Assise calabrese), condannato in primo grado a sette anni, condannato da un giudice monocratico a un anno e tre mesi.

Siede ancora nell’aula del Consiglio Regionale della Calabria.

Annunci

Come to Calabria

febbraio 13, 2009

gattuso_regione_calabria

Ha ragione il presidente della Regione, Agazio Loiero: la Calabria è vittima di un complotto mediatico.

Ricapitoliamo in due parole: qualche mese fa si sparge la voce che la Regione Calabria avrebbe elargito 8 (otto) milioni di euro alla nazionale italiana di calcio, diventando così l’unico sponsor istituzionale degli azzurri, al fine di promuovere un’immagine positiva della regione.

Pensate che sugli otto milioni di euro, elargiti fino al 2010 da Palazzo Alemanni, alla nazionale di calcio, l’Unione Europea ha persino voluto sapere qualcosa in più!

La commissaria (non sentivo questa parola dai tempi di Edwige Fenech) Danuta Hubner ha addirittura deciso di abbandonare la civiltà e di scendere in Calabria.

Otto milioni di euro per tre anni, mica cazzi! Una cifra espressamente destinata dall’Unione Europea per la promozione turistica del territorio. Tuonò financo l’eurodeputato Beniamino Donnici, ex assessore regionale al Turismo!

La Hubner però diede ragione al buon Agazio, accertando che ”solo 400.000 euro (piu’ Iva) delle attivita’ collegate alla nazionale di calcio saranno cofinanziate con fondi comunitari, la spesa sara’ riferita al Por 2000-2006. Il contributo comunitario sara’ pari al 50% della somma citata, 200 mila euro piu’ Iva”.

Sì perchè in Calabria, dato che le cose vanno bene, ci ritroviamo fondi Por in scadenza, non spesi, quindi bisogna affettarsi a elagirli, per non perderli definitivamente.

Insomma la vicenda fece tanto, tanto, rumore. Der Spiegel titolò: “I soldi UE dalla mafiosa Calabria allo zotico Gattuso”. E si beccò, giustamente, una querela.

Adesso, però, tutti i critici dovranno tacere!

Ah già, dimenticavo. Come potete evincere dalla foto, Agazio Loiero ha scelto un gran bel ragazzo per portare avanti l’immagine della Calabria nel mondo: Gennaro Gattuso.

Eh vabbè, è l’unico calabrese certo del posto in squadra in nazionale.

Comunque sia, oggi, si cominciano a vedere i frutti dei soldi spesi dalla Regione Calabria. Guardate che bella la macchina, parcheggiata a Londra, sulla quale campeggia il faccione di quel gran figo di Gattuso e l’azzeccatissimo slogan: “Come to Calabria”.

Sembra la reclame di un farmaco simil-Viagra.

Tutto molto bello, ma, forse, anche costoso: Progetto 5 di Santo Frascati avrebbe fatto tutto con qualche migliaio di euro.

La terra trema. I calabresi pure

gennaio 26, 2009

agazioloiero

Due morti e cinque feriti. E’ questo il bilancio della frana che ha invaso entrambe le carreggiate dell’autostrada A3-Salerno Reggio Calabria nei pressi di Rogliano.

E lo Stato, inteso come politica, che fa?

“Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, direbbe De Andrè.

Lo Stato, la politica, nella fattispecie sono rappresentati dal Presidente della Regione, Agazio Loiero che, portando la propria solidarietà ai familiari delle vittime, con riferimento alla tragedia, afferma:

“Si tratta di un problema che sollevato non piu’ di due mesi fa. Prima di ogni altro discorso, e’ giusto capire bene che cosa e’ successo”.

Loiero non è l’unico a voler capire, dato che la Procura della Repubblica di Cosenza ha avviato un’inchiesta, al momento contro ignoti, per valutare le eventuali responsabilità del disastro.

Una responsabilità ce l’hanno di sicuro i calabresi. Proprio ieri, su strill.it, l’amico Franco Arcidiaco scriveva queste parole, riferendosi a coloro i quali piangono il cedimento di un terreno che, solo per puro caso, fino a oggi non aveva causato vittime:

Sono gli stessi incivili trogloditi (che non dimentichiamo costituiscono la maggioranza della popolazione) che hanno passato la vita a: edificare abusivamente, scaricare rifiuti nelle fiumare e nelle vallate, fottersi il denaro pubblico, calpestare e schifiare ogni regola della convivenza civile e, last but not least,  considerare la politica solo come una fonte di soluzione dei propri problemi personali.

Una triste e amara riflessione che ha anticipato solo di poche ore la tragedia, ma che ha avuto il merito di coinvolgere la politica.

A prescindere da quelle penali che potrebbero essere accertate dalla magistratura, la politica, e Loiero ne è solo l’ultimo rappresentante in ordine di tempo, ha certamente delle responsabilità morali. Responsabilità morali che potrebbero diventare d’altro genere, soprattutto se, al cospetto di qualche magistrato, il presidente dell’Ordine dei geologi della Calabria, Paolo Cappadona dovesse ripetere queste parole:

“Più volte abbiamo lanciato l’allarme sulla devastazione del territorio calabrese, ma nessuno ci ha mai ascoltato. In Calabria c’è un territorio devastato, esposto fortemente al rischio ideogeologico. A questo si aggiungono la malagestione del territorio e l’incuria dell’uomo. Il fatto è che ogni volta che cerchiamo come geologi di sensibilizzare le istituzioni su questo problema ci scontriamo con un muro di gomma perchè non ne viene percepita l’importanza”.

Lo stesso Cappadona, in un intervento di qualche mese fa, relativo a un’altra catastrofe, avvenuta a Vibo Valentia, affermava:

Tenendo ben presente tale circostanza e riconoscendo senza remore che la forte crescita demografica e la trasformazione dell’economia anche di piccole comunità abbinate ad un disattento governo del territorio, alla mancanza di pianificazione sostenibile, alla illegalità diffusa nel campo dell’edilizia favorita dai condoni che si sono succeduti nel tempo, hanno prodotto una pressione insopportabile sull’ambiente e sul territorio ed un consumo di suolo irrazionale con l’occupazione insensata di aree già riconosciute pericolose e che per questo sono divenute aree a rischio sia per frana che per esondazione, si tratta ora di individuare alcune priorità di prevenzione e mitigazione del rischio conseguente nel medio e nel lungo periodo. Nel breve e medio periodo, al di là della pur comprovata necessità di interventi strutturali per sanare la intrinseca fragilità strutturale del territorio calabrese, documentata in tutta la sua allarmante dimensione dal Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, le esperienze di questi ultimi anni ci indicano con chiarezza la necessità improrogabile di azioni, per altro non eccessivamente onerose, finalizzate alla manutenzione ordinaria e straordinaria ed al ripristino della funzionalità del reticolo idrografico naturale e dell’assetto morfologico dei versanti.

 La cosa certa, al momento, è che Loiero, quando parla di problema sollevato due mesi fa, commette una grossa gaffe, autoaccusandosi. Sarebbe davvero grave se Loiero si fosse accorto dei rischi geologici in Calabria appena due mesi fa, soprattutto perchè uno studio dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), datato ottobre 2000, afferma quanto segue:

Le regioni caratterizzate dalla percentuale più alta (100%), relativa al numero totale dei comuni interessati da aree a rischio potenziale più alto, sono la Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta, mentre la Sardegna è quella con la percentuale minore (11,2%) (dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio).

In un’intervista del 2 aprile del 2005, al settimanale di informazione regionale Mezzoeuro, l’allora Presidente Ordine dei Geologi  della Calabria, Beniamino Tenuta, denunciava i ritardi dell’attuazione della legge 19/2002, “Norme per la tutela, governo ed uso del territorio – legge urbanistica della Calabria”, con queste parole:

I ritardi inspiegabili nell’attuazione della legge 19/2002 sono sotto gli occhi di tutti e non ci sono scusanti per nessuno di coloro che avevano e hanno la responsabilità a livello regionale della sua concreta attuazione. È una legge quindi che oltre a regolare l’assetto urbanistico del territorio ha in sé una serie di elementi innovativi che partendo dallo sviluppo sostenibile del territorio regionale, passano alla garanzia dell’integrità fisica e culturale del territorio e quindi al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, promovendo un uso appropriato delle risorse ambientali, naturali, territoriali e storico culturali. Altro elemento di forte novità è la partecipazione e la concertazione con le forze economiche e sociali e con le categorie professionali tecniche nei procedimenti di formazione ed approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica.

Si tratta di un allarme confermato, in seguito, dal successore di Tenuta, Paolo Cappadona:

Auspicabile sarebbe la costituzione di presidi permanenti che, attraverso una programmazione coordinata e pianificata, possano operare un controllo ed una costante e continua manutenzione del territorio. Nel lungo periodo non si può non considerare la necessità di una programmazione delle azioni antropiche che metta al centro delle attività di pianificazione di utilizzo del territorio la realtà fisica, le vocazioni morfologiche ed idrauliche, le pericolosità geologiche e, in una parola, lo “sviluppo sostenibile”.  Tale obbiettivo per la verità è stato già saggiamente individuato ed infatti la Regione Calabria nel 2002 ha emanato la Legge Urbanistica Regionale (n. 19/2002) dai contenuti fortemente innovativi e che introduce elementi di controllo e di verifica della compatibilità geomorfologica degli interventi di sviluppo urbanistico che garantiscono per il futuro una politica di gestione del territorio attenta alla prevenzione ed alla previsione dei rischi naturali. Purtroppo però è da ormai troppo tempo che si attende l’approvazione delle Linee Guida collegate alla suddetta Legge che dettano regole precise per una nuova cultura di governo del territorio calabrese. Riteniamo in tal senso che l’approvazione delle suddette Linee Guida, attualmente all’esame della IV Commissione Consiliare, sia una priorità non più procrastinabile per assicurare condizioni di sviluppo sostenibile al nostro martoriato territorio.

Loiero dice di voler capire. Forse fino a oggi non aveva la stessa volontà. Certamente la politica è stata investita da tempo dei rischi geologici in Calabria.

Era stata investita con forza.

Con la stessa forza della frana di Rogliano.

C’è da crederci?

gennaio 19, 2009

partitodemocratico1

E se stavolta facessero sul serio?

Naccari, Battaglia, Bova, Minniti. Ci sono tutte le correnti del Partito Democratico per l’investitura di Peppe Strangio, attuale capo di gabinetto proprio di Giuseppe Bova, che, dal prossimo 26 gennaio (si voterà il 25) sarà il nuovo presidente provinciale del movimento.

Dal Pd scelgono, ancora una volta, una candidatura unitaria.

Dopo l’acclamazione di Marco Minniti, il 14 ottobre del 2007, dopo le pessime primarie del movimento giovanile che, qui a Reggio, presentavano 25 candidati per 25 posti disponibili, adesso anche il presidente provinciale verrà nominato, anzichè essere eletto.

Però questa volta c’erano tutti. C’erano i Riformisti, c’era l’area Loiero (Progetto Democratico Meridionale), c’era, ovviamente l’area di Bova che, presentando il nome di Strangio ha vinto la contesa.

Sì perchè sul nome di Strangio credo che in pochi possano storcere il naso. Persona preparata, professionista serio, ecc. ecc.

Non sono bravo a fare marchette.

Insomma, il nome di Strangio potrebbe essere quello giusto. Ciò che mi lascia perplesso sono, ancora una volta, le modalità.

Si procede, ancora una volta, per nomina. E questo non mi piace.

Mi chiedo: Peppe Strangio è l’unico candidato perchè c’è effettivamente convergenza sul suo nome, sulle sue idee, sulla sua linea politica o assistiamo, ancora una volta, a un appiattimento tipicamente calabrese frutto del clientelismo e della voglia di “non muovere nulla”?

Con la nomina di Minniti e con la vergogna delle primarie del Pd Giovani è stato così.

Il Partito Democratico era nato come un movimento nuovo e, se spulciate i miei vecchi post, potrete notare che era riuscito a catturare la mia fiducia.

Quando ho visto l’acclamazione di Minniti, i contrasti insanabili in seno al partito e alcune logiche perverse (insisto sulle primarie del movimento giovanile) anche da parte di quelli che Montecristo, su Calabria Ora, ha definito brillantemente “giovani vecchi”, allora ho capito che di cambiamento, in Calabria, non ne avrei visto.

E le vicende nazionali hanno alimentato il mio malumore.

Adesso il Pd sembra voler cambiare pagina.

Se si vorrà differenziare dal Pdl dovrà farlo veramente.

La Befana è morta. E la Calabria?

gennaio 6, 2009

operazionecenereecarbone

Ho apprezzato molto l’iniziativa della Fiamma Tricolore, tenutasi a Reggio Calabria e a Villa San Giovanni.

Leggo all’interno del comunicato:

Disoccupazione, precariato, corruzione politica, usura, estorsioni, etc.: sono questi alcuni dei doni destinati alla Calabria e portati in spalla dalla Befana del 2009 che disperata ha cosi deciso di suicidarsi vittima anch’essa della classe politica regionale e nazionale.

Disoccupazione, precariato.

In Calabria di lavoro ce n’è davvero poco. E la fame, insieme alla poca cultura, portano al malaffare. In questo siamo esperti.

Corruzione politica.

Il Consiglio Regionale più inquisito della storia, consiglieri comunali chiacchierati, comitati d’affari, magistrati amici delle cosche, ex pubblici ministeri che si mettono in società con dei condannati, pm onesti che vengono mandati via, in punizione. Che bellezza!

Usura

Un imprenditore, Nino De Masi, costretto a scrivere al Capo dello Stato, affinchè questi possa vigilare sull’imparzialità e la correttezza del processo di appello, che il prossimo 9 gennaio vede alla sbarra i vertici di alcuni dei maggiori istituti di credito italiani con l’accusa di usura. Ma i processi non dovrebbero essere, a priori, giusti, imparziali e corretti?

Estorsioni

Decine di macchine bruciate ogni notte, le saracinesce di diversi esercizi commerciali fatte saltare in aria, imprenditori, come Cosimo Virgiglio, 42enne di San Ferdinando, amministratore della Cargoservice s.r.l., costretto a chiudere la propria attività, lasciando disoccupati i suoi sette dipendenti, con la speranza di poter ricominciare a lavorare al Nord. All’indomani della chiusura della mia società dirò ai miei figli: “Papà è costretto ad andare a lavorare al nord perché qui in Calabria non c’e’ rispetto e tutela”, scrive in un comunicato. L’arresto di Giuseppe Filice, che estorceva soldi per conto della famiglia Barreca, giunto dopo la denuncia di una vittima, lascia un briciolo di speranza.

La stessa speranza che danno, giorno dopo giorno, le forze dell’ordine, mai così attive in Calabria, a Reggio in particolare, come in questi giorni.

La speranza che la Calabria, dove, in media, si consuma un omicidio o una minaccia al giorno, possa un giorno liberarsi.

La speranza, l’unica cosa che ci resta.

Ora che anche la Befana se n’è andata.