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Tieni duro, Ricky!

novembre 20, 2008

villari

Sarebbe bello se il pressocchè sconosciuto (fino a qualche settimana fa) senatore Riccardo Villari la mettesse in quel posto, contemporaneamente, a Popolo della Libertà e Partito democratico.

Sarebbe un colpo alla Rocco Siffredi o John Holmes.

Eletto alla presidenza della Commissione di vigilanza Rai con i voti del Pdl che non voleva lasciare campo libero al professionista dell’antimafia Leoluca Orlando, adesso il parlamentare napoletano vuole rimanere ben ancorato alla poltroncina.

E’ uno sport piuttosto comune.

Eppure il suo valoroso Partito democratico, mettendosi a 90 gradi (per ritornare a Siffredi e Holmes) ha rinunciato a sostenere Orlando dell’Idv (povero Tonino Di Pietro!), accordandosi col partito di Re Silvio sul nome dell’ottimo (e non scherzo) vegliardo Sergio Zavoli.

Villari non si dimette e viene espulso dal Partito democratico e questa, per lui, non è di certo una cattiva notizia.

La cattiva notizia, per me, è che la strenua resistenza di Villari durerà ancora per poco, dopodichè tutto andrà per il meglio (per Berlusconi, ovviamente).

Insomma, tanto per citare ancora Rocco e John, Villari terrà duro ancora per poco.

Nel frattempo Villari, in questa situazione isteriana (isterica+italiana, l’ho copiata al bravo Beppe Severgnini), avrà avuto i suoi giorni di celebrità.

Farà la figura di Pulcinella, ma “chissenefrega”.

Pensaci, Giacomino

ottobre 24, 2008

E’ uno bravo Giacomo Mancini junior.

E’ stimato a sinistra, ma è stimato a destra. Intrattiene rapporti cordiali con i sinistri, ma anche con i destri: questa, per esempio, è un’agenzia Asca di qualche mese fa, in cui l’ex deputato socialista si schiera al fianco del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

”Conosco il sindaco di Reggio Calabria e, sebbene abbia una formazione politica molto distante e differente dalla mia, lo considero un amministratore attento ai bisogni della sua comunita’ e un dirigente politico apprezzato anche al di fuori del suo partito e della sua coalizione e per questo, nel momento in cui e’ vittima di un ingiusto tentativo di infangare la sua onorabilita’, esprimo a Giuseppe Scopelliti la piu’ sentita solidarietà” . Lo ha dichiarato Giacomo Mancini, del Partito Socialista. ”Mi auguro – ha continuato Mancini – che gli schizzi di fango, che colpiscono Scopelliti, non siano il preludio ad una lunga campagna elettorale, combattuta con i veleni, le insinuazioni e alimentando i verminai. Se cosi’ dovesse essere – ha concluso Mancini – sarebbe l’ennesima sconfitta per la Calabria e per i calabresi”.

Giacomo Mancini junior è nipote di quel Giacomo Mancini che, insieme alla combriccola composta anche da Misasi e Pucci, nel 1970, la mise in quel posto, e senza vaselina, a Reggio Calabria. Ai tempi, infatti, il capo del Governo, quel briccone di Emilio Colombo, aveva promesso che sul capoluogo della Regione Calabria avrebbe deciso il Parlamento, ma Mancini, il cui fantoccio, in quei mesi convulsi, è stato più volte impiccato in città, minacciò la crisi di Governo qualora non fossero stati mantenuti i patti già stabiliti nei salotti della Capitale: capoluogo di regione a Catanzaro, università a Cosenza e le industrie, promesse tramite quella truffa del pacchetto-Colombo, a Reggio Calabria.

Dicevo, Giacomo Mancini è uno bravo: è giovane (ha 36 anni) si è abbracciato per una vita con la sinistra, con i Democratici di Sinistra (pace all’anima loro), con lo SDI, poi con la Rosa nel pugno. Adesso, però, sembra essere rimasto ammaliato dall’indiscutibile fascino di Re Silvio, ma, soprattutto, dal lauto compenso da parlamentare europeo, posto assicurato qualora effettuasse il salto dai Socialisti al Popolo della Libertà.

Sì, Giacomo Mancini è pronto a fare il salto della quaglia: al Pdl, con il culetto poggiato, a Bruxelles, su una comoda sedia del Parlamento Europeo.

Più di 12mila euro mensili, escludendo benefits, rimborsi, ecc. ecc.

Alcuni giornali, come nel calciomercato estivo, danno l’affare per concluso.

Io aspetto l’ufficialità e nel frattempo sono indeciso se fare un appello o stare zitto.

Che faccio lo dico? Lo dico o non lo dico?

Massì lo dico!

“Pensaci, Giacomino!”

Carta canta

settembre 29, 2008

Per una volta rubo titolo e vizietto a quel simpaticone del baluardo dell’informazione italiana, Marco Travaglio.

da www.danielasantanche.com

“Le donne per andare in Parlamento lo possono fare solo con me. Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perchè Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”. Lo ha detto Daniela Santanchè, candidata della Destra, in una intervista a Canale Italia che verrà messa in onda stasera. Per la Santanchè il Cavaliere “non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno. Ha detto a quella ragazza precaria di sposare un miliardario: non è questa la risoluzione del precariato. Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare”. 25 marzo 2008

E ancora, dallo stesso sito:

Berlusconi? E’ ossessonato da me. Tanto non gliela do…” Daniela Santanchè, candidato premier de La Destra, interpellata dai cronisti a Montecitorio, risponde così a distanza a Silvio Berlusconi che nel corso della puntata di “Omnibus” aveva affermato che la candidata de La Destra non è altro che “quella destra Billionaire ch cerca di portarci via i voti, ma che fa soltanto il gioco della sinistra”. 9 aprile 2008

E invece, a distanza di qualche mese, copio e incollo da www.corriere.it

Daniela Santanchè si dimette da portavoce de «La Destra», insieme con una cinquantina di dirigenti nazionali, regionali e provinciali del partito che stanno lasciando i loro incarichi in queste ore. Il segretario nazionale Francesco Storace in mattinata, riferendosi alle dichiarazioni della Santanchè sulle sue intenzioni di lasciare il partito, aveva detto: «È diventata una rubrica fissa di “Libero”. Me ne vado, non me ne vado… Ha scambiato La Destra per una margherita. Faccia quello che vuole, ma ce lo faccia sapere».

«Proprio per non far la fine de La Margherita – è la replica della Santanchè – mi dimetto da portavoce nazionale e ritiro la mia mozione che, come è noto, propone di aprire il partito a collaborazioni con il Pdl, proprio come abbiamo fatto a Trento, per le prossime elezioni, con Marco Zenati, uno dei firmatari della mia mozione». La Santanchè ritiene che «per non rimanere confinato in un’area di estremismo extra parlamentare di vago nostalgismo» il partito dovrebbe «stringere alleanza e collaborare responsabilmente con la coalizione di centrodestra» al governo. Fra i suoi obiettivi «combattere senza indulgenza ogni forma di razzismo e di violenza», «provare a recuperare alla democrazia quei giovani che ancora oggi si radunano sotto le bandiere di un sedicente e lugubre nazifascismo invece di giustificarli con argomenti più o meno ambigui» e seguire «il cammino delle riforme che l’attuale governo sta portando avanti nell’interesse del nostro Paese». 27 settembre 2008

Se dovesse avere una figlia la chiamerà Coerenza.