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Lettere al blog: Sulla questione morale

agosto 7, 2009

giustizia_e_questione_morale

di Franco Cascio

Se c’è una cosa rimasta irrisolta negli anni che la politica delle Prime e Seconde Repubbliche non è stata in grado di affrontare esaurientemente e con la giusta attenzione che merita è la questione morale.

L’immoralità non presuppone necessariamente il perseguire la via del male. Basta infatti mantenere una staticità  di fronte all’affermarsi dell’immoralità diffusa per essere considerati quantomeno “complici” .
Chi sceglie di adoperarsi per la comunità intraprendendo la strada della politica non può e non deve permettersi di considerare la questione morale come  appannaggio di pochi illusi permeati da valori etici, che i più (gli immorali) definiscono “disillusi”.

Sembra invece che ad essere premiati, in questo intreccio perverso tra immoralità e perdita di valori etici, siano proprio coloro i quali perseguono il male o, perlomeno, rimangono impassibili dinnanzi all’affermazione dello stesso.

Accade e si manifesta un po’ dappertutto. Ma appare ben più grave quando accade e si manifesta in politica. Perché gli interessi non sono più di un singolo individuo, ma di una intera comunità.

Sembra ormai che tutto sia lecito. Questo il leit-motiv degli attori politici odierni. L’importante, credono, è non farsi scoprire. L’importante è che l’evidente non venga evidenziato. E quando ciò accade, basta fare in modo che  quelle accuse si etichettino come provenienti da quel vasto mondo di “disillusi”. Quindi senza valore. Prodotte  dall’astio di chi non si trova al posto di comando. 

La moralità politica è un concetto molto più vasto di quanto si possa pensare. Non basta che chi governa si ripari dietro il paravento dell’onestà e della trasparenza della propria condotta amministrativa. Paradossalmente spesso è proprio attraverso la “trasparenza degli atti” che si riescano a celare le peggiori nefandezze.

Con l’avvento della nuova fase politica italiana, quella post-tangentopoli per intenderci, qualcuno sostenne  la difficoltà del potere governare brandendo la questione morale, poiché la politica è fatta di competenze, decisioni e anche compromessi.  L’analisi appariva assai delicata, facilmente equivocabile.  Specialmente da quelle voci provenienti da spalti “non disinteressati” che proprio sull’immoralità diffusa avevano basato la loro azione di governo. Ma arrivare a sostenere che non si può governare con il moralismo impoveriva  decisamente il senso di quell’analisi.

L’uomo politico che sposa appieno la questione morale sa a cosa rischia di rinunciare.  Sa cosa rischia di perdere. Quella importante fetta di elettorato manovrata da coloro i quali che sull’immoralità, sui compromessi, morali e non,  rincorrono il potere. Sono i “padroncini” della politica. Quelli in grado di decidere il governo di un paese. Loro avvelenano la politica, perché forniscono i “mezzi” al politico assetato di potere. Cosa volete gliene importi dell’etica, della morale?

Si continua ad urlare al cambiamento. Un urlo che non è ancora cessato. E’ ora di smettere di urlare e cominciare ad agire.

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Impuniti

dicembre 24, 2008

magistrati1

Negli ultimi tempi dare ragione a Veltroni mi costa davvero tanto. C’è solo una cosa, analoga, più insopportabile: dare ragione a Berlusconi.

“Quello che è avvenuto a Pescara è gravissimo”, dice il segretario del Partito Democratico.

Cosa è avvenuto a Pescara?

E’ avvenuto che all’ex sindaco, Luciano D’Alfonso, del Partito Democratico, lo scorso 16 dicembre sono stati comminati gli arresti domiciliari con l’accusa di aver intascato tangenti.

E’ cominciata così la settimana più brutta del Pd di Veltroni, colpito, nei giorni successivi, dalle indagini di Napoli che interessano gli assessori di Rosa Russo Iervolino. E’ stata la settimana della “questione morale”.

Ma, proprio pochi minuti fa, all’ex sindaco di Pescara sono stati revocati i domiciliari.

“Non esiste nessuna cupola”.

Il gip, Luca De Ninis, ha, come si dice in questi casi, smontato il teorema dell’accusa, rappresentata dal pm Gennaro Varone, che invece si era opposto alla scarcerazione di D’Alfonso.

L’accusa, il pm, quindi, come nessuno dice in questi casi, ha commesso una grandissima cazzata.

Così come appare illogico il comportamento del Gip che, prima ha disposto gli arresti domiciliari e, poi, ha aspettato alcuni giorni prima di scarcerare l’ex sindaco (rimesso in libertà proprio in seguito alle dimissioni).

Per D’Alfonso il quadro accusatorio resta, ma è d’obbligo interrogarsi su questi strani comportamenti.

Capisco che rischio di fare la figura del “berlusconiano”, ma, pazienza. L’ho già scritto in passato, non esistono onnipotenti.

Ma, in questo Paese, il Consiglio superiore della magistratura trasferisce i magistrati praticamente solo per incompatibilità ambientale, non punendo, invece, gli scempi quotidiani.

Penso al Gup di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, che, come potete leggere in questo articolo di Peppe Baldessarro per la Repubblica, depositando le motivazioni della sentenza fuori tempo massimo, ha permesso a due killer, Denis Alfarano e Damiano Leotta di ritornare in libertà.

Oppure quel giovanotto di Edi Pinatto, 42 anni, che ne ha impiegati otto, di anni, per scrivere una sentenza di condanna contro il clan Madonia, a Gela.

Non parlo, invece, del sostituto pg di Reggio Calabria, Santi Cutroneo, accusato di rapporti di amicizia con un esponente del clan Condello.

Lui ha ancora la possibilità di difendersi e di dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati.

Ma mi fermo qui. Non vorrei che qualcuno mi accusasse di essere giustizialista con i giudici.