Posts Tagged ‘roma’

”Non è la Cunsky”: come insabbiare una nave in fondo al mare

ottobre 31, 2009

cunsky

da www.strill.it

“C’è una conferenza stampa a Roma? Allora significa che insabbieranno tutto”. Lo ha detto, quando ancora la smentita ufficiale non era arrivata, un magistrato della Repubblica italiana. Che io non creda a quanto detto dal Ministro Stefania Prestigiacomo e dal Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso che giurano che la nave al largo di Cetraro non sia la Cunsky, come invece affermato dal pentito Fonti, ha ben poca importanza. Le mie saranno sicuramente le elucubrazioni di un farabutto complottista.

Dicono che la nave al largo di Cetraro sia un piroscafo silurato dai tedeschi nel 1917, il nome sarebbe scritto sullo scafo, dicono, sostanzialmente che l’indicazione di Francesco Fonti, il collaboratore di giustizia che da anni afferma di aver affondato personalmente una motonave, la Cunsky, nelle acque di Cetraro, sia solo una coincidenza: nel punto indicato da Fonti, a cinquecento metri di profondità, c’è una nave, è vero, ma quella non è la Cunsky.

Insomma il collaboratore di giustizia c’ha provato, magari per rientrare nel protocollo di protezione, attualmente negatogli e che adesso, alla luce della smentita, difficilmente otterrà. Fonti ha indicato un luogo, per qualche settimana il suo gioco ha retto, ma poi è stato smascherato. Ha indicato il mare ha detto: “Lì c’è una nave”. E ha indovinato, perché lì, proprio in quel punto, una nave c’è, ma, stando a quello che dicono Prestigiacomo e Grasso, non è la Cunsky, ma una nave affondata, in guerra, oltre novanta anni fa. Sarebbe stato molto più semplice azzeccare un sei al Superenalotto.

C’è la smentita ufficiale, ma io non credo alle coincidenze.

La mia sarà sicuramente dietrologia, però. Mi piace la definizione di dietrologia fornita, tanto per restare in tema, da Carlo Lucarelli nel suo libro Navi a perdere: “Ci sarà sempre una città che si trova a una distanza dalla piramide di Cheope che moltiplicata, sottratta, divisa ed elevata al quadrato fa 666, il numero della Bestia”.

Vedere qualcosa sotto, pensare che, per l’ennesima volta, le navi dei veleni possano essere risucchiate, nuovamente, nel porto delle nebbie, sarà pure dietrologia ma di certo il caso si chiude (lo hanno detto Grasso e Prestigiacomo che il caso è chiuso) positivamente e nel modo più semplice: “Cari calabresi, la nave di Cetraro non è quella che pensavate che fosse. Arrivederci e grazie”.

Insomma, alla luce delle conclusioni, rese note dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e dal Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, Fonti ci ha preso in giro: “Non è un collaboratore di giustizia attendibile”, hanno detto gli investigatori. Però, oltre a Fonti, ci avrebbero preso in giro anche le immagini, realizzate da un filmato girato dalla Regione Calabria, che sembravano mostrare chiaramente che alcuni fusti, a bordo di quello scafo a cinquecento metri di profondità, ci fossero.

E, in mezzo a tutti i calabresi, le immagini hanno preso in giro anche persone piuttosto esperte: l’assessore regionale Silvio Greco, per esempio. Ma anche il Procuratore di Paola, Bruno Giordano, il primo a indagare, con grande impegno, sul relitto di Cetraro, prima che il fascicolo fosse trasferito alla Dda di Catanzaro: “Se sia davvero la nave di cui parla il pentito Fonti, questo lo dirò solo quando avremo tutte le prove. Certo, una serie di elementi lo fanno pensare: la lunghezza complessiva, tra i 110 e i 120 metri, la relativamente recente costruzione, perché non presenta bullonature ma le lamiere sono saldate, il fatto che non sia registrata come affondata, tutto ciò fa pensare che sia una delle tre navi indicate dal pentito”. Insomma, nei giorni successivi allo scorso 12 settembre, data in cui, per la prima volta, si sa qualcosa sul relitto di Cetraro, Giordano manteneva la giusta cautela, ma sembrava convinto della veridicità delle affermazioni di Fonti. Molto più esplicito era stato, per esempio, Nicola Maria Pace, attuale procuratore di Trieste che, nella sua carriera, si è occupato di navi dei veleni di concerto con il giudice Francesco Neri e il Capitano della Marina Militare, Natale De Grazia. Commentando il memoriale di Fonti, Pace aveva detto: “…riproduce e si sovrappone, con una precisione addirittura impressionante, agli esiti di indagini che ho condotto proprio come procuratore di Matera, partendo dalla vicenda della Trisaia di Rotondella e proseguendo con la tematica dello smaltimento in mare di rifiuti radioattivi, su cui svolsi delle indagini in collegamento investigativo con la procura di Reggio Calabria”.

Sarebbe interessante sapere, oggi, cosa pensano dei risultati ottenuti dalla nave “Oceano” quella che il Ministero dell’Ambiente ha inviato in Calabria per gli accertamenti e che, secondo alcuni, non sarebbe attrezzata per una simile opera: ma Giordano e Pace sono magistrati competenti e responsabili, quindi difficilmente interverranno in indagini che non sono più sulle loro scrivanie.

Sarebbe altresì interessante capire perché, circa un anno e mezzo fa, il Dipartimento di Reggio Calabria dell’Arpacal abbia evidenziato nelle acque di Cetraro, esaminando le specie ittiche per i radionuclidi appartenenti alle famiglie dell’uranio, del torio e del cesio, la presenza di tracce di Cesio 137.

Lo stesso elemento diffusosi dopo la catastrofe di Chernobyl.

No, mi dispiace, rispetto la versione data dalle Istituzioni, ma non ci credo. Ma questo ha ben poca importanza: ha molta più importanza il rapporto dell’Arpacal di appena un anno e mezzo fa, hanno molta più importanza i pareri, espressi in periodi diversi, di tre magistrati della Repubblica.

Intanto quella nave c’è, ma, secondo i rilievi, non è la Cunsky: che esigenza c’è di recuperarla? C’è una nave in fondo al mare, ma, adesso, è insabbiata. E se con essa si fosse insabbiata, per l’ennesima volta, la verità?

Annunci

Gli indecisi del Pd

maggio 30, 2009

villa_certosa

La Procura della Repubblica di Roma, per decisione del procuratore Giovanni Ferrara e del pubblico ministero Simona Maisto ha deciso di sequestrare le foto scattate dal fotografo Antonello Zappadu lo scorso Capodanno a Villa Certosa, nel corso della festa organizzata da Silvio Berlusconi, alla quale avrebbero partecipato decine di ragazze tra cui Noemi Letizia.

Le foto (che non riguarderebbero solo la festa di Capodanno, ma anche altre in tempi diversi) sarebbero state scattate da una terrazza e non autorizzate secondo la procura di Roma. Un esposto è stato presentato da Berlusconi anche al Garante della Privacy.

Le foto, consegnate spontaneamente dallo stesso Zappadu, adesso sono nelle mani dei Carabinieri.

In tutto ciò, però, c’è qualcosa che non quadra, perchè, se da un lato è comprensibile, pro domo sua, la soddisfazione del legale di Berlusconi, il deputato del Pdl Niccolò Ghedini, dall’altra sono bislacche anzichenò le dichiarazioni dei parlamentari Albertina Soliani e Roberto Di Giovan Paolo:

“Sulla base di quali leggi e di quali norme la Procura di Roma ha deciso di effettuare il sequestro anche delle fotografie fatte in luoghi pubblici dal fotografo Antonello Zappadu?”.

Ancora più duro, se possibile, Paolo Gentiloni:

“Da sempre si cerca di trovare un equilibrio tra diritto di cronaca e tutela della privacy. In questo caso, tuttavia, nei confronti di un cronista sembra essersi scatenata una vera e propria caccia all’uomo. “Più che assistere ad un caso di tutela della privacy pare di trovarsi piuttosto di fronte all’introduzione del delitto di lesa maestà”.

Albertina Soliani e Roberto Di Giovan Paolo, così come Paolo Gentiloni, sono parlamentari del Partito Democratico, lo stesso partito che, non più tardi di qualche giorno fa, si era schierato, giustamente, al fianco dei magistrati, inquirenti e giudicanti, che erano stati ignobilmente insultati dal premier all’indomani della sentenza Mills.

Adesso, invece, sembrano non essere più dalla parte dei giudici.

Qualcuno, del Pd, me lo spieghi come se avessi quattro anni: ma i giudici sono bimbi buoni o cattivi?

Rallegratevi ed esultate!

marzo 29, 2009

reggio_calabria_citta_metropolitana

Sono ancora leggermente nauseato da come destra e sinistra reggina abbiano dato vita a una stucchevole lotta per il pennacchio di “Reggio città metropolitana”.

Questione di tempo, passerà. Spero.

Lo scorso 24 marzo, la Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento all’articolo 22 della legge inerente il federalismo fiscale.

Da sinistra si ringrazia Maria Grazia Laganà parlamentare del Partito Democratico, da destra invece, tutti a elogiare l’interessamento di Italo Bocchino, del Popolo della Libertà.

Una delle due parti si sbaglia, è evidente.

E molti tra quelli che adesso si compiacciono per la “vittoria di Reggio” sono gli stessi che, nemmeno poche settimane fa, conducevano crociate contro l’invio dei Bronzi di Riace al G8 del prossimo luglio. Voi dite che le cose non siano collegate?

Non divaghiamo. Dove eravamo rimasti? Ah sì, Reggio esulta!

Alè ohhhhhhh, alè ohhhhhh!

Eh sì, basta fare un giro in città: non avete notato i numerosi manifesti di soddisfazione bipartisan? Molti del Pd, molti del Pdl.

Sono uno sciocco: qui ci sono in ballo gli interessi di Reggio Calabria e io sto a parlare di destra e sinistra.

Tanti esultano, ma, parliamoci chiaro, in pochi sanno cosa comporti effettivamente essere una “città metropolitana”.

Ha provato a spiegarcelo, qualche giorno fa, la Gazzetta del sud, intervistando, a riguardo, Gabriella Andriani.

A che titolo? Shhhh, non fate domande impertinenti!

A parte questo, comunque, non è affatto facile sapere a che diavolo servano queste dannatissime città metropolitane e, soprattutto, perchè i cittadini di Reggio Calabria dovrebbero rallegrarsi. Non è facile, se non altro perchè, al momento, le città metropolitane non esistono. Si sa solo che, quando entreranno in funzione, esautoreranno il ruolo delle Province.

Sarà contento il presidente Pinone Morabito.

Insomma, le città metropolitane esistono solo sulla carta e sono le seguenti:

Bari
Bologna
Firenze
Genova
Milano
Napoli
Reggio Calabria
Roma
Torino
Venezia

Sì sa quali sono, ma non si sa quando inizieranno ad avere un ruolo e, soprattutto, che funzioni avranno.

Nel dubbio, però, è meglio esultare e chi non lo fa è:

1) un ignorante

2) un idiota

3) un nemico di Reggio Calabria

E allora, in attesa di sapere perchè lo facciamo, esultiamo!

Esultano tutti: esulta il sindaco Giuseppe Scopelliti, esulta il presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Bova, esulta il segretario provinciale del Partito Democratico, Giuseppe Strangio.

Esulta il Popolo della libertà, esulta il Partito democratico.

A proposito del Pd: il 30 marzo, presso la sala Nicholas Green del Consiglio Regionale si terrà “una grande assemblea aperta a tutti i cittadini per salutare uno dei più importanti successi politici ottenuti dalla città: il via libera della Camera dei Deputati all’Area metropolitana di Reggio Calabria”.

Si discuterà, ma si “saluterà uno dei più importanti successi politici…”.

Una festa, insomma.

E’ il vero banco di prova del Partito Democratico: più sarà noiosa la festa, più si capirà se il Pd è davvero un partito “di sinistra”.

In fondo a destra

marzo 21, 2009

sbandamento_a_destra1

Muore oggi, ufficialmente, la destra italiana.

Alleanza Nazionale si scioglie in due giorni. In due giorni, presso la Fiera di Roma, con un colpo di spugna, si cancellano anni e anni di tradizione: non vi annoierò con il solito discorso sulla svolta di Fiuggi. La storia la conosciamo tutti.

Muore oggi, ufficialmente, la destra italiana.

Dico ufficialmente, perchè era da diversi anni che Alleanza Nazionale, salvo sporadici casi, non rappresentava nemmeno lontanamente i valori della destra. Legalità in primis.

Basta stare attenti quando qualche esponente di Alleanza Nazionale o Forza Italia viene tratto in arresto con accuse, a vario titolo, legate alla criminalità organizzata.

Aennini e forzisti si prodigano in messaggi di solidarietà: “saprà dimostrare la propria innocenza”, dicono. A destra gli unici che sembrano “tifare” per i giudici e per le forze dell’ordine che provano, giorno dopo giorno, a ripulire terre difficili come quelle del Meridione sembrano essere quelli della Fiamma Tricolore che però, non me ne vogliano, sono quattro gatti.

Nel prossimo weekend ci sarà congresso fondativo del Pdl, con la fusione tra An e Forza Italia: firma e controfirma per sancire la morte della destra.

Quella che dovrebbe essere la vera destra, Alleanza Nazionale, si fonde a Forza Italia, il partito che, a memoria (ma chiunque abbia voglia può smentirmi), conta, in tutta Italia, più indagati o condannati.

Ignazio La Russa ha pronunciato una frase, probabilmente per tranquillizzare la folla della Fiera di Roma, che però, per quanto mi riguarda, ha un suono altamente inquietante: con Forza Italia non siamo «fidanzati», ha dichiarato La Russa, ma «gemelli».

Amen.

Bronzi di Riace: il grande bluff?

febbraio 19, 2009

bronzi_di_riace1

Solo una domanda: davvero qualcuno pensava che Scopelliti si sarebbe opposto alla volontà del Governo di trasferire, in occasione del G8 che si terrà in estate in Sardegna, sull’isola della Maddalena, i Bronzi di Riace?

Sono sicuro di no. C’è da soddisfare un capriccio di Re Silvio, e a Re Silvio è impossibile dire di no.

Partiamo da un presupposto spicciolo: i Bronzi sono “di” Bondi, ministro dei Beni Culturali, e può farci quello che vuole. Sta al sindaco della città che ospita le opere decidere se fare o meno una “guerra” perchè questi non vengano spostati, anche solo temporaneamente.

Ricordate la pagliacciata messa in atto, solo alcuni mesi fa, per il trasferimento, a Mantova, del Kouros? Ai tempi, però, al Governo c’era il centrosinistra e il ministro era Francesco Rutelli.

Scongiurando il rischio di “fuoco amico”, Scopelliti ha scelto per la pace e mi auguro che, frequentando le stanze romane, abbia imparato a fare davvero il politico, per il bene della città.

I Bronzi di Riace al momento non sono affatto valorizzati. Il Museo della Magna Graecia di Reggio Calabria viene visitato da pochissima gente in relazione ai tesori che racchiude e in confronto ai dati che riguardano gli altri musei italiani.

64.945 visitatori nel 1994, 74.641 visitatori nel 1995, 118.100 nel 1996, 126.955 nel 1997, 127.967 nel 1998, 145.933 nel 1999, 151.629 nel 2000, 152.067 nel 2001, 162.057 nel 2002, 158.905 nel 2003, 159.873 nel 2004, 104.006 nel 2005, 137.104 nel 2006, 134.958 nel 2007

I dati definitivi sul 2008 ancora non ci sono, ma le previsioni non sono affatto entusiasmanti. Insomma, Reggio, come al solito, negli anni, non è stata in grado di valorizzare delle risorse. Basta guardare la stanza, desolatamente spoglia, nella quale sono ospitate le sculture. Ma adesso c’è una possibilità: personalmente credo che la presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, in occasione del G8, possa essere un modo per veicolare l’immagine di Reggio e della Calabria nel mondo.

Bisognerà usare il cervello e non farsi uccellare, però. E su questo ho qualche dubbio in più.

La presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, qualora rimanesse fine a sè stessa, sarebbe un’inutile perdita di tempo per tutti, con il rischio, inoltre, che le due statue possano, accidentalmente essere danneggiate durante il tragitto o la permanenza.

Insomma, la domanda è: i Bronzi in Sardegna che ci vanno a fare? Per soddisfare i capricci di Re Silvio? Per mantenere cordiali i rapporti tra la città di Reggio Calabria e Roma? Per essere riposti in un angolo, dopo aver ricevuto un’occhiata fugace e annoiata da parte dei leader internazionali?

Oppure ci vanno per essere davvero attenzionati tramite documenti informativi sull’origine e sul luogo in cui sono custoditi per (quasi) tutto l’anno?

E ancora: cosa resterà poi della permanenza sarda? Faccio un esempio stupido e grossolano: una foto di Obama accanto ai Bronzi, che possa essere veicolata dagli organi di informazione di tutto il mondo sarebbe una grossa reclame per Reggio Calabria e per tutta la regione. Molto più di Gattuso sui taxi di Londra..

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, avrebbe dovuto sincerarsi di queste e di altre condizioni, oltre a impegnarsi nelle strette di mano, su vari argomenti, che tra lui e Bondi ci saranno sicuramente state.

E’ chiaro, infatti, che, in cambio della tregua, il sindaco abbia dovuto chiedere qualche garanzia in più per Reggio Calabria. Tralascio la probabile candidatura dello stesso Scopelliti alla carica di governatore della Calabria nel 2010. Tutti gli indizi, in realtà, sembrano portare al riconoscimento di Reggio quale città metropolitana: Bondi ha addirittura promesso, tramite una nota stampa, il proprio impegno istituzionale.

Il Ministro Bondi ha anche assicurato che il Governo si interesserà perchè vengano ultimati, nel più breve tempo possibile, ma questo non ha importanza: quello è semplicemente un atto dovuto da parte del Governo.

Questo “do ut des” non mi piace nemmeno un po’, ma, al momento, mi tocca accettarlo.

In attesa di scoprire se si tratterà o no dell’ennesima presa per i fondelli.

In sostegno dei giudici onesti

gennaio 28, 2009

magistrati

Parlerò dell’Associazione Nazionale Magistrati, più nota come ANM.

Non ha mosso un dito quando Luigi De Magistris è stato ripetutamente delegittimato, a causa delle proprie inchieste in Calabria su comitati d’affari che avrebbero rubato decine di milioni di euro.

Non ha mosso un dito nemmeno quando lo stesso Luigi De Magistris (reo, a mio avviso, soprattutto di essersi affidato, nelle proprie battaglie mediatiche a Grillo & C.) è stato trasferito da Catanzaro, dove operava, venendo spedito a Napoli, senza avere più la possibilità di svolgere funzioni da pubblico ministero.

Non ha mosso un dito quando Clementina Forleo, ai tempi Giudice per le indagini preliminari di Milano ha avuto la sfortuna di imbattersi in inchieste che, per una volta, non coinvolgevano pidiellini assortiti, ma i sinistri Fassino, D’Alema e Latorre.

Non ha mosso un dito quando la stessa Clementina Forleo è stata punita, venendo spedita a Cremona, in punizione.

Poi, in epoca più recente, una Procura, quella di Salerno, si è messa a indagare, legittimamente, su un’altra Procura, quella di Catanzaro, che avrebbe messo in atto un vero e proprio complotto contro Luigi De Magistris. In quel caso, il Consiglio Superiore della Magistratura non ha trovato niente di meglio che azzerare entrambe le Procure, così, per non saper nè leggere, nè scrivere.

L’Anm non ha fatto niente neanche in questo caso. Uno dei magistrati trasferiti, Gabriella Nuzzi, ha recentemente lasciato abbandonato l’associazione.

E non è la prima.

E allora, forse, aveva ragione Giovanni Falcone quando scriveva:

Se i valori dell’autonomia e dell’indipendenza sono in crisi, ciò dipende, a mio avviso, in misura non marginale anche dalla crisi che, ormai da tempo, investe l’Associazione dei giudici, rendendola sempre più un organismo diretto alla tutela degli interessi corporativi e sempre meno il luogo di difesa e di affermazione dei valori della giurisdizione nell’ordinamento democratico… le correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati – anche se, per fortuna, non tutte in egual misura – si sono trasformate in macchine elettorali per il Consiglio Superiore della Magistratura e quella occupazione delle istituzioni da parte dei partiti politici, che è alla base della questione morale, si è puntualmente presentata in seno all’organo di governo della Magistratura; con note di pesantezza sconosciute anche in sede politica. La caccia esasperata e ricorrente al voto del singolo magistrato e la difesa corporativa della categoria sono divenute, in alcune correnti più delle altre, le attività più significative della vita associativa e, al di là di mere declamazioni di principio, nei fatti il dibattito ideologico è scaduto a livelli intollerabili.

Era il 5 novembre del 1988. A distanza di quasi 21 anni, oggi, a piazza Farnese, a Roma, è giusto scendere in piazza per dare solidarietà e sostegno ai giudici onesti come Luigi Apicella che, da procuratore capo di Salerno, ha ritenuto opportuno indagare sulle presunte irregolarità della Procura di Catanzaro. Un magistrato cui è stato tolto l’incarico e a cui, fatto unico nella storia della Repubblica, è stato sospeso lo stipendio!

Anche in questo caso l’Anm non ha mosso un dito.

Io non potrò essere in piazza e mi dispiace, ma, permettetemi di ripeterlo: è giusto scendere in piazza a favore dei giudici onesti.

Ce ne sono ancora, grazie a Dio.

Gli imperatori

gennaio 14, 2009

cesare_battistiadriano_sofri

Eh vabbè, andiamo avanti così…

Cesare Battisti è un rifugiato politico, il lottatore continuo Adriano Sofri, è un intellettuale…

Nessuno che dica la verità.

Che sono degli as-sas-si-ni.

Hanno il nome di due imperatori: Cesare (considerato da alcuni storici il primo imperatore romano, pur non avendo mai ricevuto il titolo) e Adriano.

Sono Cesare Battisti e Adriano Sofri.

Il governo brasiliano non ha concesso l’estradizione per Cesare Battisti, da tempo rifugiato tra mare, culi e chicchi di caffè.

Il ministro della giustizia brasiliano, infatti, pensa che in Italia sussista un concreto timore di persecuzione nei confronti di Battisti.

E in Francia, dove Battisti è considerato un guru, c’è chi pensa che una sua eventuale detenzione sarebbe un mero atto repressivo.

Detenzione, quella che Cesare Battisti meriterebbe di scontare in Italia.

Ricordo a me stesso e a voi che Cesare Battisti, ex componente dei PAC (Proletari armati per il comunismo) è condannato in via definitiva per quattro omicidi:

6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria; omicidio di cui fu l’esecutore materiale.

16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala, (VE), Lino Sabbadin, macellaio di Mestre; Battisti fece da copertura armata all’esecutore materiale Diego Giacomini.

16 febbraio 1979 a Milano, Pierluigi Torregian, gioielliere; omicidio per cui Battisti fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS; omicidio di cui fu l’esecutore materiale.

Ma, questo, al governo brasiliano, non sembra importare.

Ora si capisce perchè il Brasile sia famoso, soprattutto, per le belle donne e i calciatori.

Discorso diverso, ma stessa natura umana, merita il lottatore continuo Adriano Sofri.

Condannato insieme a Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto il 17 maggio del 1972 a Milano, si è sempre detto innocente.

Proprio alcune settimane fa, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, ha, invece, ammesso, di essere colpevole dal punto di vista “morale”, ma non sotto il profilo giudiziario.

Si sa, ai sinistri piace la filosofia.

Fatto sta che Cesare Battisti resterà in Brasile, mentre Adriano Sofri continuerà a giocare a fare l’intellettuale.

Siamo nel Paese in cui, presso l’università La Sapienza di Roma, non si vuole la presenza del Papa, mentre si invitano i terroristi (è il caso di Valerio Morucci, visita poi annullata).

L’ho scritto così, riflettendoci, ma di getto. Anche per non parlare sempre di ‘ndrangheta.

Brinda anche Mimmo Ganci

gennaio 13, 2009

giustizia

Non parlerò del fatto del giorno, almeno qui a Reggio Calabria: l’arresto di Gioacchino Campolo.

Parlerò dell’ennesimo scandalo della Giustizia.

E’ di poche ore fa, infatti, la notizia che i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma hanno annullato il 41 bis, ovvero il regime di carcere duro, al boss Mimmo Ganci, detenuto a Rebibbia dove sta scontando diverse condanne all’ergastolo, molte delle quali definitive, per alcune stragi (tra cui quella di Capaci del ’92) e delitti eccellenti compiuti in Sicilia. Ganci è accusato di oltre 40 delitti.

Ganci, oltre per che per la strage di Capaci, è condannato anche per la strage del 13 giugno del 1981, avvenuta a Palermo, quando, sotto i colpi dei killer di Cosa nostra, caddero il capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, l’appuntato Giuseppe Bonmarito, il carabiniere Pietro Marici.

La firma di Mimmo Ganci c’è anche sull’omicidio di Giuseppe Insalaco, avvenuto alle 19,45 del 12 gennaio del 1984 in via Alfredo Cesareo, a Palermo. Insalaco era stato sindaco del capoluogo siciliano per cento giorni: aveva denunciato più volte i legami tra mafia e politica.
Si racconta, infine, che, a poche ore dalla strage di via D’Amelio, dove perse la vita Paolo Borsellino, in una casa si brindasse al “colpo grosso”.

Tra i commensali c’era anche Mimmo Ganci.

Mimmo Ganci, da poche ore, non è più rinchiuso in regime di 41bis.
Tutto a pochi mesi dai premi ricevuti dai boss Giuseppe La Mattina,  Giuseppe Barranca, Gioacchino Calabrò, Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà, Santo Araniti e Luigi Graziano.

Così lo Stato combatte la mafia.

AGGIORNAMENTO

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano firmera’ oggi una nuova richiesta di applicazione del regime di carcere duro per Domenico Ganci, l’esponente di Cosa Nostra che ha ottenuto dai giudici la revoca del 41 bis. Lo ha dichiarato lo stesso guardasigilli in mattinata presente a Milano per un incontro con i vertici dell’amministrazione giudiziaria e delle istituzioni milanesi. ”Ho incaricato il mio ufficio ieri di valutare nuovi elementi per riproporre il regime di 41 bis nei confronti di Ganci. Oggi – ha sottolineato – ho avuto notizia che questi elementi sono stati trovati. Nel pomeriggio firmero’ una nuova richiesta di applicazione”. (Adnkronos)

Complimenti al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, qualora dovesse rispedire in isolamento Mimmo Ganci.

E’ solo business

ottobre 21, 2008

E la ‘ndrangheta arrivò a Piazza di Spagna…

Del resto, tutte le strade portano a Roma.

E infatti la Direzione distrettuale antimafia della capitale, nella persona del pm Filippo Vitello, ha richiesto il sequestro di uno dei locali più noti del centro: “Alla rampa”, ubicato a pochi metri dalla scalinata di Trinità de’ Monti. Dietro ci sarebbe un accordo tra le ‘ndrine di San Luca, del gruppo Pelle-Vottari-Romeo, e i casalesi, capi sanguinari della camorra.

Ricapitoliamo: Roma si aggiunge a Torino che è, da sempre, una roccaforte delle cosche calabresi, antico retaggio delle emigrazioni dello scorso secolo; delle infiltrazioni delle ‘ndrine nel mercato ortofrutticolo di Milano hanno scritto, invece colleghi più bravi di me e, in più, mi dicono che anche l’Hollywood, storica discoteca del capoluogo lombardo, chiusa per spaccio, sia riconducibile a una potente famiglia reggina.

Torino-Milano-Roma: niente di personale, è solo business.

P.S. Per la penetrazione della criminalità organizzata al nord consiglio di vedere (o rivedere) la puntata di Blu Notte del grande Carlo Lucarelli.

La dignità di un uomo

ottobre 9, 2008

La foto che ho scelto non è casuale, è una foto d’annata.

Mi aveva colpito molto la sua storia e non credo di essere un fenomeno: sarà stato così, mi auguro, per qualsiasi essere umano con un minimo di sensibilità. Avevo letto alcuni articoli: mi aveva emozionato vedere come la famiglia, composta dalla moglie e da quattro figli, si prendesse cura di lui. Mi aveva fatto riflettere su dei valori dimenticati, a volte, a causa del cinismo della vita quotidiana. Mi ha commosso sinceramente vederlo ieri sera, sul campo che qualche anno fa aveva calcato con ottimi risultati, accompagnato da uno degli amici di sempre.

Sto parlando di Stefano Borgonovo, ex calciatore, anche della Nazionale, accompagnato da Roberto Baggio alla partita benefica in suo onore, disputatasi allo stadio “Artemio Franchi” di Firenze tra Fiorentina e Milan, due delle squadre con cui Borgonovo ha giocato, durante la propria carriera.

Borgonovo è malato da tempo: combatte la propria battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica, la SLA, il morbo di Gehrig, una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso.

Forse per i ricordi sbiaditi (ero molto piccolo quando Borgonovo giocava), forse perchè ieri sera avevo l’anima “predisposta”, non ho potuto fare a meno di emozionarmi, vedendo un ex atleta ridotto su una sedia a rotelle, senza la possibilità di parlare davanti a 30mila persone che lo applaudono come se avesse appena realizzato una rete: la sua dignità mi ha lasciato senza parole, ma mi ha messo una gran tristezza.

Tristezza e rabbia per i crimini di cui una parte dello sport si è macchiata negli anni: la SLA, infatti, oltre ad aver ucciso personaggi come David Niven e Luca Coscioni e a condizionare la vita del celebre fisico Stephen Hawking ha già colpito altri sportivi, in particolare calciatori.

L’ex giocatore della Reggina, Armando Segato, il primo caso in Italia di SLA, l’ex capitano del Genoa, Gianluca Signorini, l’ex giocatore del Milan, Giorgio Rognoni, l’ex giocatore della Sampdoria, Ernst Ocwirk, l’ex portiere Narciso Soldan, l’ex giocatore di Sampdoria e Inter, Guido Vincenzi, l’ex capitano del Torino, Lauro Minghelli, l’ex giocatore del Pisa, Ubaldo Nanni, l’ex giocatore della Primavera della Roma, Fabrizio Dipietropaolo, l’ex giocatore del Como, Albano Canazza, l’ex capitano dell’Avellino, Adriano Lombardi.

Al loro coraggio e a quello di Stefano Borgonovo va oggi il mio pensiero.