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I veleni della Pertusola Sud che ammorbano i bimbi di Crotone: un’indagine nel cassetto per 10 anni

settembre 30, 2009

pertusolasud

da www.strill.it

Veri e propri viaggi della speranza, in località del Settentrione. I genitori di molti bambini di Crotone le tentano tutte per salvare i propri figli. Glieli hanno avvelenati.

Andavano a scuola ogni giorno, non potevano pensare di poggiare i piedi su un immenso tappeto di scorie radioattive, non potevano pensare di respirare veleno per diverse ore della giornata. Adesso molti di loro sono affetti da patologie tumorali, devono essere curati. Le sostanze, zinco, cadmio, nichel, gliele hanno trovate nello stomaco, nei capelli.

Appoggiavano i piedi sulle scorie dell’ex Pertusola Sud, respiravano i veleni dell’ex Pertusola Sud.

Lo hanno fatto per dieci anni.

Si perché sui veleni della Pertusola Sud era stata aperta un’indagine già nel 1998. Per dieci anni, però, oblio e polvere hanno avvolto il fascicolo. Ci ha pensato il sostituto procuratore di Crotone, Pierpaolo Bruni, a riaprire il caso nel 2008 con l’inchiesta “Black Mountains”. Secondo la stima effettuata da Bruni, fino al 1996, nei depositi dell’azienda erano stoccati almeno 200.000 metri cubi di materiale, pari a 400.000 mila tonnellate di scorie.

“Black Mountains”, montagne nere. Nere di veleno.

Il sindaco di Crotone, Peppino Vallone, è tra i più attivi: alcuni giorni fa ha disposto la chiusura a tempo indeterminato della scuola elementare San Francesco e dell’istituto tecnico commerciale Lucifero. Deve fare i conti con una città in cui la ‘ndrangheta uccide i bambini mentre giocano a calcetto, “la gente non si indigna più”, ha detto a strill.it il 21 settembre scorso, deve fare i conti con una città avvelenata.

La gente a Crotone muore e i bambini si ammalano. Che qualcosa di strano stesse accadendo, negli anni, è certificato anche nel “Rapporto Annuale su Salute e Ambiente in Italia” del 2001 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel quale viene considerato, tra le diverse zone di criticità ambientale presenti nel nostro paese, anche quello di Crotone. A riguardo è scritto:

“Gli eccessi osservati a Crotone, con particolare riferimento al tumore polmonare tra gli uomini, suggeriscono un possibile ruolo delle esposizioni legate alle attività industriali dell’area, soprattutto di carattere professionale (…). Anche prescindendo dalle singole cause di morte, è inoltre da segnalare un eccesso di mortalità totale intorno al 10 % in entrambi i sessi, ad indicare un carico negativo non trascurabile sulla salute”.

Lo stabilimento della Pertusola Sud, sequestrato nel dicembre del 2008, cessa la produzione nel 1999, lasciando in attività un numero ridotto di unità lavorative per completare lo smaltimento delle ferriti; l’industria trattava solfuro di zinco, proveniente dal Canada, dall’Australia e dall’Irlanda, per la produzione primaria del metallo, con un ultimo passaggio che avveniva di norma presso gli impianti di Porto Vesme, a Portoscuso, in Sardegna. L’inchiesta “Black Mountains” si occupa dell’utilizzo, a Crotone, per l’esecuzione di lavori pubblici, di scorie tossiche derivanti appunto dalla produzione della Pertusola. Sono in tutto 23 i siti sequestrati, dislocati tra i comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Sarebbero tutti avvelenati dalle scorie dello stabilimento di Crotone, un tempo appartenuto all’Eni, e da quelle dell’Ilva di Taranto, il più grande impianto siderurgico d’Europa.

Zinco, cadmio, nichel e altri metalli pesanti: le basi delle scuole di Crotone, ma anche di altri edifici pubblici e complessi residenziali. Un piazzale sarebbe stato realizzato con il cubilot, una miscela letale di zinco e altri veleni. La ditta Pertusola si difende: l’uso di tali rifiuti per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali di opere pubbliche e private sarebbe previsto dal Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1998 relativo alla procedura semplificata per lo smaltimento di rifiuti.

Ma la realtà è questa: un simile smaltimento appare assai conveniente perché permette di risparmiare, eccome, i costi di costruzione e, nello stesso tempo, di far sparire enormi, e scomodissimi, carichi di veleno.

Appena alcuni giorni fa, il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni ha notificato l’avviso di conclusione dell’indagine “Black Mountains” ai 47 indagati tra cui figurano Edo Ronchi, Ministro dell’Ambiente dal maggio del 1996 all’aprile del 2000; l’allora direttore generale del Ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini; l’ex presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale, l’ex sindaco ed attuale consigliere regionale della Calabria, Pasquale Senatore. Sono anche indagati il legale rappresentante pro-tempore della Pertusola Sud; quelli di tre imprese edili, due di Crotone e una di Parma, e tre funzionari dell’ex Presidio multizonale di prevenzione dell’ex Azienda sanitaria di Catanzaro. Le accuse sono gravi: si va dal disastro ambientale, alla realizzazione di discariche abusive, passando per avvelenamento di acque, turbativa d’asta e frode in pubblica fornitura.

I tecnici non si sbilanciano sui possibili danni arrecati alla catena alimentare: “Ci vorrà del tempo per capirlo”, dicono. Quel che è certo è che Crotone è, da anni, immersa nel veleno. C’è una perizia inquietante di un consulente della Procura della Repubblica di Crotone: le scorie adoperate per il conglomerato idraulico catalizzato utilizzato nelle aree sequestrate a Crotone sono

“altamente tossiche e cancerogene, le scorie rilasciano veleni nelle falde acquifere. Se ingerite o inalate sono altamente tossiche e cancerogene”.

La Calabria soffocata dalla ‘ndrangheta, dalla malapolitica, da faccendieri senza scrupoli, dopo le navi dei veleni viene risucchiata in un nuovo incubo. Questa volta, però, tutto è ancora più sconvolgente e spregevole per i responsabili, perché di mezzo ci sono bambini che, come unica colpa, pagano il fatto di essere nati in una terra senza speranza.

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Bronzi di Riace: il grande bluff?

febbraio 19, 2009

bronzi_di_riace1

Solo una domanda: davvero qualcuno pensava che Scopelliti si sarebbe opposto alla volontà del Governo di trasferire, in occasione del G8 che si terrà in estate in Sardegna, sull’isola della Maddalena, i Bronzi di Riace?

Sono sicuro di no. C’è da soddisfare un capriccio di Re Silvio, e a Re Silvio è impossibile dire di no.

Partiamo da un presupposto spicciolo: i Bronzi sono “di” Bondi, ministro dei Beni Culturali, e può farci quello che vuole. Sta al sindaco della città che ospita le opere decidere se fare o meno una “guerra” perchè questi non vengano spostati, anche solo temporaneamente.

Ricordate la pagliacciata messa in atto, solo alcuni mesi fa, per il trasferimento, a Mantova, del Kouros? Ai tempi, però, al Governo c’era il centrosinistra e il ministro era Francesco Rutelli.

Scongiurando il rischio di “fuoco amico”, Scopelliti ha scelto per la pace e mi auguro che, frequentando le stanze romane, abbia imparato a fare davvero il politico, per il bene della città.

I Bronzi di Riace al momento non sono affatto valorizzati. Il Museo della Magna Graecia di Reggio Calabria viene visitato da pochissima gente in relazione ai tesori che racchiude e in confronto ai dati che riguardano gli altri musei italiani.

64.945 visitatori nel 1994, 74.641 visitatori nel 1995, 118.100 nel 1996, 126.955 nel 1997, 127.967 nel 1998, 145.933 nel 1999, 151.629 nel 2000, 152.067 nel 2001, 162.057 nel 2002, 158.905 nel 2003, 159.873 nel 2004, 104.006 nel 2005, 137.104 nel 2006, 134.958 nel 2007

I dati definitivi sul 2008 ancora non ci sono, ma le previsioni non sono affatto entusiasmanti. Insomma, Reggio, come al solito, negli anni, non è stata in grado di valorizzare delle risorse. Basta guardare la stanza, desolatamente spoglia, nella quale sono ospitate le sculture. Ma adesso c’è una possibilità: personalmente credo che la presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, in occasione del G8, possa essere un modo per veicolare l’immagine di Reggio e della Calabria nel mondo.

Bisognerà usare il cervello e non farsi uccellare, però. E su questo ho qualche dubbio in più.

La presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, qualora rimanesse fine a sè stessa, sarebbe un’inutile perdita di tempo per tutti, con il rischio, inoltre, che le due statue possano, accidentalmente essere danneggiate durante il tragitto o la permanenza.

Insomma, la domanda è: i Bronzi in Sardegna che ci vanno a fare? Per soddisfare i capricci di Re Silvio? Per mantenere cordiali i rapporti tra la città di Reggio Calabria e Roma? Per essere riposti in un angolo, dopo aver ricevuto un’occhiata fugace e annoiata da parte dei leader internazionali?

Oppure ci vanno per essere davvero attenzionati tramite documenti informativi sull’origine e sul luogo in cui sono custoditi per (quasi) tutto l’anno?

E ancora: cosa resterà poi della permanenza sarda? Faccio un esempio stupido e grossolano: una foto di Obama accanto ai Bronzi, che possa essere veicolata dagli organi di informazione di tutto il mondo sarebbe una grossa reclame per Reggio Calabria e per tutta la regione. Molto più di Gattuso sui taxi di Londra..

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, avrebbe dovuto sincerarsi di queste e di altre condizioni, oltre a impegnarsi nelle strette di mano, su vari argomenti, che tra lui e Bondi ci saranno sicuramente state.

E’ chiaro, infatti, che, in cambio della tregua, il sindaco abbia dovuto chiedere qualche garanzia in più per Reggio Calabria. Tralascio la probabile candidatura dello stesso Scopelliti alla carica di governatore della Calabria nel 2010. Tutti gli indizi, in realtà, sembrano portare al riconoscimento di Reggio quale città metropolitana: Bondi ha addirittura promesso, tramite una nota stampa, il proprio impegno istituzionale.

Il Ministro Bondi ha anche assicurato che il Governo si interesserà perchè vengano ultimati, nel più breve tempo possibile, ma questo non ha importanza: quello è semplicemente un atto dovuto da parte del Governo.

Questo “do ut des” non mi piace nemmeno un po’, ma, al momento, mi tocca accettarlo.

In attesa di scoprire se si tratterà o no dell’ennesima presa per i fondelli.

La terra trema. I calabresi pure

gennaio 26, 2009

agazioloiero

Due morti e cinque feriti. E’ questo il bilancio della frana che ha invaso entrambe le carreggiate dell’autostrada A3-Salerno Reggio Calabria nei pressi di Rogliano.

E lo Stato, inteso come politica, che fa?

“Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”, direbbe De Andrè.

Lo Stato, la politica, nella fattispecie sono rappresentati dal Presidente della Regione, Agazio Loiero che, portando la propria solidarietà ai familiari delle vittime, con riferimento alla tragedia, afferma:

“Si tratta di un problema che sollevato non piu’ di due mesi fa. Prima di ogni altro discorso, e’ giusto capire bene che cosa e’ successo”.

Loiero non è l’unico a voler capire, dato che la Procura della Repubblica di Cosenza ha avviato un’inchiesta, al momento contro ignoti, per valutare le eventuali responsabilità del disastro.

Una responsabilità ce l’hanno di sicuro i calabresi. Proprio ieri, su strill.it, l’amico Franco Arcidiaco scriveva queste parole, riferendosi a coloro i quali piangono il cedimento di un terreno che, solo per puro caso, fino a oggi non aveva causato vittime:

Sono gli stessi incivili trogloditi (che non dimentichiamo costituiscono la maggioranza della popolazione) che hanno passato la vita a: edificare abusivamente, scaricare rifiuti nelle fiumare e nelle vallate, fottersi il denaro pubblico, calpestare e schifiare ogni regola della convivenza civile e, last but not least,  considerare la politica solo come una fonte di soluzione dei propri problemi personali.

Una triste e amara riflessione che ha anticipato solo di poche ore la tragedia, ma che ha avuto il merito di coinvolgere la politica.

A prescindere da quelle penali che potrebbero essere accertate dalla magistratura, la politica, e Loiero ne è solo l’ultimo rappresentante in ordine di tempo, ha certamente delle responsabilità morali. Responsabilità morali che potrebbero diventare d’altro genere, soprattutto se, al cospetto di qualche magistrato, il presidente dell’Ordine dei geologi della Calabria, Paolo Cappadona dovesse ripetere queste parole:

“Più volte abbiamo lanciato l’allarme sulla devastazione del territorio calabrese, ma nessuno ci ha mai ascoltato. In Calabria c’è un territorio devastato, esposto fortemente al rischio ideogeologico. A questo si aggiungono la malagestione del territorio e l’incuria dell’uomo. Il fatto è che ogni volta che cerchiamo come geologi di sensibilizzare le istituzioni su questo problema ci scontriamo con un muro di gomma perchè non ne viene percepita l’importanza”.

Lo stesso Cappadona, in un intervento di qualche mese fa, relativo a un’altra catastrofe, avvenuta a Vibo Valentia, affermava:

Tenendo ben presente tale circostanza e riconoscendo senza remore che la forte crescita demografica e la trasformazione dell’economia anche di piccole comunità abbinate ad un disattento governo del territorio, alla mancanza di pianificazione sostenibile, alla illegalità diffusa nel campo dell’edilizia favorita dai condoni che si sono succeduti nel tempo, hanno prodotto una pressione insopportabile sull’ambiente e sul territorio ed un consumo di suolo irrazionale con l’occupazione insensata di aree già riconosciute pericolose e che per questo sono divenute aree a rischio sia per frana che per esondazione, si tratta ora di individuare alcune priorità di prevenzione e mitigazione del rischio conseguente nel medio e nel lungo periodo. Nel breve e medio periodo, al di là della pur comprovata necessità di interventi strutturali per sanare la intrinseca fragilità strutturale del territorio calabrese, documentata in tutta la sua allarmante dimensione dal Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, le esperienze di questi ultimi anni ci indicano con chiarezza la necessità improrogabile di azioni, per altro non eccessivamente onerose, finalizzate alla manutenzione ordinaria e straordinaria ed al ripristino della funzionalità del reticolo idrografico naturale e dell’assetto morfologico dei versanti.

 La cosa certa, al momento, è che Loiero, quando parla di problema sollevato due mesi fa, commette una grossa gaffe, autoaccusandosi. Sarebbe davvero grave se Loiero si fosse accorto dei rischi geologici in Calabria appena due mesi fa, soprattutto perchè uno studio dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), datato ottobre 2000, afferma quanto segue:

Le regioni caratterizzate dalla percentuale più alta (100%), relativa al numero totale dei comuni interessati da aree a rischio potenziale più alto, sono la Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta, mentre la Sardegna è quella con la percentuale minore (11,2%) (dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio).

In un’intervista del 2 aprile del 2005, al settimanale di informazione regionale Mezzoeuro, l’allora Presidente Ordine dei Geologi  della Calabria, Beniamino Tenuta, denunciava i ritardi dell’attuazione della legge 19/2002, “Norme per la tutela, governo ed uso del territorio – legge urbanistica della Calabria”, con queste parole:

I ritardi inspiegabili nell’attuazione della legge 19/2002 sono sotto gli occhi di tutti e non ci sono scusanti per nessuno di coloro che avevano e hanno la responsabilità a livello regionale della sua concreta attuazione. È una legge quindi che oltre a regolare l’assetto urbanistico del territorio ha in sé una serie di elementi innovativi che partendo dallo sviluppo sostenibile del territorio regionale, passano alla garanzia dell’integrità fisica e culturale del territorio e quindi al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, promovendo un uso appropriato delle risorse ambientali, naturali, territoriali e storico culturali. Altro elemento di forte novità è la partecipazione e la concertazione con le forze economiche e sociali e con le categorie professionali tecniche nei procedimenti di formazione ed approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica.

Si tratta di un allarme confermato, in seguito, dal successore di Tenuta, Paolo Cappadona:

Auspicabile sarebbe la costituzione di presidi permanenti che, attraverso una programmazione coordinata e pianificata, possano operare un controllo ed una costante e continua manutenzione del territorio. Nel lungo periodo non si può non considerare la necessità di una programmazione delle azioni antropiche che metta al centro delle attività di pianificazione di utilizzo del territorio la realtà fisica, le vocazioni morfologiche ed idrauliche, le pericolosità geologiche e, in una parola, lo “sviluppo sostenibile”.  Tale obbiettivo per la verità è stato già saggiamente individuato ed infatti la Regione Calabria nel 2002 ha emanato la Legge Urbanistica Regionale (n. 19/2002) dai contenuti fortemente innovativi e che introduce elementi di controllo e di verifica della compatibilità geomorfologica degli interventi di sviluppo urbanistico che garantiscono per il futuro una politica di gestione del territorio attenta alla prevenzione ed alla previsione dei rischi naturali. Purtroppo però è da ormai troppo tempo che si attende l’approvazione delle Linee Guida collegate alla suddetta Legge che dettano regole precise per una nuova cultura di governo del territorio calabrese. Riteniamo in tal senso che l’approvazione delle suddette Linee Guida, attualmente all’esame della IV Commissione Consiliare, sia una priorità non più procrastinabile per assicurare condizioni di sviluppo sostenibile al nostro martoriato territorio.

Loiero dice di voler capire. Forse fino a oggi non aveva la stessa volontà. Certamente la politica è stata investita da tempo dei rischi geologici in Calabria.

Era stata investita con forza.

Con la stessa forza della frana di Rogliano.

Orrore assoluto

maggio 20, 2008

Già fondatore di Tiscali, poi presidente della Regione Sardegna, adesso ha acquistato anche l’Unità.

Renato Soru ha rilevato oggi la storica testata della sinistra fondata da Antonio Gramsci.

Ma, mi sovviene proprio ora una cosa…

L’Unità è il giornale su cui scrive più assiduamente (collabora con altre 999 testate) il baluardo dell’informazione italiana, Marco Travaglio!!!!!

“Sì, ma che c’entra?”. Anzi, “che c’azzecca?”, per dirla alla maniera di Antonio Di Pietro, l’inquisitore di Montenero di Bisaccia, colui il quale ha ricevuto i prestigiosi voti del Baluardo Travaglio.

Beh, c’azzecca che Renato Soru è attualmente indagato dai giudici (che mai sbagliano, come possono testimoniare il Baluardo e l’Inquisitore) per il cosiddetto “Caso Saatchi”. Risparmio a tutti voi ogni dettaglio sulla vicenda, mi limito a dire che i reati contestati dall’accusa sono di falso ideologico e turbativa d’asta.

Per quanto mi riguarda, l’avviso di garanzia è una cosa seria, da valutare attentamente, ma può tranquillamente (come accaduto in diversi casi) generare la classica bolla di sapone.

Ma il Baluardo e l’Inquisitore non la pensano mica così…

Ora, il baluardo dell’informazione italiana, Marco Travaglio, ha sempre detto di avere orrore per coloro i quali hanno a che fare con la giustizia e io mi chiedo: questo di cui parla il Baluardo è un orrore assoluto? Si materializza a partire dal rinvio a giudizio? Dalla sentenza di primo grado? Può coinvolgere anche il nuovo editore che permette (insieme alle altre 999 testate) di portare la pagnotta a casa?

Troppe domande insolenti.