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Reggio Calabria e la sicurezza

aprile 10, 2009

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Era settembre e su questo blog si discuteva delle dichiarazioni del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, che, al convegno del Movimento per le Autonomie, aveva dichiarato: “Reggio, a parte la ‘ndrangheta, è una città sicura”.

Una città così sicura che costringe il proprio Primo Cittadino a muoversi, nelle proprie uscite pubbliche, accompagnato da una scorta.

Comunque sia, ho già espresso la mia idea in proposito, ma l’ennesimo attentato subito da un dirigente del Comune di Reggio Calabria, Pasquale Crucitti, gambizzato ieri sera, da ignoti, mentre rientrava a casa, dovrebbe indurre tutti noi a fare qualche riflessione.

Il sindaco Scopelliti, quel sindaco che, nelle dichiarazioni, chiudeva in un compartimento stagno la ‘ndrangheta, è lo stesso sindaco che, nell’ultimo anno e mezzo ha dovuto incassare, purtroppo, numerosi attentati e/o avvertimanti da parte di quella signora chiamata ‘ndrangheta nei confronti della sua Amministrazione Comunale.

Riavvolgiamo il nastro.

Nel gennaio del 2008, nel giro di nemmeno una settimana viene prima incendiata l’autovettura dell’avvocato Franco Zoccali, all’epoca Capo di Gabinetto del sindaco, oggi City Manager del Comune di Reggio Calabria; poi, per ben due volte, i camion della Leonia SpA, la società che, per conto dell’Amministrazione Comunale, si occupa della raccolta dei rifiuti, vengono riempiti di piombo.

Passano diversi mesi, nel frattempo finisce la latitanza di uno dei capi carismatici della ‘ndrangheta reggina, Pasquale Condello, incomincia e finisce l’estate, ma, a ottobre, un altro attentato: vengono date alle fiamme le autovetture di Saverio Putortì, dirigente del settore Urbanistica.

Il settore Urbanistica in cui lavora Putortì, e quello dei Lavori Pubblici in cui opera Pasquale Crucitti, insieme al settore della raccolta dei rifiuti (ricordate gli spari ai camion Leonia SpA), sono, notoriamente, gli ambiti più delicati per gli amministratori locali del Meridione.

Proprio recentemente il Comune di Reggio Calabria ha stanziato un milione e 770 mila euro per far fronte alla manutenzione delle strade. Le cosiddette “strade-groviera”, riammodernate dalle ditte reggine e, nel giro di poche settimane, nuovamente in condizioni pietose, che hanno spinto il sindaco Scopelliti a paventare uno “scandalo mazzette” e indotto il Consiglio Comunale a istituire la Commissione d’indagine a Palazzo San Giorgio.

Sì, perchè c’è da aggiungere che dei settori Urbanistica e Lavori Pubblici, quelli dei due dirigenti minacciati, si è occupata, in questi mesi, la Commissione d’indagine presso Palazzo San Giorgio, coordinata dal consigliere di minoranza Nuccio Barillà: presentata in pompa magna, attiva nell’ombra, ha concluso i propri lavori, in ritardo siderale sulla tabella di marcia, alcune settimane fa. Ma non ha ancora informato la città (che avrebbe tutto il diritto di sapere) dei risultati ottenuti.

Siamo quasi alla fine della cronistoria. Dopo l’attentato a Putortì, nell’ottobre del 2008, i mesi passano, finisce la latitanza di un altro dei capi carismatici della ‘ndrangheta reggina, Giuseppe De Stefano, e si arriva, piano piano, ad oggi.

Anzi, a ieri. All’ennesimo avvertimento nei confronti dell’Amministrazione Comunale.

Se non fosse per lo scalpore e lo sdegno creato dall’agguato fisico a colpi di pistola patito da Crucitti, non ci sarebbe nulla di che sorprendersi. Sì, perchè, a Reggio Calabria (che è una città sicura, ricordiamolo) non passa notte in cui venga appiccato il fuoco a due, tre, quattro macchine. E anche le attività commerciali, di tanto in tanto, fanno boom (vedasi bar Malavenda e bar “Dolci sapori”).

Ma, quando nel mirino finisce l’Ente che amministra la città, allora la certezza che lo Stato parallelo, la ‘ndrangheta, sia più forte e deciso di quello vero, ufficiale, ritorna a galla.

E quindi, i venti nuovi investigatori promessi, nel corso della recente visita a Reggio Calabria, dal ministro dell’Interno, sono nulla in confronto a quello che servirebbe. E un sindaco come Scopelliti, assai stimato nei Palazzi romani, questo dovrebbe farlo presente alla politica nazionale.

Sollevare il problema sicurezza a livello nazionale, non significa stroncare i flussi turistici cui il sindaco Scopelliti tiene (giustamente) moltissimo. Significa costruire una città più sicura che, in futuro, possa fare proprio del turismo la propria risorsa principale.

Servirebbe anche per riscattare l’errore commesso a monte: non aver richiesto l’invio dell’esercito a Reggio Calabria, quando era possibile farlo.

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Verso una dimensione oscura

maggio 2, 2008

In Calabria sta accadendo qualcosa che va ben oltre l’emergenza, l’inflazionato termine usato da tutte le parti politiche quando l’obbligo istituzionale e di “etichetta” costringe a parlare di qualcosa di cui non importa nulla.

Emergenza di qua, emergenza di là.

Emergenza: improvvisa difficoltà, situazione che impone di intervenire rapidamente.

Questo dice il vocabolario.

Beh, tutto si può dire tranne che le difficoltà che attanagliano la Calabria siano improvvise; sono centenarie, sono ataviche. Esse impongono, però, di intervenire ugualmente in maniera rapida, ma, soprattutto, efficace.

L’omicidio di Luca Megna a Papanice, quello dell’imprenditore Antonio Longo di Soverato, la tragedia di Nino Princi, la cimice nell’ufficio del pm Nicola Gratteri e l’assassinio, qualche giorno fa, di Gino Benincasa a Lamezia Terme, hanno segnato in maniera inquietante la cronaca calabrese negli ultimi trenta giorni.

Senza contare, inoltre, che non passa notte a Reggio in cui auto o attività commerciali non siano interessate dal racket mafioso.

In Calabria non esiste più alcun tipo di società civile e i diritti fondamentali di ogni essere umano vengono infranti e calpestati giorno dopo giorno con facilità e naturalezza disarmanti. La vita umana, il bene più prezioso che Dio ci ha fatto, non ha alcun valore.

Nel 2005, dopo l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Regionale, Franco Fortugno, lo Stato rispose inviando in Calabria Luigi De Sena, per ricomporre la provincia reggina, letteralmente a pezzi.

Gli ultimi fatti di cronaca che ho finito di elencare poche righe fa impongono al Governo che si insedierà entro la prima decade di maggio di prendere misure concrete e repressive nei confronti dei soggetti che mineranno la normale attività sociale del territorio.

Che sia la regione commissariata o l’invio dell’esercito, o, come ampiamente prevedibile, qualcosa di molto più soft (se mai qualche provvedimento dovesse esser preso), non sarò io a deciderlo, ma rimanere con le mani in tasca porterebbe la Calabria a inoltrarsi verso un futuro fosco e senza speranza.

Una dimensione oscura dalla quale non fare più ritorno.