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Berlusconi indagato a Reggio Calabria?

dicembre 6, 2009

da www.strill.it

L’articolo lo firma, a pagina 7, Gian Marco Chiocci. L’attendibilità delle informazioni contenute nel pezzo è tutta da confermare e non di certo per disistima nei confronti dell’inviato de “Il Giornale”. Il punto è questo: il clima, ardente, delle ultime settimane, ha imbarbarito la politica, ma ha imbarbarito, purtroppo, anzi, soprattutto, i giornali, di destra e di sinistra.

La storia è questa.

Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri titola, in maniera eloquente: “Pure i pm di Reggio in gara per ‘avvisare’ il Cav”.

Il Cav è, ovviamente Silvio Berlusconi.

La notizia è fornita dallo stesso collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, che, pochi giorni fa, ha tirato in ballo, a Torino, Berlusconi e Dell’Utri che, a dire dell’ex killer di Cosa Nostra (responsabile di oltre 40 omicidi), avrebbero intrattenuto rapporti assai stretti e oscuri con la mafia siciliana. Spatuzza dice di essere stato interrogato, negli ultimi mesi, anche dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

L’ufficio reggino, peraltro, è diretto da un anno e mezzo da Giuseppe Pignatone, un palermitano che di indagini su Cosa Nostra ne ha fatte parecchie nella propria carriera: la presunta inchiesta di cui parla “Il Giornale” riguarderebbe gli interessi comuni di mafia e ‘ndrangheta a Milano, con particolare riferimento al mercato ortofrutticolo, alle spedizioni, alle imprese di pulizia.

Tutti business che, come è noto, interessano non poco le mafie.

Si parte da un fotogramma che, in un bar di Milano, ritrae il boss di Africo, Salvatore Morabito. La presenza degli “africoti” nel capoluogo lombardo, infatti, è certificata da ampia letteratura, nonché da sentenze passate in giudicato. Morabito sarebbe stato scovato in compagnia di Giuseppe Porto, che Gian Marco Chiocci definisce “palermitano e referente di Cosa nostra nella città della Madonnina”.

Berlusconi e Dell’Utri nella storia rientrerebbero in maniera indiretta. A fare da collante c’è, come spesso accade quando il Premier viene accostato alla mafia, Vittorio Mangano, stalliere di Arcore, ma anche “uomo d’onore” e pluriomicida di Cosa nostra, appartenente al mandamento di Porta Nuova, retto da don Pippo Calò. Giuseppe Porto, il “palermitano e referente di Cosa nostra nella città della Madonnina”, infatti, sarebbe stato molto vicino allo stesso Mangano. Scrive Gian Marco Chiocci: “Il nome di Porto spunta infatti in più inchieste ed è spesso affiancato a quello del fattore di Arcore e dei suoi rampolli, Enrico di Grusa, genero di Mangano, e Daniele Formisano, che, secondo il pentito Angelo Chianello (tenuto in grande considerazione dalla Procura di Milano) sarebbero legati a doppio filo proprio a Porto”.

Ci sarebbero anche le figlie di Vittorio Mangano in un filmato agli atti del Procuratore Giuseppe Pignatone: gli intrecci tra Cosa nostra e ‘ndrangheta, quindi, riguarderebbero le infiltrazioni, e anche in questo caso vi sono diverse inchieste sul tema, nel mercato ortofrutticolo milanese.

Che le mafie avessero colonizzato Milano è storia nota e vecchia: qualcuno la definisce, non solo giornalisticamente, “la capitale delle mafie”.

Tanto la ‘ndrangheta, quanto Cosa nostra.

“Il Giornale” fa il proprio “dovere”: si schiera dalla parte di Berlusconi e Dell’Utri. Scrive, in conclusione, Gian Marco Chiocci: “Fatti che possano collegare logicamente tutti questi personaggi? Nessuno. Prove che associano Dell’Utri al “cinese” (Giuseppe Porto)? Nessuna”.

Niente, di niente. Secondo il quotidiano diretto da Vittorio Feltri sarebbe un’ennesima macchinazione: dopo Firenze, Caltanissetta, Palermo e Milano, Reggio Calabria sarebbe la quinta Procura pronta a indagare il Premier.

Sull’attendibilità dell’articolo si è già detto in apertura: “il clima infame”, tanto per citare un politico del passato, delle ultime settimane, ha fatto perdere credibilità a tutti. Pendere dalle labbra di un ex killer come Spatuzza è certamente un eccesso, ma negare aprioristicamente ogni elemento emerso nelle ultime settimane sarebbe altrettanto nocivo.

Si indaghi, se è necessario.

Ma quello tirato fuori da “Il Giornale” potrebbe essere un fatto vero (e quindi grave), ma potrebbe anche essere (e la gravità sarebbe identica) l’ennesima puntata del gioco delle parti, di giornalisti, di destra e sinistra, che si trasformano in “braccia armate” della politica, perdendo di vista il bene supremo per chi voglia tentare di fare informazione: la verità.

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Il ritorno dei “Monnezza”

novembre 13, 2009

spazzatura

Il teatro principale è quello del film di Giuseppe Tornatore, Baarìa.

L’Italia, il Sud, vanno avanti di emergenza in emergenza. Probabilmente perchè, nelle fasi di emergenza si prendono, di conseguenza, decisioni straordinarie, si elargiscono, quindi, risorse, soprattutto economiche, straordinarie.

Dopo l’emergenza rifiuti in Campania, quindi, arriva (o, meglio, ritorna) quella siciliana. Sì perchè Palermo, già negli scorsi mesi, era stata sommersa da montagne di spazzatura. Adesso, invece, come detto, l’epicentro è Bagheria, dove, proprio ieri, sono stati bruciati cumuli di immondizia, sparsa per le strade.

E la storia recente, la cronaca giudiziaria, ci hanno dimostrato che dove c’è un’emergenza rifiuti c’è di mezzo la criminalità organizzata.

E’ accaduto in Campania, dove il Governo ha messo in campo persino l’esercito per sgomberare le strade dalla spazzatura.

E c’è, come ben sapete, anche un’ordinanza del Gip di Napoli che accoglie la richiesta d’arresto per un sottosegretario del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino, candidato in pectore alla presidenza della Regione Campania e, secondo i giudici, coinvolto, insieme con i clan dei casalesi, proprio nell’affaire rifiuti.

L’accusa per Cosentino, infatti, è quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Il Gip, quindi, ha chiesto l’autorizzazione al Parlamento per poter procedere all’arresto, nel frattempo, però, Cosentino, e qui non si parla di legge ma di morale, non ha ancora manifestato la volontà di dimettersi.

Rifiuti-mafie.

E’ accaduto in Campania (a prescindere dall’innocenza o colpevolezza di Cosentino), sta accadendo in Sicilia e non mi sorprenderei di vedere, quanto prima, una situazione simile in Calabria, dove l’emergenza rifiuti comincia, ufficialmente, nel 1998.

A proposito della Sicilia, il 24 giugno scorso Giuseppe Oddo, su IlSole24ore, scriveva qualcosa di molto giusto, alla luce di quanto sta accadendo:

L’emergenza, però, come dicevamo, va ben oltre Palermo. Dalla città è già arrivata ai Comuni limitrofi e ha cominciato a contagiare altre province della Sicilia. Alle porte di Palermo la situazione è al limite dell’ordine pubblico. Tant’è che la Regione è pronta a erogare crediti ai Comuni travolti dall’emergenza, sotto forma di anticipazioni di cassa sui trasferimenti futuri. Un modo per evitare che la situazione sociale degeneri. Bagheria da oltre una settimana è invasa dalla spazzatura per il dissesto del Coinres. Il consorzio che riunisce ventidue Comuni del palermitano come Villabate, Ficarazzi e Bagheria è una fabbrica di debiti.

“Ecco perchè l’emergenza rifiuti in Sicilia non è affatto risolta” era il titolo profetico dell’articolo.

Sono interessanti anche le dichiarazioni, di qualche settimana fa di Gaetano Pecorella che, oltre a essere avvocato di Berlusconi, è anche presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti:

“In Sicilia non c’è ancora uno stato di emergenza sulla gestione dei rifiuti ma se non sicostruiranno i termovalorizzatori si andra’ prima o poi al collasso”.

Ricordiamoci del legame rifiuti-mafie.

E ricordiamo cosa c’è scritto nell’ordinanza di arresto per Nicola Cosentino sul termovalorizzatore da costruire nel territorio di Santa Maria La Fossa Abbate:

L’intervento dell’indagato Cosentino, del collega Mario Landolfi e del sindaco di Santa Maria La Fossa Abbate, converge con quello dei fratelli Orsi, allorquando i due parlamentari s’impegnano in una ‘forte pressione’ affinché in quel territorio fosse realizzato un termovalorizzatore dopo il
fallimento del progetto iniziale di allocare in quell’area una discarica

Sì perchè costruire un termovalorizzatore costa e se di mezzo ci si mette la criminalità organizzata, allora i soldi, elargiti dallo Stato, rischiano di finire in mani assai sporche.

Emergenza rifiuti in Campania: c’è di mezzo la camorra e si cercano accordi per la costruzione di un termovalorizzatore.

Emergenza rifiuti in Sicilia: Gaetano Pecorella, deputato del Pdl, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, auspica la costruzione di termovalorizzatori sull’isola.

Emergenza rifiuti in Calabria: annunciata nel 1998. C’è chi vorrebbe un raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro.

Il meccanismo del gioco è sempre lo stesso.

Una settimana, tre notizie

ottobre 4, 2009

settimana

E’ domenica, ho un po’ più di tempo per scrivere e ho selezionato tre fatti di cui (s)parlare.

1) Il Museo chiuderà per lavori di ristrutturazione (chi legge strill.it e questo blog lo sapeva da mesi) e si approfitterà di questa pausa forzata per effettuare un “check up” sui Bronzi di Riace. Se chi di dovere, sindaco e sovrintendente, sapessero anche che tipo di interventi bisognerà effettuare sulle statue sarebbe anche meglio, ma ci accontentiamo.

Restaurare i Bronzi in un periodo in cui il Museo verrà chiuso mi sembra una soluzione ragionevole.

Ma per molti non è così: Reggio, in questi casi, si dimostra la PROVINCIA per eccellenza.

Molti temono che i Bronzi, che dovranno essere spostati nei laboratori di Roma, si possano rompere durante il trasporto: come se venissero imballati con il polistirolo….

La cosa più buffa, però, è che per anni siamo stati abituati a ritenere che la destra reggina avesse il complesso del “capoluogo scippato” e che quindi vedesse complotti contro la città dietro ogni angolo: oggi invece assistiamo a un sindaco di destra (spero che la vicinanza con Berlusconi non gli faccia dimenticare di esserlo) favorevole allo spostamento e una sinistra (Cgil, Comunisti Italiani, e molti altri) invece contraria, convinta che i Bronzi non rientreranno più. E molti sono gli stessi che alcuni mesi fa, quando era appena partita la giostra per elargire a Reggio Calabria il titolo di Città Metropolitana, si erano invece detti favorevoli a un invio alla Maddalena per il G8.

Eh vabbè: solo gli stupidi non cambiano mai idea…

2) Mentre vi scrivo a Messina la conta dei morti ha superato le 20 unità: intere aree del capoluogo siciliano sono state spazzate via dai nubifragi degli scorsi giorni. Intere abitazioni, costruite ovviamente in modo abusivo, si sono sbriciolate insieme con le colline, oppure sono state sommerse dai torrenti su cui erano state edificate. Per tutta risposta il Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, ha annunciato che ora come non mai il Ponte sullo Stretto è necessario…

Che c’azzecca?

A parte l’inopportuna uscita del Ministro, questo Paese, prima o poi, dovrà fare i conti con la sicurezza del territorio e dovrà capire che lo sviluppo di certe aree, soprattutto meridionali, non passa dalle grandi opere inutili (come il ponte), ma, appunto, dalla messa in sicurezza del territorio che, per essere realizzata, peraltro, fornirebbe anche migliaia di posti di lavoro.

3) Mea culpa. Luigi De Magistris ha finalmente mantenuto la parola e si è dimesso dalla magistratura, come aveva annunciato mesi fa: e io che gli avevo perfino dedicato un “carta canta” non posso esimermi dal complimentarmi. Ha dimostrato serietà e onestà intellettuale: la stessa che, comunque, a prescindere dagli errori di opportunità compiuti, gli ho sempre riconosciuto. Peccato che abbia impattato con l’Italia dei valori: sia nel Popolo della Libertà, quanto nel Partito Comunista sarebbe riuscito a ottenere anche il mio umile voto.

In Idv dovrà accontentarsi dei grillini.

Super partes?

settembre 6, 2009

giornali

Mi dite, per favore, in quale Paese del mondo esiste una stampa “super partes”?

Senza pensarci troppo.

Non vi viene in mente, vero?

Ve lo dico io: in nessuno.

Eppure, in questi giorni di grandi combattimenti su libertà di stampa, scoop (o  presunti tali), attacchi tra colleghi, si discute tanto di giornalismo in Italia. E si arriva, inevitabilmente, alle solite stupidaggini, buttate lì per lobotomizzare il popolo bue: “il giornalismo, i buoni giornalisti, devono essere super partes”, dicono.

Ma perchè mai?

Dove sta scritto che un buon giornalista, o un grande giornalista, non debba avere delle idee e che le possa far trasparire, in maniera netta, nei suoi scritti, nei suoi interventi, nel suo lavoro?

Indro Montanelli era un grande giornalista e aveva delle idee e, vivaddio, non perdeva mai occasione per manifestarle.

Invece ora si chiede al Boffo di turno, al Feltri di turno, al Travaglio di turno, al Piroso di turno di essere “super partes”.

Sapete che sono un acceso sostenitore del giornalismo americano: il vero giornalismo, quello duro, d’inchiesta, esiste, per quanto mi riguarda, solo negli Stati Uniti.

Eh però, chiunque abbia seguito, tanto per non andare tanto indietro nel tempo, la campagna elettorale per le elezioni presidenziali non ha potuto non notare che ogni giornale si schierava con uno o l’altro dei contendenti.

L’Observer sosteneva Obama, mentre il New Hampshire Union faceva il tifo per McCain, Time e New York Times pronosticavano una facile vittoria di Obama, mentre il New York Post ha sostenuto, fin dall’inizio, John McCain.

E così via.

In Italia, invece, ci fu un grande scandalo quando Paolo Mieli, allora direttore del Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, alla vigilia del testa a testa Prodi-Berlusconi, dichiarò di parteggiare per il primo.

Non è questo il punto. Non è la visione super partes dei giornalisti a rendere un Paese invidiabile dal punto di vista della libertà.

Piccolo esempio: gli Stati Uniti d’America, quegli stessi Stati Uniti d’America in cui i giornali si azzuffavano per sostenere Obama o McCain, sono il Paese in cui il famoso conduttore David Letterman può permettersi di sparare a zero contro il candidato alla Casa Bianca, John McCain, solo perchè quest’ultimo, pochi minuti prima, lo ha bidonato dopo aver promesso la presenza all’interno del David Letterman show.

E il giorno dopo il Paese non si è svegliato nell’indignazione generale, ma, anzi, McCain ha dovuto chiedere scusa! Un po’ diverso in Italia: Lucia Annunziata e tanti altri ne sanno qualcosa.

Non esisteranno mai giornalisti super partes.

Il vero obbligo dei giornalisti non dovrebbe essere quello di essere equidistanti, ma di essere onesti intellettualmente: avere il coraggio di andar contro anche con i propri “simili”.

E da questo punto di vista “La Repubblica” non è diverso da “Il Giornale”: qualcuno ha notato, per esempio, che tipo di (non) spazio sta dando il quotidiano diretto da Ezio Mauro alla vicenda sul presunto caso delle puttane agli assessori regionali della Puglia, amministrata dal sinistro (in quanto comunista) Nichi Vendola?

E’ solo un esempio. Tanto per non dilungarmi troppo.

Attacchi alla Repubblica

agosto 29, 2009

repubblicaitaliana

Eh sì, quelli di Berlusconi non sono attacchi sferrati al quotidiano “La Repubblica”, ma alla Repubblica Italiana vera e propria.

“La Repubblica” è un organo di informazione palesemente schierato a sinistra. Che male c’è? Anche gli Stati Uniti d’America, che quanto a modo di informazione possono fare scuola a chiunque, hanno testate sfacciatamente democratiche e altre sfacciatamente repubblicane.

Anche in Italia c’è “Il Giornale”, c’è “Libero”, c’è il Tg4, così come deve esserci “la Repubblica”, “L’Unità”, il Tg3, ecc.ecc.

E’ la democrazia, bellezza!

Il berlusconismo, però, tra i tanti guai creati ha generato anche questa psicosi dell’offesa subita: non appena si prova a scrivere qualcosa in più, l’uomo o la donna della strada ti chiedono “ma sei sicuro di poter scrivere certe cose”.

Un virus assai contagioso.

Querelare un giornale perchè si è posto e ha posto delle domande è, nonostante la piena legittimità della decisione (chiunque può querelare chiunque, se si sente diffamato), qualcosa che definire pazzesco è davvero molto poco.

E i potenti di turno, anche su scala locale, magari lontani (almeno ufficialmente) da Berlusconi, si adeguano e querelano: lesa maestà.

Ne sappiamo qualcosa.

Nel caos di Idv Calabria l’unico a non tuffarsi nella gazzarra è il “non politico”

agosto 19, 2009

DeMagistris

da www.strill.it

Quando il gatto non c’è, i topi ballano. Antonio Di Pietro, tra Roma e Milano, è troppo impegnato nella propria battaglia personale contro Berlusconi e così, a livello locale, rischia di perdere il polso della situazione del partito di cui è fondatore e presidente. Per carità, il discorso vale esclusivamente per il territorio che, per fortuna o purtroppo, strill.it segue giornalmente: la Calabria.

Eh sì, perché magari in Molise, in Abruzzo, in Puglia, in Veneto o in chissà quale altra regione della Penisola, Italia dei Valori scoppia di salute.

Ma in Calabria proprio no.

Intendiamoci, il risultato alle recenti Elezioni Europee di Italia dei Valori è stato esaltante, in Calabria, come nel resto d’Italia. Ma la fiducia accordata va rinnovata giorno dopo giorno e la retta via non è rappresentata di certo dalle lotte intestine.

Quando sono i giovani a dover riprendere gli adulti, infatti, vuol dire che le cose sono lontane anni luce dalla normalità. La nota di qualche giorno fa dei Giovani di Idv Calabria dovrebbe riecheggiare nelle orecchie dei dirigenti territoriali del partito come una sirena assordante, proprio perché viene dall’unica parte, gli under 30 appunto, nelle condizioni, se ne avranno le capacità, s’intende, di operare in Calabria quel cambiamento più volte auspicato e invocato da Di Pietro & C.

La nota dei Giovani di Idv, infatti, è assai forte. C’è un incipit come questo, per esempio: “C’è sempre una misura passata la quale il vaso, già colmo, trabocca e si può frantumare facendo molto rumore. Questa misura, purtroppo, all’interno del nostro partito calabrese avvertiamo sia stata raggiunta”, ci sono poi espressioni come “mettere la parola fine a questo sciame litigioso” e ancora “noi giovani siamo stanchi di questo vecchio modo di far politica”. Frasi dure che danno la misura del clima che si respira all’interno di Idv in Calabria.

Italia dei valori segue, sotto questo punto di vista, le orme di Pdl e Pd: Feraudo contro Misiti, Misiti contro Feraudo, Arlacchi contro tutti, ecc.ecc.

Facendo, brevemente, ordine: che i rapporti tra Maurizio Feraudo, consigliere regionale, e Aurelio Misiti, segretario regionale del partito siano pressoché inesistenti è storia acclarata. Feraudo, sconfitto da Misiti in un turbolento congresso del  2 dicembre 2007, sfociato in una maxirissa che rese necessario l’intervento dei Carabinieri, da allora non si è più allineato alla strategia della segreteria regionale. Misiti, dal canto suo, ha tirato dritto per la propria strada, facendo a meno, di fatto, dell’azione politica del consigliere Feraudo, unica espressione di Idv in Consiglio Regionale.

E non finisce qui.

Elezioni Europee, il professore Pino Arlacchi, celebre studioso di fenomeni criminali,  viene eletto Parlamentare a Bruxelles e impiega pochi mesi per inimicarsi l’intero partito calabrese: “La posizione di Misiti è del tutto personale”, dice dopo una nota del segretario regionale che apprezza la recente legge, approvata dal Consiglio, riguardante l’istituzione delle primarie per i candidati a Governatore.

Apriti cielo.

Arlacchi viene ripreso in malo modo con una nota dell’intero partito calabrese, compresi i tre giovani (Quartuccio, Imbalzano e Napoli) che invece adesso firmano la nota di dissenso nei confronti di tutto e tutti.

Beghe di partito che coinvolgono uomini di partito: Misiti, Feraudo, Arlacchi.

Un tempo la gente si sarebbe stufata: oggi, però, la soglia di sopportazione (o di indifferenza, fate voi) ha alzato sensibilmente la propria asticella.

In tutto questo marasma, però, tanto per dare un ceffone agli oppositori dell’antipolitica (incluso chi scrive), l’unico a non essere nemmeno stato sfiorato da controversie, litigi, scaramucce e polemiche è un “novizio”, uno che la politica, dal suo interno, la conosce solo da pochi mesi: l’ex sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, oggi parlamentare europeo.

De Magistris, eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea, sembra aver scelto una strada diversa; non ha abbandonato la Magistratura, come invece aveva annunciato, ma, almeno, allo stato attuale, si tiene fuori da ogni “scazzottata”, e, anzi, si mostra molto più interessato a vicende concrete, soprattutto inerenti il Mezzogiorno e i problemi a esso collegati: il Ponte sullo Stretto, le gabbie salariali, il mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, la cattura di Paolo De Stefano.

Altre battaglie, altro tipo di visibilità.

Fino a quando il “lider maximo”, Tonino Di Pietro, forse troppo impegnato per mettere un po’ d’ordine in Calabria, non si accorgerà che la figura di questo dottor De Magistris, forse, crea un po’ troppa ombra…

I Bronzi, trattati come stronzi

agosto 16, 2009

Bronzi_di_riace

Dovrò scusarmi, lo so, per l’abominevole titolo che ho scelto per questo post. Ma, prima, cercherò di spiegarvi che non si tratta una mera scurrilità, fine a sè stessa.

Come ci ricorda, in un gran bell’articolo, Anna Foti, il 16 agosto del 1972, il mare di Riace, restituiva alla Calabria, al mondo direi, due tesori: due statue di bronzo, ad altezza naturale, raffiguranti due guerrieri greci. I Bronzi di Riace.

Un patrimonio inestimabile che, da subito, attira tantissimi visitatori presso il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, dove le statue verranno custodite. Un successo di pubblico che, a causa dell’insipienza di tante, troppe, persone messe in ruoli apicali, con eccessiva fretta, porta a un calo vertiginoso delle visite presso il Museo, come già avevo documentato in questo post di qualche mese fa.

Da quel post, però, sono cambiate alcune cose significative: i Bronzi di Riace al G8 non ci sono più andati, ma, soprattutto, e nessuno, tranne il professore Daniele Castrizio ne parla, dal 1° ottobre il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria sarà chiuso per un anno, un anno e mezzo, forse due, per lavori di ristrutturazione.

Che ne sarà dei Bronzi di Riace (ma anche delle altre opere esposte)? Ancora è presto, sarà sufficiente pensarci due, al massimo tre, giorni prima della chiusura del Museo…

E se qualcuno dovesse proporre, sacrilegio, una destinazione temporanea per impedire che i Bronzi di Riace restino per mesi abbandonati nella polvere, allora sì che la città avrà un moto d’orgoglio: i sinistri con la sindrome di Calimero, i destri con il complesso del capoluogo di Regione scippato, gli adepti di Grillo, gli alternativi vari (quelli per cui “le regole sono zero” e “lo Stato è oppressore”) e gli pseudo-intellettuali reggini alzeranno la voce, invieranno comunicati stampa, parlando, con sdegno, “dell’ennesima spoliazione ai danni di Reggio”, come avvenuto, qualche mese fa, quando, per un capriccio di Re Silvio, i Bronzi sarebbero dovuti volare a La Maddalena per il G8, spostato poi a L’Aquila, in seguito al terribile terremoto.

E, invece, a distanza di alcuni mesi, sotto l’ombrellone, le categorie di cui sopra potrebbero cominciare a pensare a soluzioni diverse, per non trattare, come si fa da anni, questi due guerrieri, i Bronzi, come degli stronzi (da qui il pessimo titolo).

Ecco, adesso posso chiedere scusa per la mia volgarità.

Ci aveva già pensato qualcun altro

agosto 13, 2009

berlusconi_bossi

Intelligente?

Macchè.

Educativa?

Macchè.

Innovativa?

Macchè.

La proposta leghista di inserire lo studio del dialetto nelle scuole non è niente di tutto questo: e se per i primi due punti (intelligenza ed educazione) c’è ben poco da dire, dato che qualsiasi persona dotata di senno riuscirà a farsi un’idea sicuramente equilibrata e lineare, sul terzo punto è bene studiare, e fa sempre bene, un po’ di storia.

Sì perchè il dialetto nelle scuole era già arrivato, leggete e tremate, quasi 90 anni fa, nel ventennio fascista!

E’ la celebre Riforma Gentile (dal nome dell’ideatore) a inserire lo studio del dialetto (d’autore) nelle scuole. La Riforma ridimensiona
alquanto l’uso della grammatica e affermava il ruolo positivo dei dialetti.

Con la Riforma Gentile e l’introduzione del dialetto nelle scuole nei primi anni del Ventennio, l’insegnamento del dialetto in classe viene legato al recupero della tradizione folklorica da parte delle maestre e degli alunni, soprattutto della scuola elementare.

Arriva poi un uomo, un certo Benito Mussolini, a cancellare tutto con un colpo di spugna.

“Scusateci abbiamo sbagliato”.

Ma le vie del Signore sono infinite, per cui chi si domanderà: “Ma quest’affaraccio non lo avevamo già liquidato nel corso del Ventennio fascista?

Neanche per sogno: il Governo Berlusconi è il nuovo che avanza!

Insomma, è una proposta che è già stata cassata nei primi anni ’20. I tempi cambiano, direte voi. E’ vero, ma è anche vero che le cazzate sono come i diamanti: per sempre.

Campioni si nasce

luglio 29, 2009

campioneindustries

Il Corriere della Sera e La Repubblica hanno dato grande risonanza alla notizia: addirittura maggiore di quella riservata alle donnine di Silvio Berlusconi e alla deposizione, presso la Procura della Repubblica di Bari, di Patrizia D’Addario.

La notizia:

Il gip del Tribunale di Agrigento Alberto Davico, su richiesta della Procura della Repubblica di Agrigento, ha disposto il sequestro preventivo dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. L’ospedale, sempre su richiesta del gip, dovrà essere sgomberato entro 30 giorni “a tutela dell’incolumità del personale sanitario ed amministrativo e dei degenti”.

Ma che problema ha l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento?

Ha il problema che, secondo i giudici, è costruito con materiali altamente scadenti: secondo la Procura nei pilastri ci sarebbe più sabbia che cemento. Nella motivazione di sequestro si legge in particolare che esisterebbero:

“Gravi carenze strutturali tali da esporre la struttura a gravissimo rischio sismico”.

Ho letto la notizia da più parti, l’ho ascoltata in tv, cercavo di capire chi avesse costruito questo nosocomio, inaugurato appena cinque anni fa.

Ma nessuno lo ha detto.

Eppure bastava cercare un po’. Ma, d’altronde, se il giornalismo e la religione cristiana sono in crisi ciò è dovuto, forse, anche all’assenza di “uomini di buona volontà”.

Comunque sia, lo dico io chi ha costruito l’ospedale di Agrigento.

Segnatevi questo sito: campioneindustries.com

La Campione Industries S.p.A. è, copio e incollo dal sito della ditta, un’azienda costituita nel 1986 con la ragione sociale di “EDILMECCANICA G.CAMPIONE S.r.l.” e trasformata nel 2007 in società per azioni. Ha sede ad Agrigento e un capitale di € 1.000.000,00.

Bene, ricordate il sito?

Basta farci un giro e, tra le principali opere eseguite, con tanto di foto come vanto, potrete vedere voi stessi che la Campione Industries ha realizzato proprio l’ospedale di Agrigento, che figura per primo nel lungo elenco che l’azienda può vantare.

Vi allego una foto, a scanso di equivoci.

E meno male che ci sono io… 😀

Una poltrona per due

luglio 11, 2009

loieroscopelliti

Come stanno i due probabili candidati che si giocheranno, la prossima primavera, la poltrona di Presidente della Regione Calabria?

Non bene, per motivi diversi.

Loiero deve lottare un po’ contro tutti, perchè da un lato il Governo Berlusconi si è ricordato, casualmente, a meno di un anno dalle elezioni regionali, che la sanità in Calabria è assai sotto l’asticella della decenza e adesso l’unica stada percorribile per Berlusconi, Sacconi, Fazio è  il commissariamento. Una carta che, tra qualche mese, un po’ tutti, candidato di centrodestra compreso, potranno sfruttare abilmente accollando i disastri sanitari ad Agazio Loiero e alla sua Giunta: “Siamo stati costretti a commissariare”, diranno.

E se l’idea di commissariare la sanità in Calabria appare, francamente, una poco criptica mossa da campagna elettorale, per Agazio Loiero (al momento l’unico nome di un certo peso nel centrosinistra calabrese) i problemi arrivano anche dagli alleati, da quel Partito Democratico che non prova nemmeno a legittimare e valorizzare l’opera, a dire il vero non entusiasmante, del Governatore: “Loiero ricandidato? Faremo le primarie”, ha detto qualche giorno fa, a Rende, Enrico Letta.

E intanto Loiero, in un’intervista rilasciata a Gazzetta del Sud ha dichiarato che se dovesse essere rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Why not deciderebbe di non ricandidarsi. E la possibilità di un rinvio a giudizio non appare peregrina, dal momento che, pochi giorni fa, l’accusa ha chiesto il processo per il Governatore.

Ma, se Sparta piange, Atene non ride.

Il punto, quello vero, è che a destra i problemi vengono mascherati meglio. Molto meglio.

E così Giuseppe Scopelliti, giovane sindaco di Reggio Calabria, probabile candidato del Pdl alle prossime regionali, continua a ricevere brutti colpi alla propria immagine, ma, come un buon pugile, cerca di incassare senza mostrare cenni di cedimento.

Ma i fatti, ostinati, dicono che il ruolo di coordinatore regionale del partito di Berlusconi, assunto da qualche settimana, sta portando più grane che onori: il Pdl ha straperso (nonostante l’alleanza con l’Udc) alle provinciali di Cosenza, mentre ha vinto, ma non ha convinto, a Crotone.

Come se non bastasse i mal di pancia di ex forzisti (leggi il deputato Nino Foti), di tanto in si manifestano tramite dichiarazioni al vetriolo sull’operato del coordinatore regionale. Il Pdl, in Calabria, non riesce proprio a conciliare le due anime, Forza Italia e Alleanza Nazionale: battibecchi e dispettucci cui siamo stati abituati più dal centrosinistra che non dagli allievi berlusconiani.

Una cosa è certa e questo Scopelliti lo ha capito: pensare di potersi insediare a Palazzo Alemanni contando unicamente sui voti di Reggio Calabria e provincia è soltanto un sogno. E’ un discorso prettamete numerico. Il punto è che, inevitabilmente, per recuperare terreno nelle altre province, Scopelliti “trascura” la propria città: le assenze in Consiglio Comunale, anche quando si discute di temi delicati, si fanno sempre più frequenti; lo stesso Civico Consesso senza la presenza del proprio leader fatica ad articolare, civilmente e programmaticamente, un discorso di senso compiuto; Reggio Calabria, anche nell’aspetto esteriore, sembra soffrire di un certo scollamento nei meccanismi che l’avevano certamente resa più efficiente negli ultimi anni e, da ultima, quasi a metà luglio, dell’estate reggina, fiore all’occhiello dell’Amministrazione Scopelliti non v’è traccia.

Insomma, Loiero e Scopelliti non stanno benissimo. Le elezioni regionali sono vicine, ma non vicinissime: il centrosinistra potrà provare a rialzarsi sfruttando il fatto che, al momento, possiede il governo regionale, il centrodestra potrà contare sulla potenza berlusconiana, che potrebbe manifestarsi, tramite decisioni drastiche, anche in Calabria.

Ma la poltrona resta comunque una sola.

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