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L’Italia che Berlusconi vorrebbe

gennaio 22, 2009

silvio_berlusconi

Potrebbe presto coronare uno sei suoi sogni. Silvio Berlusconi preme forte l’acceleratore per arrivare alla limitazione delle intercettazioni telefoniche.

Ecco il Silvio-pensiero, in attesa che se lo rimangi, ovviamente:

“Intercettazioni per tutti quei reati che prevedono pene superiori ai dieci anni di reclusione. Per gli altri non è necessario”.

Con un discorso del genere Berlusconi dimostra di subordinare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in base alla gravità del reato (sancita dalla pena detentiva).

Ora, partendo dal presupposto che, a mio parere, non debba essere modificata di un millimetro l’attuale situazione, se proprio una limitazione ci deve essere, questa non dovrebbe essere dettata dalla gravità dei reati, ma dalla possibilità che essi siano “scoperti” ugualmente anche senza l’utilizzo delle intercettazioni.

Dai reati di mafia (che, comunque, non sarebbero interessati dalle limitazioni), a quelli di natura economica, non esiste oggi reato che possa fare a meno del contributo delle intercettazioni.

Ecco un breve elenco di reati per i quali non potrebbero più essere utilizzate le intercettazioni, qualora passasse (e credo che il rischio sia elevato, purtroppo) il Silvio-pensiero.

<Art. 416 Associazione per delinquere (codice penale). Pena detentiva: da tre a sette anni.

<Art. 610 Violenza privata (codice penale). Pena massima: quattro anni.

Art. 624 Furto (codice penale). Pena detentiva: fino a tre anni.

Art. 628 Rapina (codice penale). Pena detentiva: da tre a dieci anni (salvo aggravanti).

Art. 629 Estorsione (codice penale). Pena detentiva: da cinque a dieci anni (salvo aggravanti quali minaccia armata o appartenenza ad associazioni mafiose).

Art. 634 Turbativa violenta del possesso di cose immobili (codice penale). Pena massima: due anni.

Art. 640 Truffa (codice penale). Pena massima: cinque anni.

Art. 640 bis Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (codice penale). Pena massima: sei anni.

Art. 640 ter Frode informatica (codice penale). Pena massima: cinque anni.

Art. 644 Usura (codice penale). Pena detentiva: da due a dieci anni (salvo aggravanti).

Art. 646 Appropriazione indebita (codice penale). Pena massima: tre anni.

Art. 648 Ricettazione (codice penale). Pena detentiva: da due a otto anni.

Art. 621 Rivelazione del contenuto di documenti segreti (codice penale). Pena massima: tre anni.

Art. 306 Banda armata: formazione e partecipazione (codice penale). Pena detentiva: da tre a nove anni (solo partecipazione).

Potrei continuare ancora per tanto tempo, ma credo che l’elenco sia già piuttosto inquietante. Ho citato solo i reati per i quali potrebbe essere davvero utile avere a disposizione lo strumento delle intercettazioni.

Ecco l’Italia che Silvio Berlusconi vorrebbe.

Silvio Berlusconi, evidentemente, ritiene che questi (e altri) reati non siano degni dell’utilizzo delle intercettazioni.

Robetta, per carità: usura, estorsione, associazione a delinquere, truffa, ricettazione, financo banda armata.

Non v’è dubbio che tali reati possano essere scoperti anche senza il mezzo elettronico, ma io ragiono per esperienza.

E per esperienza non ricordo nessun magistrato, nessun investigatore che non abbia mai sottolineato l’importanza delle intercettazioni telefoniche e/o ambientali per l’attività d’indagine.

Sono tutti spioni?

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Impuniti

dicembre 24, 2008

magistrati1

Negli ultimi tempi dare ragione a Veltroni mi costa davvero tanto. C’è solo una cosa, analoga, più insopportabile: dare ragione a Berlusconi.

“Quello che è avvenuto a Pescara è gravissimo”, dice il segretario del Partito Democratico.

Cosa è avvenuto a Pescara?

E’ avvenuto che all’ex sindaco, Luciano D’Alfonso, del Partito Democratico, lo scorso 16 dicembre sono stati comminati gli arresti domiciliari con l’accusa di aver intascato tangenti.

E’ cominciata così la settimana più brutta del Pd di Veltroni, colpito, nei giorni successivi, dalle indagini di Napoli che interessano gli assessori di Rosa Russo Iervolino. E’ stata la settimana della “questione morale”.

Ma, proprio pochi minuti fa, all’ex sindaco di Pescara sono stati revocati i domiciliari.

“Non esiste nessuna cupola”.

Il gip, Luca De Ninis, ha, come si dice in questi casi, smontato il teorema dell’accusa, rappresentata dal pm Gennaro Varone, che invece si era opposto alla scarcerazione di D’Alfonso.

L’accusa, il pm, quindi, come nessuno dice in questi casi, ha commesso una grandissima cazzata.

Così come appare illogico il comportamento del Gip che, prima ha disposto gli arresti domiciliari e, poi, ha aspettato alcuni giorni prima di scarcerare l’ex sindaco (rimesso in libertà proprio in seguito alle dimissioni).

Per D’Alfonso il quadro accusatorio resta, ma è d’obbligo interrogarsi su questi strani comportamenti.

Capisco che rischio di fare la figura del “berlusconiano”, ma, pazienza. L’ho già scritto in passato, non esistono onnipotenti.

Ma, in questo Paese, il Consiglio superiore della magistratura trasferisce i magistrati praticamente solo per incompatibilità ambientale, non punendo, invece, gli scempi quotidiani.

Penso al Gup di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, che, come potete leggere in questo articolo di Peppe Baldessarro per la Repubblica, depositando le motivazioni della sentenza fuori tempo massimo, ha permesso a due killer, Denis Alfarano e Damiano Leotta di ritornare in libertà.

Oppure quel giovanotto di Edi Pinatto, 42 anni, che ne ha impiegati otto, di anni, per scrivere una sentenza di condanna contro il clan Madonia, a Gela.

Non parlo, invece, del sostituto pg di Reggio Calabria, Santi Cutroneo, accusato di rapporti di amicizia con un esponente del clan Condello.

Lui ha ancora la possibilità di difendersi e di dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati.

Ma mi fermo qui. Non vorrei che qualcuno mi accusasse di essere giustizialista con i giudici.

Quando vuole è bravo

dicembre 15, 2008

Qualcuno magari non ha avuto modo di gustarselo giovedì scorso. Questo video di una decina di minuti circa vi dimostrerà quanto sia bravo (probabilmente il migliore) Marco Travaglio quando non parla di Berlusconi, Schifani, di conflitto di interessi, di lodo Alfano, ecc.ecc.

In questi dieci minuti Travaglio racconta in maniera breve, ma assai precisa, quello che aveva scoperto Luigi De Magistris a Catanzaro, parla dell’inchiesta Poseidone sugli impianti che avrebbero dovuto depurare le acque calabresi, parla dell’inchiesta “Why not”, che, per quello che si è speso, avrebbe dovuto rendere la Calabria la regione più informatizzata d’Italia, parla dei rapporti di Antonio Saladino con la politica, spiega perchè Luigi De Magistris è stato mandato via da Catanzaro.

Perchè aveva ragione.

Parla anche di Clementina Forleo, parla degli sprechi italiani nel settore dei trasporti, Salerno-Reggio Calabria e Ponte sullo Stretto, parla di finanziamenti europei che non servono a nulla se non ad arricchire pochi malavitosi.

Un bello, e, purtroppo, raro esempio di giornalismo.

Nei colloqui scolastici, parlando di me, ai miei genitori dicevano sempre “E’ bravo, ma non si applica”.

Un discorso analogo, con qualche sfumatura, vale anche per Travaglio: “E’ bravo, ma si applica male”.

L’ossessione per Berlusconi ha, in passato, appiattito l’ottima preparazione di Travaglio.

La appiattirà anche in futuro.

Vedremo il miglior Travaglio quando Berlusconi sarà uscito definitivamente dalla scena politica italiana.

Per Travaglio e per tutti noi, speriamo presto.

Giudici, presidenti e musicisti

dicembre 4, 2008

csm_riunione

Siccome la Giustizia italiana va a gonfie vele e di lavoro ce n’è poco, Clementina Forleo, ex Gip di Milano, trasferita a Cremona, in punizione per aver indagato i sinistri, e il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, invece di sgobbare, parlano.

Partiamo da quest’ultimo.

Lo scoop (o presunto tale) lo fa Il Giornale, quotidiano di Silvio Berlusconi che non sospetto abbia simpatie nei confronti di Luigi De Magistris: secondo il quotidiano diretto da Mario Giordano, Mancino sarebbe coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sul “complotto” contro de Magistris, il cui trasferimento è stato deciso proprio dal Csm. Nell’articolo pubblicato dal Giornale si fa riferimento al decreto di perquisizione nei confronti dei magistrati di Catanzaro emesso dalla Procura di Salerno, in cui – alla pagina 442 – si dà conto di una telefonata giunta a Saladino da un numero fisso intestato a Mancino.

Ma il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura si difende:

“Non ho mai telefonato a Saladino, la chiamata partita da uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un’altra persona, da un rappresentante di Comunione e liberazione, Angelo Arminio, che nel 2001 era nella schiera dei miei collaboratori. Saladino non lo conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese, non ho mai avuto rapporti con lui”.

Poi la promessa o, forse, la minaccia:

“Il giorno in cui una campagna di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia non ho difficoltà a togliere l’incomodo”.

Non usa la parola “delegittimazione”, Nicola Mancino, ma, in pratica, parla proprio di quella. Parla di una delegittimazione, quella a mezzo stampa, diversa, forse un po’ meno grave, da quella che avrebbe subito Luigi De Magistris, vittima, ma questo bisognerà ancora accertarlo, di un complotto da parte dei suoi stessi colleghi. Una delegittimazione sulla quale Nicola Mancino, da presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha messo becco poco e male.

Nel frattempo, Clementina Forleo, Gip dell’inchiesta Unipol-Antonveneta, quella che coinvolse esponenti dei ds (D’Alema, Latorre) in un libro-intervista, afferma:

“Fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno”.

Anche lei, come Mancino, non usa l’affermazione diretta ma, in definitiva, parla delle cosiddette “toghe rosse”.

Ma esisteranno davvero?

A ben guardare l’operato di Gerardo D’Ambrosio, ex pm di Tangentopoli, eletto nel senatore dei Ds nel 2006 e riconfermato, nel 2008 nel Pd, si direbbe di sì.

Ma magari l’apparenza inganna.

Vi consegno, però, le riflessioni, che non disprezzo affatto, di Clementina Forleo:

“Se qualcuno lascia la toga per diventare un politico, poi dovrebbe avere il buon gusto di non creare confusione di ruoli”.

E concludo parlando proprio di Tangentopoli. Sull’abitudine di consegnare gli indagati a quello che la letteratura battezzerà come “carcere preventivo”, Clementina Forleo dice:

I fatti erano “gravissimi, ma lo strumento carcerario doveva essere limitato ai più gravi”.

La risposta di Francesco Saverio Borrelli, che, ai tempi, era Procuratore capo di Milano e che oggi ha finalmente trovato la sua strada, essendo direttore del conservatorio milanese, fa rabbrividire:

“È assurdo, e questo sì lo capisco oggi più di allora, che la custodia cautelare venga effettuata in galera e che non esistano strutture apposite. E del resto anche nei confronti del carcere come punizione sono diventato un critico molto aspro: il recupero è un’altra cosa”.

A distanza di sedici (quasi diciassette) anni Borrelli ha capito. Meglio tardi che mai…

Ma la cosa più simpatica, e qui concludo davvero, l’ha detta, come spesso accade, il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga:

“Buona la notizia che la procura della Repubblica di Salerno indaga sull’operato del Procuratore Generale di Catanzaro e di altri magistrati della Calabria, e presto credo anche dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Finche’ si indagano tra di loro e forse anche tra di loro si arrestano, non violano la liberta’ dei cittadini!”.

Chissà cosa pensa il musicista Borrelli…

Aggiornamento da www.corriere.it

La Procura di Catanzaro ha bloccato gli atti già sequestrati dalla Procura di Salerno. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore generale Enzo Jannelli e dai sostituti Garbati, De Lorenzo e Curcio. Il provvedimento di sequestro è stato notificato ai carabinieri di Salerno che erano negli uffici della Procura generale per effettuare l’indicizzazione dei documenti sequestrati relativi all’inchiesta ‘Why Not’ e ‘Poseidone’. Un gruppo di carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro è partito alla volta di Salerno per notificare ai magistrati campani il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Inoltre sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, sono indagati dalla Procura di Catanzaro.

Tieni duro, Ricky!

novembre 20, 2008

villari

Sarebbe bello se il pressocchè sconosciuto (fino a qualche settimana fa) senatore Riccardo Villari la mettesse in quel posto, contemporaneamente, a Popolo della Libertà e Partito democratico.

Sarebbe un colpo alla Rocco Siffredi o John Holmes.

Eletto alla presidenza della Commissione di vigilanza Rai con i voti del Pdl che non voleva lasciare campo libero al professionista dell’antimafia Leoluca Orlando, adesso il parlamentare napoletano vuole rimanere ben ancorato alla poltroncina.

E’ uno sport piuttosto comune.

Eppure il suo valoroso Partito democratico, mettendosi a 90 gradi (per ritornare a Siffredi e Holmes) ha rinunciato a sostenere Orlando dell’Idv (povero Tonino Di Pietro!), accordandosi col partito di Re Silvio sul nome dell’ottimo (e non scherzo) vegliardo Sergio Zavoli.

Villari non si dimette e viene espulso dal Partito democratico e questa, per lui, non è di certo una cattiva notizia.

La cattiva notizia, per me, è che la strenua resistenza di Villari durerà ancora per poco, dopodichè tutto andrà per il meglio (per Berlusconi, ovviamente).

Insomma, tanto per citare ancora Rocco e John, Villari terrà duro ancora per poco.

Nel frattempo Villari, in questa situazione isteriana (isterica+italiana, l’ho copiata al bravo Beppe Severgnini), avrà avuto i suoi giorni di celebrità.

Farà la figura di Pulcinella, ma “chissenefrega”.

Pensaci, Giacomino

ottobre 24, 2008

E’ uno bravo Giacomo Mancini junior.

E’ stimato a sinistra, ma è stimato a destra. Intrattiene rapporti cordiali con i sinistri, ma anche con i destri: questa, per esempio, è un’agenzia Asca di qualche mese fa, in cui l’ex deputato socialista si schiera al fianco del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

”Conosco il sindaco di Reggio Calabria e, sebbene abbia una formazione politica molto distante e differente dalla mia, lo considero un amministratore attento ai bisogni della sua comunita’ e un dirigente politico apprezzato anche al di fuori del suo partito e della sua coalizione e per questo, nel momento in cui e’ vittima di un ingiusto tentativo di infangare la sua onorabilita’, esprimo a Giuseppe Scopelliti la piu’ sentita solidarietà” . Lo ha dichiarato Giacomo Mancini, del Partito Socialista. ”Mi auguro – ha continuato Mancini – che gli schizzi di fango, che colpiscono Scopelliti, non siano il preludio ad una lunga campagna elettorale, combattuta con i veleni, le insinuazioni e alimentando i verminai. Se cosi’ dovesse essere – ha concluso Mancini – sarebbe l’ennesima sconfitta per la Calabria e per i calabresi”.

Giacomo Mancini junior è nipote di quel Giacomo Mancini che, insieme alla combriccola composta anche da Misasi e Pucci, nel 1970, la mise in quel posto, e senza vaselina, a Reggio Calabria. Ai tempi, infatti, il capo del Governo, quel briccone di Emilio Colombo, aveva promesso che sul capoluogo della Regione Calabria avrebbe deciso il Parlamento, ma Mancini, il cui fantoccio, in quei mesi convulsi, è stato più volte impiccato in città, minacciò la crisi di Governo qualora non fossero stati mantenuti i patti già stabiliti nei salotti della Capitale: capoluogo di regione a Catanzaro, università a Cosenza e le industrie, promesse tramite quella truffa del pacchetto-Colombo, a Reggio Calabria.

Dicevo, Giacomo Mancini è uno bravo: è giovane (ha 36 anni) si è abbracciato per una vita con la sinistra, con i Democratici di Sinistra (pace all’anima loro), con lo SDI, poi con la Rosa nel pugno. Adesso, però, sembra essere rimasto ammaliato dall’indiscutibile fascino di Re Silvio, ma, soprattutto, dal lauto compenso da parlamentare europeo, posto assicurato qualora effettuasse il salto dai Socialisti al Popolo della Libertà.

Sì, Giacomo Mancini è pronto a fare il salto della quaglia: al Pdl, con il culetto poggiato, a Bruxelles, su una comoda sedia del Parlamento Europeo.

Più di 12mila euro mensili, escludendo benefits, rimborsi, ecc. ecc.

Alcuni giornali, come nel calciomercato estivo, danno l’affare per concluso.

Io aspetto l’ufficialità e nel frattempo sono indeciso se fare un appello o stare zitto.

Che faccio lo dico? Lo dico o non lo dico?

Massì lo dico!

“Pensaci, Giacomino!”

Carta canta

settembre 29, 2008

Per una volta rubo titolo e vizietto a quel simpaticone del baluardo dell’informazione italiana, Marco Travaglio.

da www.danielasantanche.com

“Le donne per andare in Parlamento lo possono fare solo con me. Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perchè Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”. Lo ha detto Daniela Santanchè, candidata della Destra, in una intervista a Canale Italia che verrà messa in onda stasera. Per la Santanchè il Cavaliere “non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno. Ha detto a quella ragazza precaria di sposare un miliardario: non è questa la risoluzione del precariato. Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare”. 25 marzo 2008

E ancora, dallo stesso sito:

Berlusconi? E’ ossessonato da me. Tanto non gliela do…” Daniela Santanchè, candidato premier de La Destra, interpellata dai cronisti a Montecitorio, risponde così a distanza a Silvio Berlusconi che nel corso della puntata di “Omnibus” aveva affermato che la candidata de La Destra non è altro che “quella destra Billionaire ch cerca di portarci via i voti, ma che fa soltanto il gioco della sinistra”. 9 aprile 2008

E invece, a distanza di qualche mese, copio e incollo da www.corriere.it

Daniela Santanchè si dimette da portavoce de «La Destra», insieme con una cinquantina di dirigenti nazionali, regionali e provinciali del partito che stanno lasciando i loro incarichi in queste ore. Il segretario nazionale Francesco Storace in mattinata, riferendosi alle dichiarazioni della Santanchè sulle sue intenzioni di lasciare il partito, aveva detto: «È diventata una rubrica fissa di “Libero”. Me ne vado, non me ne vado… Ha scambiato La Destra per una margherita. Faccia quello che vuole, ma ce lo faccia sapere».

«Proprio per non far la fine de La Margherita – è la replica della Santanchè – mi dimetto da portavoce nazionale e ritiro la mia mozione che, come è noto, propone di aprire il partito a collaborazioni con il Pdl, proprio come abbiamo fatto a Trento, per le prossime elezioni, con Marco Zenati, uno dei firmatari della mia mozione». La Santanchè ritiene che «per non rimanere confinato in un’area di estremismo extra parlamentare di vago nostalgismo» il partito dovrebbe «stringere alleanza e collaborare responsabilmente con la coalizione di centrodestra» al governo. Fra i suoi obiettivi «combattere senza indulgenza ogni forma di razzismo e di violenza», «provare a recuperare alla democrazia quei giovani che ancora oggi si radunano sotto le bandiere di un sedicente e lugubre nazifascismo invece di giustificarli con argomenti più o meno ambigui» e seguire «il cammino delle riforme che l’attuale governo sta portando avanti nell’interesse del nostro Paese». 27 settembre 2008

Se dovesse avere una figlia la chiamerà Coerenza.

Rialzati, Italia!

settembre 21, 2008

Re Silvio ha salvato Napoli dalla spazzatura.

Re Silvio salverà Alitalia dal fallimento.

Re Silvio ha salvato anche le disastrate Ferrovie dello Stato: ieri il treno in partenza da Villa San Giovanni per Roma Termini è partito solamente con un’ora e un quarto di ritardo.

Vagone letto da 160 euro.

Il mio pensiero l’ho già espresso qui.