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L’ultimo schiaffo

ottobre 7, 2009

calabria

Tutta Italia è informata, grazie agli articoli pubblicati dalle maggiori testate nazionali, delle offese rivolte alla Calabria da parte di Antonello Venditti, nel corso di un concerto in Sicilia, delle quali, per primo in assoluto, ha dato notizia strill.it, la testata per la quale lavoro.

Ecco le parole pronunciate da Venditti nell’introdurre un proprio brano, Stella:

“Ma perché Dio ha fatto la Calabria? Io spero che si faccia il ponte, almeno la Calabria esisterà. Qualcuno deve fare qualcosa per la Calabria». E, ancora. Ho conosciuto un ragazzo calabrese che prendeva il traghetto per la Sicilia, dove trovava una ragione, la cultura. In Calabria non c’è veramente niente, ma niente che sia niente”.

Venditti ha smentito ciò che è difficile smentire: “Non volevo offendere la Calabria”.

A parte ciò, si tratta dell’ennesima uscita, verbale e non, contro la regione. Ve ne ricordo qualcuna, più o meno recente:

1) Qualche mese fa, su LA7, il giornalista di Repubblica, Antonello Caporale, nel non considerare una priorità la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina (a mio avviso giustamente, peraltro), ha definito “due cloache” le città di Messina e Reggio su cui si fonderanno i piloni del ponte.

2) Ancor prima il suo collega Curzio Maltese, in un pessimo reportage su Reggio Calabria, aveva affermato che un reggino su due è “coinvolto a vario titolo in attività criminali”.

Per entrambi è scattata la querela.

3) Nello scorso dicembre, invece, Poste italiane divulga un francobollo celebrativo in occasione del centenario del devastante terremoto del 1908 che rase al suolo Reggio Calabria e Messina: ma la dicitura presente sul francobollo è lapidaria: “Terremoto di Messina”, di Reggio nessuna parola. Eppure i morti ci sono stati anche a Reggio Calabria.

4) Il giornale tedesco “Der Spiegel”, invece, criticando (anche qui a mio avviso giustamente) l’operato della Giunta Regionale di Loiero sull’elargizione di fondi pubblicitari alla nazionale di calcio, ha definito la Calabria “piccola, povera e mafiosa”. Querela anche in questo caso.

5) Infine (sto andando a memoria, quindi dimenticherò per forza qualcosa) lo “scandalo delle siringhe” orchestrato negli anni ’90 dalla Bbc che cosparse il Corso Garibaldi di Reggio Calabria di siringhe, per rendere il proprio reportage più succulento. La Bbc chiese scusa.

Quello di Venditti è solo l’ultimo schiaffo a una terra che, comunque, giorno dopo giorno, per non farsi mancare nulla, provvede in maniera molto efficiente ad autoflagellarsi. Ecco, forse questi insulti sono la diretta (e spesso meritata) conseguenza dei nostri comportamenti.

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Come cambierà l’ex Fiera di Pentimele: le idee, i rischi, e quei 30 milioni di euro che ballano in una zona “calda”

maggio 4, 2009

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da www.strill.it

Nel degrado da anni, quando, in realtà, per tanto tempo, ha rappresentato uno dei pochi polmoni verdi di Reggio Calabria: quel che resta della Fiera delle attività agrumarie di Pentimele, nella periferia nord della città, difficilmente può fare pensare al fatto che, in passato, quella stessa area ospitasse una prestigiosa fiera internazionale. Il complesso è da parecchi anni abbandonato al proprio destino: regnano incuria e sterpaglie, nonché lamiere e porte divelte e anche la recinzione muraria presenta diverse falle, facile accesso per chiunque volesse “colonizzare” la struttura.

Per quell’area, l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria ha in mente una riqualificazione, sdoganando la zona dall’antica destinazione d’uso. Il progetto, sul quale, probabilmente, sarebbe bene riflettere con attenzione, è particolare e ambizioso, ed è inserito all’interno del Piano triennale delle opere pubbliche 2009-2011: l’Amministrazione Comunale avrebbe infatti intenzione di riqualificare la zona attraverso la “realizzazione di strutture ad indirizzo sportivo-alberghiero e congressuale”.

Un investimento da 30 milioni di euro che, però, non graverebbe sul bilancio comunale: l’aspetto più particolare dell’idea è la volontà, da parte dell’Ente, di costruire l’opera in project financing.

Contattato telefonicamente, l’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica, spiega a strill.it le ragioni della scelta:

“Quella di riqualificare l’area dell’ex Fiera di Pentimele – dice – è una ferma volontà dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. L’attuale, vergognoso, stato di incuria in cui versa quella zona ci impone di fare qualcosa”.

In Italia il Project Financing è attuabile secondo quanto prescritto dalla normativa sui lavori pubblici. La legge di riferimento, la legge 109/1994, è stata sottoposta fino ad oggi una serie di modifiche. Il project financing è una metodologia rivolta al finanziamento di uno specifico progetto produttivo di un reddito autonomo e sufficiente a remunerare il capitale investito: in parole povere, il project financing è riservato alle opere che, una volta realizzate, saranno in grado di finanziarsi e di coprire i costi di progettazione e costruzione. In Italia, Il project financing (o finanza di progetto) ha trovato spazio specialmente nella realizzazione di opere di pubblica utilità. Il primo passo, per la realizzazione di un’opera tramite lo strumento del project financing, è la costituzione di una nuova società (Special Purpose Company) che avrà il compito di reperire i fondi necessari per costruire l’opera tramite azioni, fornite generalmente dai promotori e sponsor, che non dovranno superare l’ammontare del 15-20%, mentre il rimanente 80-85% da obbligazioni ottenute da un pool di banche.

La tecnica del project financing, verso la quale gli Enti guardano con crescente interesse, permette alle Pubbliche Amministrazioni di non sovraccaricare i propri bilanci con spese eccessive:

“La scelta di inserire il progetto nel Piano triennale delle opere pubbliche, approvato venti giorni fa dal Consiglio Comunale – spiega ancora l’assessore Sarica – ci permette di accelerare i tempi per la necessaria riqualificazione dell’area. In più – aggiunge – la scelta del project financing permetterà la realizzazione dell’opera senza spese eccessive per il Comune. In questo senso abbiamo già un precedente positivo, riguardante il porticciolo turistico di Catona (25 milioni di euro, ndi), per il quale, circa due mesi fa, è giunta una proposta”.

Come detto, però, la tecnica del project financing è, solitamente, adoperata per la costruzione di opere di pubblica utilità, quelle che si ripercuotono positivamente, e in maniera tangibile, sulla pelle dei cittadini: le operazioni effettuate seguendo gli schemi del project financing hanno prodotto cimiteri, parcheggi, tratti autostradali, scuole, ospedali, tunnel. La costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, per fare un esempio illustre, dovrebbe avvenire tramite project financing.

Carlo Sinatra, già responsabile dell’Associazione Italiana Giuristi di Impresa per la Lombardia e la Liguria, a tal proposito afferma:

“Appare evidente che ad esempio il settore dello smaltimento rifiuti, quello dell’energia, del petrolchimico, della telecomunicazione, dei trasporti e dei servizi, quest’ultimo inteso in senso lato, anche sotto il profilo delle infrastrutture in un contesto connesso alle privatizzazioni in atto nel sistema Italia, appaiono strutturalmente idonei a beneficiare di un sistema puro, di project financing”.

Ed effettivamente, consultando svariate statistiche in merito, non si può fare a meno di notare che i settori nei quali, in Italia, la tecnica del project financing viene utilizzata con maggiore frequenza sono quelli relativi all’arredo urbano e verde pubblico, ai parcheggi e ad acqua, gas, energia, e telecomunicazioni. Li chiamano opere di pubblica utilità: sono quelli che migliorano il traffico, l’aspetto e la funzionalità di una città e, di conseguenza, la vita dei cittadini che la abitano.

Resta da capire se un centro congressuale, che risponda alle ambizioni turistiche di Reggio Calabria, possa essere inteso come opera di pubblica utilità. Secondo l’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica, sì:

“Reggio Calabria negli anni, grazie all’operato della Giunta Scopelliti è cambiata molto, e ci proponiamo di cambiarla ancora, in senso positivo. L’implementazione di strutture ricettive e congressuali rende appetibile una realtà, adesso per di più nobilitata dal titolo di città metropolitana”.

A dire il vero l’idea di realizzare “strutture ad indirizzo sportivo-alberghiero e congressuale”, viene lanciata già nel passato: è il movimento “Forza Reggio” a farsene promotore. In un intervista di circa due anni fa (il 25 aprile 2007), in vista delle elezioni comunali a Reggio Calabria, Enzo Ricordo, esponente di “Forza Reggio” e candidato nei ranghi di Forza Italia, afferma:

“L’area dell’ex fiera di Pentimele deve accogliere un complesso turistico alberghiero. È bene non dimenticare che il Consiglio Comunale nel 2002 aveva approvato la nostra petizione popolare, la quale, sottoscritta da migliaia di cittadini, prevedeva di dotare la città di duemila e cinquecento nuovi posti letto”.

I rischi che la realizzazione dell’opera tira in ballo, in particolare, sono soprattuto due: il primo riguarderebbe l’ambiente e l’eventualità che l’area dell’ex Fiera possa essere ricoperta da una colata di cemento. Ma, d’altronde, in città, movimenti come Legambiente, che pure dovrebbero fare “opposizione”, non hanno mosso un dito nemmeno dopo l’abbattimento degli alberi, proprio nella zona in questione. Dall’altra parte, mettere sul piatto una cifra così alta per un’opera edile, in una città come Reggio Calabria, in una zona come Pentimele, appannaggio delle cosche, della famiglia Tegano, soprattutto, comporta, inevitabilmente, delle possibilità di infiltrazioni mafiose.

Insomma, l’investimento di 30 milioni di euro destinato per l’opera e riservato all’anno 2009, che però slitterà agli anni successivi se non dovesse giungere alcuna offerta, può far sorgere diverse, legittime, perplessità:

“La nostra idea – precisa Franco Sarica – è quella di svolgere le attività nella piena trasparenza, come, peraltro, è sempre avvenuto. Per quanto riguarda il progetto, è bene sottolineare che quanto scritto nel Piano delle opere pubbliche non è affatto vincolante: se una società, in futuro, dovesse presentare un progetto convincente per un’opera diversa da quella indicata, l’Amministrazione potrebbe prendere tutto in seria considerazione. Dal canto mio – conclude – la speranza è quella di salvaguardare anche l’ambiente, mantenendo vivo il polmone verde dell’area, magari tramite la costruzione di un porticciolo turistico”.

Trenta milioni di euro per un centro congressuale che dovrebbe sorgere grazie alla tecnica del project financing: quella dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria è, come detto, un’idea ambiziosa e particolare. Farà discutere, soprattutto qualora giungesse davvero una società vogliosa di realizzare qualcosa all’interno dell’area dell’ex fiera agrumaria; in quel momento il Comune dovrà valutare i cosiddetti “pro e contro”: l’effettiva pubblica utilità di un centro congressuale a Pentimele, il rischio, assolutamente da scongiurare, di una cementificazione della zona, i possibili, ancorché probabili, tentativi di infiltrazioni delle cosche in una parte della città in cui il predominio mafioso è innegabile. Fino a quel momento, come sottolineato anche dall’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica si resterà “nella fase delle idee”.

E se il ponte sullo Stretto fosse un crack finanziario?

marzo 19, 2009

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da www.strill.it

Parliamo del Ponte sullo Stretto di Messina. Ma lasciamo perdere le sicure infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e lasciamo perdere i probabili danni all’ambiente che l’opera potrebbe arrecare.

In fondo, la mafia (o la ‘ndrangheta) non esiste, è solo un’invenzione dei comunisti. E poi, a chi volete che interessino le rotte dei delfini o il dissesto geologico?

Parliamo di soldi. I soldi esistono, non li hanno inventati i comunisti e, soprattutto, i soldi interessano a tutti.

Dal 1981 c’è una società pubblica responsabile della progettazione, costruzione e gestione del Ponte sullo Stretto, è la Stretto di Messina SpA. La Stretto di Messina SpA ha anche rischiato di sciogliersi, ma, nell’ottobre del 2007, è stata salvata dal voto dei parlamentari dell’Italia dei Valori che si sono opposti allo scioglimento. L’Amministratore delegato della Stretto di Messina SpA è Pietro Ciucci, presidente di Anas, la società che gestisce le autostrade italiane.

Anche la A3, Salerno-Reggio Calabria.

Può sembrare una precisazione inutile, ma tra poco vedremo che non è così.

Ritorniamo a parlare di soldi: il Ponte sullo Stretto di Messina costerà 6 miliardi di euro, 2,5 miliardi saranno messi sul tavolo dalla Stretto di Messina SpA; circa due settimane fa sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro, in seguito al via libera all’impegno delle risorse arrivato dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. Gli altri 3,5 miliardi dovranno essere reperiti sul mercato finanziario attraverso prestiti o obbligazioni. Una volta costruito e inaugurato il Ponte, tali debiti verranno coperti attraverso gli incassi che il Ponte riuscirà ad accumulare. Il Ponte, insomma, dovrà autofinanziarsi. Dovrà essere costruito con dei soldi che, in futuro, dovranno essere restituiti a chi li ha concessi.

Va bene. Ma se il Ponte si dovesse rivelare un “gioco a perdere”?

Nessun ragionamento finanziario, ma, semplicemente, logico. Il traffico di automobili e camion rappresenta la parte più consistente dei flussi dello Stretto di Messina: i mezzi pesanti partono da Messina alla volta delle più disparate destinazioni. Ma, c’è da chiedersi, una volta giunti a Reggio Calabria, cosa si fa? Le condizioni della A3 sono imbarazzanti, perché un autotrasportatore dovrebbe affrontare un viaggio lungo (esistono numerosi tratti dell’autostrada in cui il traffico procede su un’unica corsia) e costoso?

E’ vero, prima o poi i lavori di ammodernamento della A3 finiranno (e sulla data della fine dei lavori, Pietro Ciucci, che è presidente di Anas, dovrebbe conoscere le cose meglio di chiunque altro) ma è anche vero che i tempi e i costi del viaggio saranno sempre troppo elevati. Poco convenienti.

Poco convenienti perché, per esempio, proprio da Messina esistono delle navi che trasportano mezzi colmi di merci a Salerno e a Civitavecchia. Da quel punto d’Italia la distribuzione dei carichi sarà molto più veloce ed economica. E infatti, il trasporto marittimo, più veloce e meno costoso, in pochi anni è cresciuto in maniera esponenziale.

Insomma, perchè un autotrasportatore dovrebbe percorrere il ponte sullo Stretto, affrontando poi l’inferno della A3 Salerno-Reggio Calabria, quando, invece, tramite il trasporto marittimo potrebbe risparmiare tempo e quattrini?

Infatti, già adesso, a dispetto delle stime effettuate dalla Stretto di Messina SpA, i traffici sullo Stretto sono in caduta libera. La Stretto di Messina SpA sembra aver sbagliato anche i calcoli sui tempi di realizzazione dell’opera. Calcoli teorici, si intende, perchè un’opera del genere non è mai stata costruita, quindi non è possibile fare alcun tipo di paragone. Ad ogni modo, si sa, più tempo si impiega a costruire qualcosa, più si spende, più i cantieri restano aperti, più i costi si alzano.

Continuiamo a parlare di soldi, ma facciamolo sotto un altro punto di vista: il ponte costa tanti quattrini che, per oltre la metà, dovranno essere racimolati attraverso dei prestiti. Più il ponte sarà utilizzato, più si rivelerà un investimento azzeccato, prima sarà possibile estinguere i debiti contratti.

Ma se il ponte, invece, non riuscisse a sostenersi economicamente? Quando un’attività economica o commerciale non riesce a far i soldi necessari per “vivere” viene dichiarata fallita dai proprietari e la bottega si chiude.

Ma il ponte non è una pizzeria. E nemmeno un negozio di abbigliamento.

C’è una clausola nel contratto tra Stato e Stretto di Messina Spa: quest’ultima avrà in gestione, per trent’anni il Ponte sullo Stretto, al termine dei trent’anni, qualora non si sia riusciti a coprire i costi di realizzazione attraverso i pedaggi, la somma restante, fino a un massimo del 50% del costo di investimento, sarà coperta dallo Stato.

Dai cittadini. Si rischia, in buona sostanza, di caricare le generazioni future di un debito per un’opera che, magari, tra trent’anni nessuno vorrà.

Il Ponte, così come è stato pensato avrà una portata di 600 automobili ogni ora e di 200 treni al giorno. Ma se, invece, dovesse rimanere “deserto”?

E’ vero, nella peggiore delle ipotesi lo Stato appianerà i debiti, ma, anche in questo caso, c’è un ultimo interrogativo: se davvero dovesse verificarsi tale ipotesi, tra trent’anni, quando la Stretto di Messina SpA vedrà finire la propria concessione, chi sarà disposto a succedere alla società nella gestione di un’opera che si è rivelata un investimento fallimentare?

Chi avrà voglia di ripescare l’opera e la sua gestione da un eventuale crack finanziario?

Il Pilone a un privato: l’ultima sconfitta della politica

febbraio 9, 2009

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da www.strill.it

E’ solo l’ultima sorpresa di una terra, la Calabria, che sforna, giorno dopo giorno, situazioni improbabili e grottesche. Il Pilone di Villa San Giovanni passa nelle mani di un privato cittadino che lo ha acquistato, lo scorso 16 gennaio, dall’Enel.  Un concorso di colpa tra varie componenti: è solo l’ultima sconfitta, in ordine temporale, della politica locale.

Il Pilone è un traliccio che, per anni, tramite dei cavi, trasferisce e riceve l’energia elettrica, mettendo in collegamento Calabria e Sicilia. Poi, una decina di anni fa, viene dismesso, venendo sostituito da una condotta subacquea, che evita che i fili pendano sullo Stretto: l’unico vero collegamento tra Calabria e Sicilia perde così la sua funzione originaria, mantenendo, però, un alto significato sociale e culturale.  

Giancarlo Melito è il sindaco di Villa San Giovanni da circa otto mesi: ha trionfato con largo margine sugli avversari, dopo essere stato vicesindaco nella precedente Amministrazione, guidata da Rocco Cassone. Melito, da amministratore locale, non riesce a mandare giù la cessione del Pilone da parte dell’Enel a un privato cittadino, senza che il Comune di Villa San Giovanni, sul cui territorio si trova l’infrastruttura, sia stato adeguatamente informato.

“I due Piloni che si affacciano sullo Stretto non sono dei normali tralicci, non sono dei normali pezzi di ferro, ma, col tempo, sono diventati una sorta di patrimonio che si è integrato perfettamente nel contesto del territorio. Senza il Pilone non riusciremmo a immaginarci lo Stretto di Messina”.

Se dovessimo ripercorrere la storia del Pilone e degli Enti, da dove partiremmo?

“Circa dieci anni fa ci fu un primo approccio con la Provincia del Presidente Calabrò, per l’acquisto, tramite una cifra simbolica, del Pilone. L’Enel, di fatto, non voleva più sostenere i costi di manutenzione per un’opera che non forniva più il servizio originario e questo vale anche per l’omologo siciliano. Dieci anni fa, dunque, fu tentata una valorizzazione senza procedere all’acquisto, tramite l’installazione di un’illuminazione che, a basso costo, creasse un abbellimento sullo Stretto. Il Presidente Calabrò, dunque, prestò attenzione all’infrastruttura, senza però acquistarla. Probabilmente, ai tempi, non si potevano affrontare i costi di manutenzione”.

Uscendo dalla storia e arrivando alla cronaca, invece, cosa accade?

“Accade una cosa strana perché prima apprendo sui giornali della vendita del Pilone e poi, dall’Enel, arriva una nota di tre righe con la quale si annuncia all’Amministrazione che il Pilone e tutta la sua area sono stati ceduti a una privata cittadina;questo, ovviamente, ci ha sorpreso moltissimo, proprio per il significato storico e culturale dell’infrastruttura, di cui abbiamo parlato prima”.

E’ stato un fulmine a ciel sereno?

“Noi avevamo avuto un’interlocuzione con il presidente della Provincia Giuseppe Morabito, al fine di concordare un percorso comune. Avevamo ricevuto delle garanzie per quanto riguarda l’acquisto, in modo tale da poter inserire dei paletti sulla compravendita o per avere la futura gestione dell’infrastruttura. Questo non è avvenuto: la dirigenza generale dell’Enel, pur sapendo che l’opera ricade sul comune di Villa San Giovanni, non ha inoltrato alcun invito all’Ente”.

Quindi non eravate al corrente di nulla. La Provincia, invece, sapeva della trattativa col privato cittadino che poi ha acquistato il Pilone?

“Io so che la Provincia era al corrente della trattativa, però non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione né verbale, né telefonica, né scritta per partecipare alla contrattazione. Dal canto suo, l’Enel non ci informa di nulla, pur sapendo che la potestà su quel territorio compete al Comune di Villa San Giovanni e non alla Provincia di Reggio Calabria che è un Ente superiore”.

Insomma, non siete stati informati, ma pensavate che “il paracadute” lo aprisse la Provincia.

“Certamente. Il Comune, in questa vicenda, è diventato, di fatto, un soggetto trasportato, dato che i contatti sono avvenuti solo tra Enel e Provincia. Non abbiamo preso il pallino in mano perché avevamo ricevuto rassicurazioni sul fatto che saremmo stati un soggetto attivo nella questione. Questo poi non è accaduto e me ne duole molto”.

Se il pallino non era nelle vostre mani, dalle mani di chi è sfuggito, allora?

“La Provincia ha tenuto in mano il pallino ma, evidentemente, ha valutato come insostenibile la gestione economico-finanziaria dell’opera. Certamente, però, avrebbe potuto chiedere collaborazione a noi. Noi non volevamo essere l’unico soggetto in causa, volevamo un tavolo di concertazione e non volevamo essere scavalcati, come poi è avvenuto. Tra l’altro, predisponendo una convenzione adeguata, si poteva già da subito creare le premesse perché la gestione potesse di fatto consentire un autofinanziamento, sfruttando l’immagine e con essa il ritorno economico che il Pilone potrebbe avere dal punto di vista pubblicitario e delle attività produttive in genere”.

Il pilone siciliano è stato donato dall’Enel al Comune di Messina. Perché qui non è stato possibile fare lo stesso?

“Come detto, dieci anni fa c’era stata la possibilità di una donazione. La mia lamentela va nei confronti della direzione generale dell’Enel che ha sottovalutato la valenza dell’infrastruttura. Non solo i vertici locali, ma anche quelli nazionali dell’Enel devono capire che i rapporti con gli Enti vanno mantenuti”.

E la politica?

“Noi abbiamo acquistato diversi immobili dismessi da altri Enti: l’ex Isa, dove sorgerà un centro direzionale, l’ex Finanza di Cannitello, dove sorgerà un museo del mare. Non siamo stati messi in condizione, da parte della politica, di fare lo stesso con il Pilone. Il presidente della Provincia, Morabito, ha fatto una valutazione esclusivamente economica, noi, invece, avremmo fatto una valutazione non solo economica, ma anche storica e sociale del manufatto. Il presidente della Provincia ha messo troppa sufficienza nella questione, con la sua scelta ha dimostrato di sottovalutare la vicenda. Insomma ha deciso qualcun altro per noi: questo mi amareggia e, nello stesso tempo, mi insospettisce perché non ho capito tutta questa velocità nel vendere il Pilone”.

Comunque sia ormai la cessione è avvenuta. L’Amministrazione ha in mente qualche mossa?

“Dal punto di vista della tutela legale dell’Ente vogliamo fare degli accertamenti. Vogliamo verificare se sussista un meccanismo che difenda l’Amministrazione nella ipotesi di prelazione dell’acquisto. Vogliamo tutelare il nostro territorio e vedere se esistono gli estremi per l’invalidazione della gara d’acquisto, dato che non abbiamo ricevuto alcun avviso di prelazione. Tengo a precisare che l’azione del nostro ufficio legale non va contro il privato che ha acquistato il Pilone, ma il problema principale è che siamo stati estromessi dalla vicenda”.

Sindaco, lei cosa sa sul prezzo d’acquisto del Pilone?

“Ci sono voci contrastanti: alcune parlano di costi abbastanza bassi, trenta, cinquanta o duecentomila euro, per l’acquisto, ma di spese per la manutenzione che si aggirerebbero sul milione di euro ogni due anni. Voglio però mettere un punto preciso sulla questione: comunque l’utilizzo va condiviso con l’Amministrazione Comunale”.

Anche perché il privato cittadino che ha acquistato il Pilone, teoricamente, potrebbe anche smontarlo…

“Certamente. Questa è una nostra preoccupazione: mi riferisco al pensiero che l’acquisto sia funzionale a una futura vendita. Mi auguro ovviamente che questa sciagurata ipotesi non avvenga, sarebbe un grave danno per danno per la città, per lo Stretto, per tutta l’area. Quella zona, comunque, sarà inserita all’interno di un Piano Regolatore, quindi qualsiasi azione verrà regolamentata attraverso il nostro piano strutturale comunale, in modo tale da avere un controllo sull’utilizzo. Noi, comunque, vogliamo partecipare alla valorizzazione del Pilone, tramite un concorso di idee con il privato acquirente. L’idea sarebbe anche quella di un coinvolgimento ad ampio raggio tramite internet, per la valorizzazione del nostro comprensorio”.

Insomma, il Pilone non ha prezzo.

“Il Pilone non ha prezzo. Per noi non è un capolavoro d’arte, ma per la sua storia e per il collegamento che ha rappresentato per cinquant’anni tra le due sponde ha assunto una valenza davvero significativa. E’ un patrimonio nostro e lotteremo per far valere i nostri diritti. Noi manteniamo tuttora rapporti istituzionali con l’isola, ma il Pilone è stata l’unica vera ‘stretta di mano’ tra Calabria e Sicilia”.