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San Franco Tricoli

ottobre 19, 2008

Franco Tricoli non si pente: lo dice ad Attilio Bolzoni per www.repubblica.it

Come Roberto Benigni in Johnny Stecchino.

Sì, solo che l’ingenuo Dante, sosia del mafioso Johnny Stecchino, equivocando un discorso molto più complicato, non si pentiva di aver rubato una banana presso l’ortolano Nicola Travaglia.

Franco Tricoli, ex procuratore capo di Crotone, non si pente di essere diventato, tramite un trust, “il garante dei beni” (come vuole essere chiamato) di Raffaele Vrenna, ex presidente del Crotone calcio, ex presidente di Confindustria Crotone, ex vicepresidente regionale di Confindustria, condannato in primo grado per mafia. No Franco Tricoli, che dal primo giorno di pensione si è stretto in un tenero abbraccio professionale col Vrenna, non si pente; d’altronde, durante la propria attività presso la Procura della Repubblica di Crotone ha avuto, per tanti anni, come segretaria, la moglie di Raffaele Vrenna, Patrizia Comito.

Tutto mentre, nella stanza accanto, un sostituto procuratore indagava proprio sul Vrenna…

Ma Franco Tricoli, come Roberto Benigni, non si pente. Eh già, lui è un benefattore, lui cura gli interessi di Raffaele Vrenna solo per salvare 700 posto di lavoro.

Come può pentirsi!?!

700 posti di lavoro! Mica cazzi!

Secondo questo ragionamento, i boss di mafia, ‘ndrangheta, camorra, che di posti di lavoro ne danno molti di più, sono degli ottimi sindacalisti.

No, Franco Tricoli, che è un benefattore, non si pente, si tiene ben stretta la vigilanza accordatagli dal Prefetto, però poi contesta la decisione, della stessa Prefettura, di revocare il certificato antimafia alle società che gestisce per conto terzi.

Il terzo in questione è il “sindacalista” Raffaele Vrenna.

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Confindustria smemorata

settembre 6, 2008

Nel 2008 sono stati radiati 92 imprenditori calabresi dall’elenco di Confindustria, ed il 60 percento di questi apparteneva alla confederazione reggina, essendo venuti meno i requisiti essenziali previsti dal codice etico. I parametri utilizzati per eliminare dall’albo di Confindustria i 92 ex soci, sono i seguenti: ritiro dei certificati antimafia, segnalazioni delle Prefetture e delle Procure distrettuali antimafia, condanne penali definitive.

Un dato inquietante, mitigato dalla scelta, ampiamente condivisibile, presa dall’organo presieduto da Umberto De Rose.

Significa che, finalmente, l’associazione degli imprenditori calabresi vuole tentare di voltare pagina, dopo essere stata accusata, più volte, di un certo lassismo, o disinteresse, fate voi, nella lotta antimafia, a differenza di Confindustria Sicilia, dove Ivan Lo Bello sta facendo un gran lavoro.

Eh sì perchè devo ricordare a me stesso, come dicono gli avvocati bravi, che Confindustria Calabria, che adesso espelle i soci che non si uniformano al codice etico, è lo stesso organo che ha avuto per anni Raffaele Vrenna come suo vicepresidente; Vrenna è stato anche presidente di Confindustria Crotone, ma si è dimesso, da entrambi gli incarichi nello scorso mese di giugno, allorquando è stato condannato, in primo grado, a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e falso.

Questo blog si è già occupato di Raffaele Vrenna, ex presidente del Crotone Calcio, per la torbida (ma qualcuno la pensa diversamente) vicenda che ha per protagonisti Vrenna, appunto, e l’ex procuratore capo di Catanzaro, Franco Tricoli. I fatti li potete leggere qui.

Tornando a Confindustria, c’è da dire che, impegnati nell’ottima presa di posizione, da via Lombardi a Catanzaro, hanno dimenticato di rimuovere il nome del condannato Vrenna da alcune sezioni del proprio sito ufficiale.

Consultando www.confindustria.calabria.it Raffaele Vrenna risulta essere, ancora, vicepresidente vicario di Confindustria Calabria, membro del Consiglio Direttivo, della Giunta Regionale, nonchè Presidente di Confindustria Crotone.

Dimenticanze.