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Il rosso e il nero

luglio 26, 2009

paoloborsellino

C’è il rosso dell’agenda di Paolo Borsellino. Quell’agenda scomparsa, sicuramente sottratta, dal luogo della strage di via D’Amelio, avvenuta il 19 luglio del 1992, a Palermo. L’agenda che Paolo Borsellino portava sempre con sè, l’agenda che, probabilmente, racchiudeva segreti che, per dirla con Dante, avrebbero fatto tremare le vene ai polsi a tante persone.

E poi c’è il nero. Il nero dell’oscurità: un’oscurità che avvolge il passato, il presente e che, per quanto mi riguarda, avvolgerà anche il futuro.

Il mio inguaribile pessimismo mi suggerisce infatti che sia molto, molto, improbabile che si possa arrivare a una verità dei fatti, l’unica che io riesca ad accettare, sulle stragi del 1992 e sulla presunta trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra.

Non ho fiducia perchè vedo che, a distanza di 17 anni, nonostante la tragicità di quelle vicende, nonostante l’immensa importanza di scoprire una verità che in primis concederebbe la meritata giustizia alle vittime di quegli eccidi, ma che, soprattutto, aprirebbe nuovi scenari nel nostro Paese, il modus operandi di protagonisti diretti e indiretti sembra dettato principalmente da due verbi: insabbiare e strumentalizzare.

Insabbia il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, accusato da alcuni individui di conoscere l’esistenza del presunto patto tra Stato e Cosa Nostra. Mancino nega con forza di aver incontrato Paolo Borsellino, a poco più di due settimane dalla strage di via d’Amelio, il primo di luglio del 1992, giorno del suo insediamento come Ministro dell’Interno, salvo poi ritrattare e concedere il beneficio del dubbio quando un altro magistrato, Giuseppe Ayala, colui il quale condusse l’accusa nel maxiprocesso alla Cupola, afferma di aver appreso proprio dallo stesso Mancino di un incontro informale con Paolo Borsellino.

Mancino rimane vago:

“Ayala afferma ciò che io non ho mai escluso e, cioè, che è stato possibile avere stretto, fra le tantissime mani, anche quella del giudice Borsellino, il giorno del mio insediamento al Viminale”.

Nel mio mondo ideale un vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto e di ogni chiacchiera, anche strumentale.

Ma torniamo a noi.

Insabbia Totò Riina, e mi piace di più chiamarlo “u curtu”, rispetto a “Il capo dei capi”. Riina insabbia perchè tenta di far credere di sapere determinate cose sulla strage di via D’Amelio, ma soprattutto, di volerle dire.

Ma, la domanda sorge spontanea: se, come dice Riina, Paolo Borsellino è stato assassinato dallo Stato, piuttosto che dalla mafia, come potrebbe conoscere i nomi dei mandanti se tutto è avvenuto fuori da Cosa Nostra? Quelle di Riina sono frasi false, che cercherebbero di celare ulteriormente la verità, nella speranza di ricattare qualche colletto bianco pauroso di essere tirato in ballo, oppure, nella migliore delle ipotesi, sterili a prescindere, per stessa ammissione di Totò u curtu.

Insabbiare e strumentalizzare.

Strumentalizza Luciano Violante, ex magistrato, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia che, a distanza di tanti anni, sente l’irrefrenabile voglia di parlare della trattativa tra Stato e Cosa Nostra e incontra i magistrati siciliani, salvo poi lamentarsi, dopo l’audizione di una fuga di notizie sui contenuti dell’incontro, incassando, udite udite, la solidarietà di alcuni esponenti del Popolo della Libertà.

L’unica cosa vera è che tramite questi due verbi, insabbiare e strumentalizzare, non si arriverà di certo alla verità. Ma Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, da tempo si dice sicuro che il giudice sia stato assassinato perchè, da persona onesta quale era, si era rifiutato di stare al gioco delle parti e delle trattative.

Vuoi vedere che la verità sta proprio in questa congettura?

Applausi bipartisan

aprile 30, 2009

applausi

Sono illuso ad averci solo pensato: dopo tante leggi inutili, discutibili e/o pessime, questo centrodestra stava elaborando, finalmente, una proposta di legge seria, severa e giustamente repressiva.

Ma ognuno di noi può convincere gli altri di essere cambiato, ma mai sè stesso. Alla fine, dunque (e purtroppo), la vera natura affiora sempre.

Con un colpo di coda nella notte in seno alla Commissione Giustizia e Affari Costituzionali della Camera viene cancellato l’obbligo per l’imprenditore titolare di appalti pubblici di denunciare un’estorsione pena la perdita della commessa e l’interdizione dalle gare per tre anni.

Le opere pubbliche, dalle autostrade alla sanità, passando per le scuole, vengono costruite con vergognosa lentezza e, come accaduto in Abruzzo, si sgretolano alla prima scossa di terremoto. Senza contare, inoltre, l’impatto negativo che il racket ha su un’economia già fragile come quella italiana, precisamente nelle zone del Meridione.

Sostenuta dalle associazioni antiracket e dalla Procura Nazionale Antimafia, quella che si stava elaborando, era una proposta severa, ma, purtroppo, necessaria.

Non per tutti.

I responsabili sono tre pidiellini: Manlio Contento, avvocato, ex membro di Alleanza Nazionale, già Sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze; Francesco Paolo Sisto, ex forzista, anch’egli avvocato, eminente professore universitario; Jole Santelli, avvocato ovviamente, calabrese, anch’ella ex di Forza Italia.

Cosa accade?

Accade che Contento, Sisto e Santelli reputano la misura estremamente repressiva e, addirittura, incostituzionale. Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, accoglie le istanze dei tre deputati e la norma viene emendata.

Infuriati il Ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, e il sottosegretario del Viminale, Alfredo Mantovano, ex magistrato ed ex di Alleanza nazionale, gli unici a difendere la bontà della norma inserita nel pacchetto sicurezza.

E al pasticcio, vuoi per invidia, vuoi per incapacità, partecipa anche la minoranza: al momento del voto, in aula, Partito democratico e Italia dei valori vanno via per protesta. Se avessero votato contro, come una vera opposizione dovrebbe fare, invece di dare vita a una delle solite scenette, con il voto contrario della Lega nord, forse, la proposta di legge non sarebbe stata cancellata.

Come si dice in questi casi? “Grazie alla proficua collaborazione tra….”

Applausi ambo ai lati.